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domenica 31 maggio 2020
 
Coronavirus
 

«Lourdes è chiuso ma anche in questa pandemia resta il polmone di preghiera del mondo»

28/03/2020  Intervista al cappellano dei pellegrini italiani, padre Nicola Ventriglia «Nella sua lunga storia il Santuario aveva chiuso ai fedeli solo alcuni giorni durante la Seconda Guerra Mondiale. Vederlo deserto è una stretta al cuore, ma da tutto questo possiamo trarre alcuni insegnamenti».

Padre Nicola Ventriglia appartiene alla Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata (OMI) e dal 2012 è il cappellano dei pellegrini italiani nel Santuario di Lourdes
Padre Nicola Ventriglia appartiene alla Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata (OMI) e dal 2012 è il cappellano dei pellegrini italiani nel Santuario di Lourdes

Nella sua lunga storia Lourdes non aveva mai chiuso. «Vederlo ora deserto è come avere una forte stretta al cuore, un grande dolore, qualcosa di assolutamente irreale», dice padre Nicola Ventriglia, il cappellano dei pellegrini italiani, i più numerosi nella cittadella mariana sui Pirenei. Il 1° marzo erano state chiuso le piscine dove s’immergono i malati «per precauzione e fino a nuovo ordine». Si sperava di poter cominciare la stagione dei pellegrinaggi a Pasqua. La pandemia del coronavirus, invece, ha costretto a chiudere tutto il 17 marzo per adeguarsi alle misure adottate dal governo francese per arginare i contagi. Restano solo i cappellani che, come ha spiegato il rettore monsignor Olivier Ribadeau Dumas, assicurano comunque le regolari preghiere e celebrazioni alla Grotta e in basilica sebbene senza fedeli.

Che effetto le fa vedere Lourdes deserta?

«Sono qui da più di sette anni e ho sempre visto il Santuario brulicare di persone: pellegrini, malati, giovani, anziani, volontari. Sempre un luogo pieno di vita, di gioia e di speranza».

È la prima volta?

«In modo così prolungato sì. Aveva chiuso solo alcuni giorni durante la Seconda Guerra mondiale e tre giorni nel 2013 a causa delle inondazioni. In quell'occasione i volontari lavorarono alacremente e tutte le celebrazioni ripresero ben presto. Adesso siamo di fronte ad una condizione veramente eccezionale».

Lei continua a celebrare?

«Posso accedere tutto solo alla Grotta per celebrare la Messa e recitare il Rosario. Tra il silenzio e la mancanza di pellegrini, porto nel cuore e presento a Maria le tante persone che chiedono preghiera, sollievo nella malattia e sostegno nella fede».

Lourdes è per eccellenza il luogo di cura e di ristoro, fisico e spirituale, per gli ammalati. Ora, a causa di un virus che sta provocando innumerevoli ammalati e anche morti, questo luogo così significativo viene chiuso. Che insegnamento di fede si può trarre?

«C'è un salmo che dice così: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio”. L’uomo contemporaneo, infatti, non sa più fermarsi. Si ferma solo se è fermato. Ora, però, un contrattempo sgradevole come un’epidemia ci ha fermati quasi tutti. I nostri progetti e i nostri piani sono stati annullati e non sappiamo fino a quando. Fermarsi, invece, vuol dire ritrovare il presente, l’istante da vivere ora, la vera realtà del tempo, e quindi anche la vera realtà di noi stessi, della nostra vita. Forse il Signore vuole che ci fermiamo come ci si ferma davanti alla persona amata, o come ci si ferma di fronte alla tenera bellezza di un neonato che dorme, o a un tramonto. Dio ci chiede di fermarci riconoscendo che la sua presenza per noi riempie tutto l’universo, è la cosa più importante della vita, che nulla può superare. Al di là del nostro operare, c'è un dato che questo particolare momento ci insegna: non siamo i padroni assoluti di tutto. Riconosciamoci creature e prendiamo atto della nostra fragile condizione. È un esercizio di grande saggezza umana e spirituale».

Ora quali sono le attività di preghiera e non solo che si svolgono nel Santuario? Continuate a celebrare la Messa senza fedeli?

«Di fronte all'emergenza, il santuario si è ben organizzato. Infatti per tutta la giornata si svolge la preghiera alla Grotta, il cuore dell’avventura spirituale di Lourdes. Una catena di preghiera che viene continuamente trasmessa mediante Internet. Inoltre, sempre alla grotta vengono celebrate le messe, senza la presenza dei fedeli, nelle diverse lingue. Per l'italiano è sempre alle ore 11 del mattino. Riceviamo messaggi da parte di tantissime persone che ci ringraziano per quest'offerta ininterrotta di preghiera. Fa enormemente bene, dona sollievo e speranza».

Le confessioni sono sospese o sono possibili a distanza di sicurezza per evitare eventuali contagi?

«Sono state sospese perché il Santuario è completamente chiuso ai fedeli. Siamo arrivati a questa decisione a malincuore dopo aver valutato diverse opportunità».

La Francia quando ha preso coscienza dell'emergenza coronavirus che ha colpito l'Italia prima di tutti i Paesi europei?

«Circa dodici giorni fa dopo la grande esplosione avuta in l'Italia. Infatti sono state prese misure di blocco degli spostamenti e di confinamento della popolazione così come da noi in Italia. Speriamo che tutto questo riesca a contenere l'epidemia. Pur rispettando tutte le regole, noi confidiamo anche nella materna intercessione della Vergine».

Ci sono iniziative di preghiera straordinarie per quest'emergenza?

«Oltre alla preghiera ininterrotta alla Grotta, il Santuario ha lanciato una grande novena di preghiera che si è svolta dal 17 al 25 marzo, invitando, via Internet, tutte le persone a partecipare. La scelta non è casuale. Infatti, il 25 marzo 1858, durante la sedicesima apparizione, Maria rivelerà a Bernadette la sua identità proclamando di essere: “L'Immacolata Concezione”. Certi della sua presenza e della sua protezione, sappiamo di essere accompagnati e sostenuti. Ce la faremo, è la nostra fede a confermarcelo».

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