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sabato 26 settembre 2020
 
il dibattito
 

«Così con il Mes la Grecia è finita ko. Il rischio per l'Italia? Tutto da vedere»

18/04/2020  Intervista a Jacopo Brogi, autore del docufilm “Laboratorio Grecia” sulla crisi del Paese ellenico “commissariato” dalla Troika e sul Fondo “Salva Stati” lanciato all’epoca per gestire la situazione e di cui si riparla oggi per i Paesi, come il nostro, indebitati e colpiti dal coronavirus: «Per l’Italia tutto dipende dalle decisioni che saranno prese al Consiglio europeo del 23 aprile ma il rischio c’è. La Grecia è stata spogliata della sua sovranità politica ed economica»

La cover del docu-film "Laboratorio Grecia" visibile su YouTube
La cover del docu-film "Laboratorio Grecia" visibile su YouTube

Covid19. Per mesi questa sigla ha dominato i nostri pensieri e i nostri discorsi. Poi ne è spuntata un’altra, non meno minacciosa: Mes. Dalla medicina alla finanza, il sentimento di angoscia e oppressione non è cambiato. Anche perché non sapevamo di preciso che cosa fosse quel Covid19 e allo stesso modo non sappiamo di preciso che cosa sia questo Mes, ovvero Meccanismo Europeo di Stabilità (detto anche Fondo salva-Stati). Anche perché di Mes ora ce ne sono due. Quello “normale”, pieno di condizioni che possono anche essere capestri, e quello “dietetico” che, secondo le ultime decisioni in ambito europeo, dovrebbe fornire all’Italia 36 miliardi di euro da spendere nella sanità messa a così dura prova dal virus e da precedenti anni di tagli e risparmi. È così semplice? No. Per tante ragioni. Sembra infatti che per restituire questi soldi avremmo due anni di tempo, e poi spunterebbero qua e là i soliti capestri.

E in ogni caso, per rilanciare poi l’economia italiana e quella europea occorrerebbero ben altri soldi. Quelli che dovrebbero trovarsi nel Recovery Fund (appunto, Fondo per la ripresa) che dovrebbe dotarsi di 500 miliardi a che avrebbe, lui sì, un sacco di condizioni e di trabocchetti. Una sola cosa è certa: il 23 aprile si riunirà il Consiglio europeo in cui capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Unione Europea decideranno, appunto, come funzioneranno il Mes dietetico e il Recovery Fund. Ovvero, quali saranno le clausole che l’Italia sarà chiamata prima a trattare e poi a sottoscrivere. Lì si capirà che fine faremo. Prima di firmare, insomma, sarà opportuno leggere bene le clausole scritte in piccolo in fondo alla pagina. Perché nessuno regala i miliardi, tanto meno i Paesi “frugali” del Nord Europa che li hanno accumulati lavorando, risparmiando e amministrando con oculatezza.

E se qualcuno vuol capire che cosa può succedere quando si firmano le carte sbagliate, può dare un’occhiata a “Laboratorio Grecia”, il docu-film scritto e diretto da Jacopo Brogi e realizzato dalla redazione di Come Don Chisciotte, sito internet di controinformazione e dal collettivo di fotoreporter Vox Populi. Interamente autofinanziata con una lavorazione durata cinque anni, la pellicola racconta la vicenda della Grecia dall’autunno del 2009, quando il primo ministro George Papandreou rivelò che i bilanci nazionali erano stati truccati dal precedente Governo, e per tutti gli anni in cui i prestiti europei e internazionali, legati appunto a condizioni ferree, sottoposero il popolo greco a un’inaudita stagione di sacrifici e sofferenze. Ne parliamo con Jacopo Brogi, autore della sceneggiatura e regista del film, disponibile su YouTube a questo link

I senatori della Lega protestano in Aula contro il MES il 6 febbraio scorso (Ansa)
I senatori della Lega protestano in Aula contro il MES il 6 febbraio scorso (Ansa)

Com’è nata l’idea di questo film, che cosa vi ha spinti a realizzarlo?

