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venerdì 27 gennaio 2023
 
FARSI UN'IDEA
 

Ginnastica ritmica, il caso spiegato in dieci punti

13/01/2023  Proviamo a fare chiarezza nel terremoto che scuote la ginnastica ritmica, prendendo in considerazione i tanti aspetti di un problema complesso e delicato che mal si presta alle semplificazioni

Antefatto. Tutto è cominciato nell’ottobre scorso quando Nina Corradini, seguita da Anna Basta e poi da Giulia Galtarossa, ginnaste che hanno fatto parte in tempi diversi del gruppo della Nazionale di ginnastica ritmica, hanno reso pubblici i loro trascorsi di disturbi del comportamento alimentare, denunciando di aver subito nel periodo della Nazionale pressioni relative al peso, pesature pubbliche e umiliazioni verbali che facevano leva sull’aspetto fisico davanti alle compagne. Al seguito, altre denunce sono emerse in contesti diversi d’Italia e ad altri livelli anche inferiori, per il tramite di genitori in caso di ragazzine più piccole, sempre riguardo a pressioni sul peso e a un malinteso senso disciplina che sarebbe passato anche per modi ruvidi al limite del maltrattamento fisico e verbale. Di qui fascicoli aperti dalla giustizia sportiva in Procura federale e dalla giustizia ordinaria in alcune procure della Repubblica in diverse parti d’Italia tra cui Monza, Brescia e Verona chiamate a condurre indagini e a verificare la fondatezza delle denunce. A tenere il conto e a raccogliere testimonianze l’associazione ChangeTheGame, un’organizzazione di volontariato impegnata a proteggere atlete e atleti da violenze e abusi sessuali, emotivi e fisici. (Nella foto Sul podio l'Italia campione del mondo nel 2009, di cui ha fatto parte Giulia Galtarossa). 

1. INDAGINI E PROVVEDIMENTI

In reazione a questi racconti che si sono replicati sui giornali e sui social – anche con la solidarietà di tante atlete comprese Vanessa Ferrari e Carlotta Ferlito, ginnaste dell’artistica che hanno testimoniato di aver a propria volta vissuto l’esperienza di disturbi del comportamento alimentare ¬- la Federginnastica ha nell’immediato reagito prima commissariando il Centro federale di Desio (Monza e Brianza) nel quale si allena la Nazionale della ginnastica ritmica e incaricando come duty officer la prof Marcella Bounous , psicologa, con il compito di vigilare sul rapporto tra atleti e tecnici. Interventi che non sono bastati a tacitare polemiche in tema di sottovalutazione dei segnali che sarebbero giunti già in passato a proposito di metodi impropri sia alla Federazione sia alla Procura federale, da parti diverse d’Italia. Emanuela Maccarani, direttrice tecnica e allenatrice della Nazionale di ritmica, fin qui uno degli allenatori più vincenti della storia dello sport italiano, il cui sapere tecnico non è in discussione, che per decenni ha guidato i successi di quelle che sono diventate famose come “le farfalle” e la sua collaboratrice Olga Tishina il 4 gennaio 2023 sono state deferite dalla Procura federale con la contestazione di aver adottato, nel periodo compreso fino all’estate 2020, "metodi di allenamento non conformi ai doveri di correttezza e professionalità, ponendo in essere pressioni psicologiche e provocando in alcune ginnaste l’insorgere di disturbi alimentari e psicologici". Come spesso accade in questi casi, il dibattito pubblico si è polarizzato nella solidarietà ora alle vittime, dalla cui parte si è schierata larga parte dell’opinione pubblica, ora alle allenatrici, che hanno avuto il sostegno pubblico delle attuali ragazze della Nazionale di ritmica e dei loro genitori. Come sempre in questi casi gli schieramenti manichei, che procedono per semplificazione, rendono difficile afferrare a chi sta fuori i contorni di un problema complesso.

2. LA DIFFERENZA TRA RITMICA E ARTISTICA

  

La ginnastica artistica è una delle più antiche discipline olimpiche, presente ai Giochi fin dalla prima edizione di Atene 1896: ha attrezzi grandi (corpo libero, trave, parallele anelli ecc…) alcuni solo maschili, altri solo femminili e in parte comuni e una vocazione acrobatica con il tempo sempre più spinta. La giuria valuta solo l’aspetto tecnico, tenendo conto di un coefficiente di difficoltà. La ritmica, più recente, è olimpica dal 1988 (solo dimostrativa quattro anni prima), è solo femminile e utilizza piccoli attrezzi (palle, cerchi, clavette, nastri…) lanciando e recuperando i quali le atlete individualmente e a squadre compiono le proprie complicatissime evoluzioni. Le gare a squadre di artistica e ritmica sono diverse: per la prima si tratta di una modalità a staffetta, una somma di punteggi di esercizi individuali. Per la seconda invece, cinque atlete scendono in pedana insieme e interagiscono tra loro e con gli attrezzi. La giuria, per la ritmica, valuta anche l’estetica, componente - regolamento alla mano – riferita all’esercizio non ai corpi.

