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mercoledì 23 settembre 2020
 
Il Papa
 

«Le difficoltà di questo tempo ci facciano scoprire l'unità fra noi»

14/04/2020  Francesco a Santa Marta ricorda che «la comunione sempre è superiore ad ogni divisione» ed esalta Maria Maddalena: «Icona di fedeltà perché resta fedele davanti all’impossibile e alla tragedia del sepolcro»

È il martedì dell’Ottava di Pasqua e papa Francesco nella Messa a Santa Marta prega «perché il Signore ci dia la grazia dell’unità fra noi. Che le difficoltà di questo tempo ci facciano scoprire la comunione fra noi, l’unità che sempre è superiore ad ogni divisione».

Nell’omelia, riportata da Vatican News, Francesco commenta la prima lettura, un brano tratto dagli Atti degli Apostoli (At 2, 36-41), in cui Pietro annuncia apertamente ai giudei che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che loro hanno crocifisso: a queste parole molti si sentono trafiggere il cuore e si convertono. Convertirsi, spiega il Pontefice, è tornare ad essere fedeli, un atteggiamento umano che non è tanto comune nella nostra vita: la fedeltà nei tempi buoni e nei tempi brutti. Fedeltà anche nell’insicurezza. Poi si sofferma sul Vangelo odierno (Gv 20, 11-18) in cui Gesù risorto appare a Maria di Magdala, in lacrime vicino al sepolcro. «La predicazione di Pietro, il giorno di Pentecoste, trafigge il cuore della gente: “Quello che voi avete crocifisso è risorto”. “All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare?”. E Pietro è chiaro: “Convertitevi. Convertitevi. Cambiare vita. Voi che avete ricevuto la promessa di Dio e voi che vi siete allontanati dalla Legge di Dio, da tante cose vostre, tra idoli, tante cose… convertitevi. Tornate alla fedeltà”. Convertirsi è questo: tornare a essere fedeli», dice il Papa, «La fedeltà, quell’atteggiamento umano che non è tanto comune nella vita della gente, nella nostra vita. Sempre ci sono delle illusioni che attirano l’attenzione e tante volte noi vogliamo andare dietro queste illusioni. La fedeltà: nei tempi buoni e nei tempi brutti». C’è un passo, sottolinea Bergoglio, «del Secondo Libro delle Cronache che mi colpisce tanto. È nel capitolo XII, all’inizio. “Quando il regno fu consolidato – dice – il re Roboamo si sentì sicuro e si allontanò dalla legge del Signore e tutto Israele lo seguì” (cf. 2 Cron. 12,1). Così dice la Bibbia. È un fatto storico, ma è un fatto universale. Tante volte, quando noi ci sentiamo sicuri, incominciamo a fare i nostri progetti e ci allontaniamo lentamente dal Signore; non rimaniamo nella fedeltà. E la sicurezza mia non è quella che mi dà il Signore. È un idolo. È questo ciò che è accaduto a Roboamo e al popolo di Israele. Si sentì sicuro - regno consolidato - si allontanò dalla legge e incominciò a rendere culto agli idoli. Sì, possiamo dire: “Padre, io non mi inginocchio davanti gli idoli”. No, forse non ti inginocchi, ma che tu li cerchi e tante volte nel tuo cuore adori gli idoli, è vero. Tante volte. La propria sicurezza apre la porta agli idoli. Ma è cattiva la propria sicurezza? No, è una grazia. Essere sicuro, ma essere sicuro anche che il Signore è con me. Ma quando c’è la sicurezza e io al centro, mi allontano dal Signore, come il re Roboamo, divento infedele. È tanto difficile conservare la fedeltà. Tutta la storia di Israele, e poi tutta la storia della Chiesa, è piena di infedeltà. Piena. Piena di egoismi, di proprie sicurezze che fanno che il popolo di Dio si allontani dal Signore, perda quella fedeltà, la grazia della fedeltà. E anche fra noi, fra le persone, la fedeltà non è una virtù a buon mercato, certamente. Uno non è fedele all’altro, all’altro».

«Maria di Magdala icona di fedeltà»

E nel Vangelo, prosegue Francesco, c’è «l’icona della fedeltà: quella donna fedele che non aveva dimenticato mai tutto quello che il Signore aveva fatto per lei. Era lì, fedele, davanti all’impossibile, davanti alla tragedia, una fedeltà che la fa anche pensare che è capace di portare il corpo. Una donna debole, ma fedele. L’icona della fedeltà di questa Maria di Magdala, apostola degli apostoli. Chiediamo oggi al Signore la grazia della fedeltà: di ringraziare quando Lui ci dà sicurezze, ma mai pensare che sono le “mie” sicurezze e sempre, guardare oltre le proprie sicurezze; la grazia di essere fedeli anche davanti ai sepolcri, davanti al crollo di tante illusioni. La fedeltà, che rimane sempre, ma non è facile mantenerla. Che sia Lui, il Signore a custodirla».

Il Papa ha concluso la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale con questa preghiera: «Ai tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla alla tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia. Desidero riceverti nella povera dimora che Ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io vengo da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, ti amo. Così sia».

Prima di lasciare la Cappella di Casa Santa Marta, è stata intonata l’antifona mariana Regina caeli, che viene cantata nel tempo pasquale.

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