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lunedì 06 dicembre 2021
 
La scuola che funziona
 

Tra i prof più bravi del mondo anche un'insegnante di sostegno

17/09/2018  Daniela Boscolo insegna ai ragazzi disabili in provincia di Rovigo: «Nel sostegno si è molto più liberi di sperimentare. Di dar vita a didattiche innovative.I loro traguardi sono la vera soddisfazione»

Daniela Boscolo parla piano, con voce calda. Insegnante d’Inglese all’Istituto tecnico economico Colombo di Porto Viro, in provincia di Rovigo, dal 2007 al sostegno. L’8 dicembre scorso è apparsa tra i 50 candidati del Global teacher prize academy, riconoscimento al miglior insegnante del mondo assegnato dagli esperti della Varkey Gems Foundation insieme a un milione di dollari. «La candidatura mi ha lasciata incredula: faccio cose normali ed è strano che venga premiata per questo». Ma è stata scelta proprio lei, tra oltre 5 mila segnalazioni provenienti da 127 Paesi. Non è arrivata alla finalissima, come invece è accaduto da Daniele Manni, ma è stato comunque un grande traguardo.

«L’insegnamento è il mio sogno. Mio padre era maestro. Lo ricordo mentre preparava le lezioni, in famiglia si respirava il valore della scuola». L’approdo in cattedra non è stato semplice: «Laureata nel 1992 ma fino al 2000 non c’è stato nessun concorso. Non potevo aspettare e ho trovato lavoro come tour operator. Solo nel 1998 sono stata chiamata per la prima supplenza annuale. Nel 2000 ho superato il concorso, e poi mi sono specializzata nel sostegno: dal 2007 insegno ai ragazzi con disabilità. Rifarei questa scelta». Come mai? «Nel sostegno si è molto più liberi di sperimentare. Di dar vita a didattiche innovative».

E le idee messe in pratica sono state tante, in sinergia con le risorse del territorio. Nel 2009 è partito il progetto “Al supermercato”: «Abbiamo creato un supermercato dentro la scuola dove poter fare davvero la spesa, aperto per due ore alla settimana a tutti i ragazzi. Si tratta di uno spazio in cui crescere in ogni disciplina, dall’economia aziendale, alla matematica, alle lingue straniere che si possono usare per gli acquisti. La gestione è stata affidata ai ragazzi disabili, un’esperienza lavorativa tra quelle probabili per loro in futuro».

Non solo supermercato, anche cucina. «Il progetto “Special masterchef” è stato realizzato grazie alla collaborazione con un ristorante. Dopo alcune ore di lezioni propedeutiche a scuola, l’approdo tra i fornelli veri, con chef a disposizione, e la preparazione dei cibi. Il lavoro ha coinvolto un gruppo di dieci ragazzi, sette dei quali disabili». Integrazione possibile: «Possibilissima. I giovani sono pronti. Ho toccato il cielo con un dito quando, alla preparazione degli esami di maturità, mentre un ragazzo down stava sostenendo la sua prova orale in lingua inglese sul sistema politico in Inghilterra e in America, una ragazza normodotata ha detto: “Io non ce la farò mai a parlare come lui”. Io e la mia collega di italiano ci siamo guardate, i ragazzi no. Per loro il fatto che fosse down è passato in secondo piano. Non esisteva più la disabilità. Questa è la conferma che si può fare».

Con tanto lavoro extra. «Produciamo noi tutto il materiale che usiamo, non abbiamo libri. Mio marito all’inizio diceva: “A scuola non si lavorava solo 18 ore?”. Ora ha capito che fare l’insegnante è tutt’altra cosa». E se vincesse un milione di euro? «Almeno una cosa la devo prendere: il pulmino. Per andare al ristorante ho sempre messo in macchina i ragazzi a mio rischio e pericolo. Affittarlo non si può perché non ci sono soldi. E dopo», sorride divertita, «servirebbe solo qualche anima pia che lo guidi».

 
 
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