«Noi venivamo da un precedente documentario, intitolato Lasciateci fare – Volume Uno e dedicato alle teorie del liberismo economico da Adam Smith al crollo della Lehman Brothers nel 2008, con la conseguente crisi finanziaria mondiale. La vicenda della Grecia doveva appunto essere il Volume Due di quella storia. In particolare, volevamo capire come un Paese grande dal punto di vista storico e culturale ma piccolo in termini economici avesse potuto essere considerato una minaccia alla stabilità dell’intera Europa».

Potete dire, a film finito, di aver capito?

«Be’, non siamo presuntuosi. Possiamo dire che abbiamo ricercato, abbiamo studiato, abbiamo lavorato su migliaia di documenti, compresi quelli della commissione parlamentare istituita dal Parlamento greco nel 2015. E poi abbiamo aggiunto il lavoro sul campo, centinaia di interviste a semplici cittadini come a politici, accademici, industriali greci. Ovviamente abbiamo una nostra tesi, appoggiata però a dati che parlano chiaro: una classe media quasi estinta, un sistema produttivo ormai quasi del tutto controllato dall’estero, un debito pubblico che allo scoppiare della crisi, nel 2009, era del 126,7% e dieci anni dopo era diventato del 182%, una disoccupazione che si è attestata al 16% dopo aver toccato anche il 25%. Questi sono gli effetti sortiti dalla cura».

Le vicende del Mes e quelle della Grecia sono strettamente legate. Il 2 maggio del 2010 i Paesi dell’euro e il Fondo Monetario Internazionale concessero un primo prestito (110 miliardi di euro) ad Atene con condizioni durissime e pochi giorni dopo l’Unione Europea varò il Mes, il Fondo salva-Stati che gestirà poi il prosieguo della crisi. Ora tocca all’Italia, pare, chiedere soldi all’Europa. C’è un nesso tra ciò che successe alla Grecia e ciò che potrebbe succedere a noi?

«Il Mes è entrato nella vicenda greca in modo pesante almeno due volte. Nel 2011 quando impone ai creditori privati del debito pubblico greco di partecipare al salvataggio del Paese, con un taglio dei crediti superiore al 50%. Quella fu la premessa per il secondo piano europeo con aiuti per 130 miliardi, arrivati l’anno dopo, ma fu una botta durissima per la società imprenditoriale greca. E poi nel 2015, quando il referendum spinse il 61% dei greci a dire no ai piani di austerity imposti dall’Europa ma il premier Tsipras decise di accettarli ugualmente, disconoscendo il voto popolare, in cambio di un terzo piano di aiuti da 86 miliardi. Alla fine di questo processo, avendo concordato di sottoporre alla Troika (Banca centrale europea, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale, ndr) tutti i progetti legislativi e di sviluppo economico di rilievo e di privatizzare in pratica l’intera struttura produttiva del Paese, la Grecia è stata espropriata della propria sovranità, politica ed economica. Per l’Italia tutto dipende dalle decisioni che saranno prese nei prossimi giorni, ma il rischio c’è».

Per girare il film avete dovuto immergervi in modo drammatico nella società greca stravolta dalla crisi. Che cosa ti ha colpito di più?

«C’è una sintonia quasi istintiva tra greci e italiani. E quindi era facile incontrare le persone, farsi raccontare, entrare nelle case. Noi abbiamo fatto molti viaggi, avanti e indietro, e quello che ti colpiva era incontrare di nuovo certe persone e vedere come in poco tempo era cambiata la loro vita. Gente che in pochissimo tempo perdeva quasi tutto e diventava povera, o doveva adattarsi a fare qualunque cosa per tirare avanti. Sessantenni in lacrime perché, per sopravvivere, dovevano sfruttare la pensione degli anziani genitori. Una grande dignità ferita a morte».

Che cosa ha più contribuito a tenere insieme questa società stravolta dalle difficoltà?

«Senz’altro la famiglia e il valore che il popolo greco le ha sempre attribuito. La famiglia come ammortizzatore sociale, capace di offrire quelle garanzie economiche che lo Stato non era più in grado di dare, ma anche come collante tra le persone, come stabilizzatore delle relazioni sociali. Per questo, anche da noi, bisognerebbe curare di più questa cellula fondamentale della società. Se la competizione economica dovesse prevalere e questo tratto di umanità dovesse venir meno, sparirebbero anche la carità e la solidarietà. E questo non possiamo proprio permettercelo».

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