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Ce lo hanno ricordato i casi di avvelenamento da botulino, che hanno fatto notizia in queste settimane, ce lo ricordano le sostanze stupefacenti che nelle notti agostane si consumano di più. I cacciatori di veleni in estate non si fermano anzi: i laboratori del Centro Antiveleni della Maugeri di Pavia che fa da riferimento a livello nazionale per rintracciare sostanze quando si tratta di soccorrere qualcuno che presenta sintomi di avvelenamento funzionano a pieno regime, con più lavoro quando si tratta di dare stanare stimolanti e sostanze stupefacenti.
«Noi abbiamo un lavoro incessante sempre», racconta Carlo Locatelli direttore del Centro, «l’estate non è diversa, se non nel fatto che nei periodi di vacanza vediamo un aumento delle sostanze da abuso, e anche degli stimolanti usati per rimanere svegli, che si vedono meno durante la settimana nel periodo scolastico: nel periodo estivo, in cui ogni serata è festa, ogni sera si fa tardi e in alcune zone, come la riviera romagnola o il Veneto, c’è un grande afflusso di ragazzi anche dall’estero, che vanno lì appositamente per non dormire, ballare tutta la notte: vediamo un abuso di stimolanti, perché la falsa giustificazione è che aiutano ad avere performance che altrimenti non si riuscirebbero a tenere. Questo fin dal tempo della cocaina, dell’ecstasy ha un picco in estate».
Come venite coinvolti nella ricerca di queste sostanze?
«Noi abbiamo un compito istituzionale che è dato dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, di intercettare i casi di intossicazione da nuove droghe, per tutto il territorio nazionale. Ci contattano gli ospedali per ogni caso che arriva. Ma non riusciamo a intercettare i casi che non arrivano in ospedale, non sappiamo quanti siano quelli che hanno avuto disturbi da piccola media entità che se la sono cavata da soli. Noi riusciamo a filtrare solo i casi più gravi, che finiscono nell'ambiente ospedaliero, qualunque esso sia, che sia in Sardegna o a San Donà di Piave. Veniamo contattati dal medico che localmente si prende in carico del problema primo perché abbiamo questo incarico istituzionale, secondo perché siamo l'unico posto dove c'è quello che fa l'esame diagnostico per tutti. Quindi andiamo a prendere i campioni con una rapidità che dipende dall’urgenza, facciamo le analisi, e individuiamo le sostanze implicate, quando possibile. È lo stesso lavoro che abbiamo fatto con i casi di botulismo, che hanno impegnato le cronache nei giorni scorsi: andiamo a cercare qualunque sostanza cercabile, perché sulle mille e rotti sostanze circolanti riusciamo a identificarne circa la metà attraverso le analisi perché ne circolano anche tante che non sono ancora note. Abbiamo infatti una certa quantità di falsi negativi, perché o il campione viene fatto tardi, o la sostanza è scomparsa, è stata metabolizzata, non sappiamo quali sono i metaboliti, o è una sostanza nuova. Quindi il potere di avere dei falsi negativi con delle cliniche che sono evidenti, è abbastanza frequente per noi. Diciamo che è così in tutto il mondo, che non si riesce a identificare sempre tutto. Spesso è il tempo a vanificare la corsa: sostanze come la cosiddetta droga dello stupro lasciano traccia nelle urine per poco tempo».
Oggi le sostanze si trovano su Internet, si rischia ancora di più con cose che non si conoscono?
«C’ una leggerezza totale perché le sostanze vengono vendute come fossero caramelle, nell’ultimo periodo abbiamo avuto intossicazioni da cannbinoidi sintetici venduti davvero con la facilità delle caramelle e come tali oltretutto accessibili anche ai bambini per errore: il mercato è traditore, il venditore è traditore perché fa sembrare tutto facile e appetibile nascondendo i rischi. i ragazzi pensano: se fosse pericoloso lo saprei, invece non è affatto così, spesso semplicemente sono sostanze che non si conoscono l'effetto della sostanza invece è spesso estremamente pesante perché ogni nuova molecola viene prodotta in modo da essere più potente delle precedenti. Quindi nell'arco di 15 anni si è raggiunta una potenza tossicologica incredibile rispetto a quelle che conoscevamo anni fa. Ed ecco la ragione di tanti casi brutti».
Venendo all’altro tema dell’estate, quello che ha causato in questo periodo avvelenamenti da cibo anche mortali. Occorre rivedere la retorica secondo cui «casalingo uguale genuino», «industriale uguale - lo dico male - artefatto» che spesso circola?
«Dipende: nel caso del botulismo, sì. Nel caso di altre cose, no. Voglio dire è meglio mangiare l'insalata raccolta nell'orto di casa rispetto a quella che viene dall’Egitto. Per quanto riguarda il botulismo la realtà è che circa il 95% dei casi si verificano con conserve casalinghe. La filiera industriale è in genere più sicura, poi ne casi dei cluster di Cagliari e Cosenza sotto accusa sono due prodotti di origine industriale, solo le ricerche potranno dire se la contaminazione sia avvenuta in fase di produzione o di conservazione e di vendita. Diciamo che col botulismo la casistica è sicuramente peggiore per conserve casalinghe, ma è vero che in alcune regioni in Italia si usa molto fare melanzane, carciofi, sott’olio che sono a rischio rispetto a quelle acide, sottosale o zuccherate. Se contiamo quante se ne fanno e quanti casi di botulismo si verificano capiamo che l’evento è raro, ma pericolosissimo: si tratta probabilmente del veleno più potente al mondo. Spesso le persone non ne sono consapevoli né sanno quanto complicato sia complicato trattare chi ne rimane contaminato».
Si può fare qualcosa di più a livello di informazione?
«Dovrebbero farlo i media che raggiungono molte più persone di quanto possiamo fare noi. Serve una corretta informazione sul fatto che esistono dei veleni anche naturali, aiuta dire che bisogna stare attenti nel fare le cose e attenersi scrupolosamente alle regole nel farle. Poi è anche vero che dopo casi noti le persone hanno paura anche ad acquistare conserve al supermercato, ma questo è un errore, perché è giusto ricordare che i controlli sono molto rigorosi: c'è un'azione preventiva ineguagliabile sugli alimenti rispetto a tutte le altre cose specialmente nel nostro Paese. C'è un controllo preventivo di altissimo livello che viene fatto in tutta la filiera dal produttore, agli ortomercati a chi trasforma, quindi non bisogna preoccupare le persone, poi può succedere che un sospetto di contaminazione faccia ritirare per precauzione un lotto di prodotto. Il lavoro dei Nas è prezioso nel controllo, ma anche i produttori sono in genere molto collaborativi».
È vero che sulle sostanze stupefacenti fate direttamente prevenzione nelle scuole?
«Sì, ma la nostra è una goccia nel mare, incontriamo centinaia di studenti, ma il messaggio di un rapper sui social raggiunge molti più ragazzi e in direzione opposta alla nostra è molto più efficace di noi. Non vorrei usare la parola censura, ma il potere di una canzone che racconta il bello dello sballo è un messaggio pericolosissimo che mi preoccupa molto».
Parole attualissime, basta scendere per strada in luoghi rivieraschi, attorno a Ferragosto, per trovare un paese ligure tappezzato di locandine che invitano a una festa in discoteca fino all’alba, dove il gruppo musicale che la anima ha il nome di una sostanza psicotropa. Uno tra chissà quanti.