3. CHE COSA C'ENTRA IL PESO

Il peso ha un ruolo, nell’artistica perché la componente acrobatica, fatta di rotazioni multiple sull’asse verticale e orizzontale del corpo, chiede spazio per girare in volo, cosa che riesce più facilmente a chi è leggero e basso di statura, il tutto coniugato con l’esigenza di preservare un’elasticità che è molto presente nell’infanzia ma che si perde progressivamente con la crescita. Caratteristiche analoghe sono richieste dalla ritmica, dove però la parte strettamente acrobatica è limitata e quindi serve meno la bassa statura, mentre sono spinte al massimo l’elasticità, l’ampiezza dei salti, l’eleganza del gesto. Queste esigenze fanno sì che a livello femminile si dia il massimo della prestazione a un’età molto acerba tra i 15 e i 25 anni, età oltre la quale raramente prosegue l’agonismo. Il limite delle gare senior, comprese quelle olimpiche e mondiali, è fissato per le ragazze a partire dai 16 anni da compiersi nell’anno solare della manifestazione: significa che, per esempio, ai Mondiali 2023 possono partecipare ragazze che compiono i 16 anni tra il 1 gennaio e il 31 dicembre dell’anno in corso. Un limite che è stato introdotto dopo che, in sua assenza, i casi di Olga Korbut e Nadia Comaneci avevano innescato a livello internazionale a partire dagli anni Settanta la corsa nell’artistica a reclutare bambine sempre più piccole. Il problema si è posto a livello femminile perché è nelle donne che il percorso dello sviluppo rende, nella ricerca di difficoltà acrobatiche sempre più esasperate, progressivamente più svantaggioso il rapporto peso-potenza rispetto a un corpo preadolescente.

4. UN IDEALE DI LEGGEREZZA (SOSTENIBILE?)

  

Per quanto riguarda la ritmica, anche se si dice e non si dice, nel senso che nessun regolamento lo scrive a chiare lettere, si persegue a livello internazionale un’ideale di leggerezza: lo si comprende anche dal fatto che il modello fisico dominante è fatto di corpi filiformi e aggraziati, che sono sicuramente funzionali alla gestualità, ma che soddisfano anche un ideale estetico: non può essere un caso se le ginnaste delle squadre vincenti a livello internazionale rispondono in genere a un canone che le vuole tutte alte uguali, spesso attorno all’1,70, fisicamente molto esili e molto simili tra loro all’interno della stessa formazione. Una questione di omogeneità di squadra che si riscontra anche nel nuoto artistico, fino a poco tempo fa noto come sincronizzato.

5. CHI DECIDE COME FUNZIONA

Il codice dei punteggi è aggiornato a ogni quadriennio olimpico, ma a determinare quello che è vincente oltre al regolamento in senso stretto concorre la cultura dell’ambiente, il metro con cui i giudici valutano. Gira in Rete una scheda tratta da un manuale di allenamento dalla scuola di San Pietroburgo, in cui questo ideale, per la ginnastica ritmica, è tradotto in cifre in una “tabella di crescita standard delle ginnaste agoniste russe”: la ginnasta ideale secondo quella scheda presenta un rapporto che porta a un indice di massa corporea tra il 15 e il 16, sensibilmente inferiore al 18,5, che l’Oms considera limite minimo al di sotto del quale si comincia a parlare di magrezza patologica in ragazze in quella fascia d’età. Se è vero, come è vero, che, finché il doping di Stato prima e la guerra poi non hanno portato alla squalifica della Russia, è stato quello il Paese che ha sbancato la ritmica a livello internazionale, rappresentandone il modello più vincente. Non è difficile immaginare che, dati i successi, quel modello nella tecnica e nel resto abbia fatto anche indirettamente più o meno consciamente scuola a livello mondiale.

6. UN PROBLEMA NON SOLO ITALIANO

  

Il punto di cui sopra può servire a spiegare la dimensione internazionale di un problema che ora stiamo vedendo in Italia ma che si era già posto in altri Paesi. Quello che è emerso dai racconti delle ginnaste italiane che hanno parlato di pressioni, ha contenuti simili a quanto asserito da uno studio brasiliano intitolato Corpo e performance nella ginnastica ritmica: scienza o credenza? Pubblicato sul Science of Gymnastics Journal 3/2021. Stessa sostanza emerge dai rapporti indipendenti commissionati rispettivamente dal Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport della Confederazione elvetica e da UK Sport and Sport England in seguito a tempeste identiche a quella che sta investendo oggi la ginnastica italiana avvenuti in Svizzera e in Gran Bretagna. Nel rapporto svizzero si legge: «Anche se i manuali con le regole delle discipline sportive tecnico-compositorie, (quelle che in italiano sono dette sport estetici, in inglese judge sport: ginnastica ritmica e artistica, tuffi, nuoto artistico, danza, pattinaggio di figura ndr), non contengono direttive sugli ideali fisici, le atlete vengono selezionate secondo la loro altezza e la forma del loro corpo. Alcuni studi mostrano, inoltre, che al più tardi all'inizio dei cambiamenti fisici dovuti all'adolescenza iniziano il controllo del peso, le misurazioni della massa grassa e le limitazioni e/o le prescrizioni di diete».

7. SPORT CHE VAI PESO CHE TROVI, MA...

Il concetto di peso forma è per un atleta d’alto livello un fatto relativo a molti fattori primo dei quali la disciplina praticata. Volendo andare agli estremi: il fantino e il peso massimo stanno agli estremi opposti. Ci sono discipline come la boxe, la lotta, le arti marziali, il canottaggio che prevedono categorie di peso, anche qualche bicchiere d’acqua la mattina di una gara può fare la differenza tra rientrare o meno nella propria categoria, anche perché è ovvio l’interesse a entrare per un soffio nella categoria inferiore essendone i più pesanti nello scontro diretto che per la stessa inezia essere i più leggeri della categoria superiore. E il concetto di disciplina ferrea attraverso cui si selezionano atleti d’alto livello riguarda tutti gli sport ed è insito nei massimi livelli agonistici. Niente di tutto questo è in discussione. Quello che rende il caso della ginnastica più complesso e delicato di altri dipende dal fatto che in questo specifico caso, e in pochi altri sport con esigenze analoghe, determinati tipi di pressioni, - conta il limite di peso che si chiede, conta il modo con cui l’obiettivo si persegue -, intervengono in un’età per le ragazze particolare: quando sono ancora minorenni e nel delicato equilibrio dello sviluppo. Si pone dunque un problema di tutela della salute psicofisica di persone in formazione e della responsabilità che questo comporta. Ed è un problema duplice: verificare che lo sport agonistico non persegua un limite incompatibile con la salute fisica di atleti minorenni e che l’obiettivo non si persegua attraverso metodi che ne possano minare la salute psicologica.

8. COME SE NE ESCE

  

Premesso che nessuno possiede soluzioni semplici, se vi sono abusi è logico perseguirli e sanzionarli, ma a patto di avere chiaro che se il problema è - come probabilmente è - collegato a una cultura che permea il contesto internazionale: dai giudici di gara, ai tecnici, passando per gli atleti e per i dirigenti, il cambiamento non può che passare per una spinta che parta dall’alto, dalla federazione internazionale, perché se non si cambia lì, commissariare un singolo centro, rimuovere un singolo direttore tecnico, significa tamponare un sintomo senza curare una malattia che probabilmente nasce altrove. Il rischio è che tolto un tecnico se ne faccia un altro e, se la mentalità a livello globale non cambia, chi vorrà vincere ripeterà il modello. L’altro ripensamento probabilmente deve riguardare il rischio di autoreferenzialità che sempre si corre, non sempre consapevolmente, in tutti gli horti conclusi: in centri federali, in cui giovanissimi atleti, allenatori, direttori tecnici si trovano per esigenze di allenamento di squadre a condividere quasi l’intera vita, sempre tra loro, con poca o nulla osmosi con l’esterno – mentre le famiglie vivono lontane –, il rischio dell’autoreferenzialità si può correre come si può correre il pericolo di perdere il contatto con il mondo di fuori, di convincersi che quello che si perpetua sia il solo modello possibile.

9. CHE COSA SUCCEDE ORA

Le inchieste sportive e penali faranno il proprio corso. Emanuela Maccarani è stata sospesa dal ruolo di direttrice tecnica nel Consiglio federale del 12 gennaio 2023, assunto ad interim dal Presidente federale Gherardo Tecchi, Emanuela Maccarani rimarrà allenatrice della Nazionale coadiuvata da Olga Tishina. La ratio del provvedimento federale è consentire a Maccarani di difendersi nelle sedi opportune e contemporaneamente consentire alla Nazionale – le cui atlete e rispettive famiglie hanno espresso fiducia alle allenatrici – di proseguire il lavoro per la qualificazione a Parigi 2024.

10. UNA DOMANDA DA PORSI

  

C’è una frase, a proposito del caso di Anna Basta, di Emanuela Maccarani riferita alcuni giorni fa in un’intervista uscita sul Corriere della sera su cui occorrerebbe riflettere: «Anna se n’è andata a maggio 2020, nessuno si era accorto del suo disagio». Ci raccontiamo da decenni come un modello vincente e positivo la storia di una squadra che condivide - per necessità di allenamento - oltre 11 mesi l’anno di sport e di vita. Possibile che se una ragazza sta male in un contesto come quello nessuno lo noti? Possibile che se a 19 anni un’atleta che è in corsa per l’Olimpiade dopo quattro anni prende la porta, nessuno nell’ambiente si chieda che cosa sia accaduto? Fosse anche soltanto un problema suo – cosa che non si può sapere a priori -, stiamo parlando di una ragazza che allo sport ha dato anni di vita e che allo sport è stata affidata da minorenne. Può, non un centro federale, ma lo sport come sistema accontentarsi di prendere atto e lasciarla andare, senza interrogarsi oltre?

 
 
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