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David Grassi, vent'anni fa disobbediente a un ordine militare in nome dell'ambiente

23/02/2022  Il 23 febbraio 2002 il tenente di vascello della Marina militare italiana, in navigazione a bordo della fregata Maestrale, si rifiutò di scaricare in mare sostanze altamente inquinanti. Sottoposto a una grave sanzione disciplinare, nel 2014 è stato riabilitato dal Tar di Genova. Oggi ha in tasca cinque lauree e lavora sempre per la Marina

David Grassi
David Grassi

Sono passati esattamente 20 anni da una vicenda che merita ancora oggi di essere ricordata e che non ha mai avuto l’eco che avrebbe meritato. Il nome di David Grassi a tanti può non ricordare nulla, ma è il protagonista di un caso emblematico, di grande valenza nel campo del diritto ambientale, ma anche per l'ambito nel quale è avvenuto, quello di una istituzione rilevante come la Marina Militare.

Il 23 febbraio 2002 il tenente di vascello della Marina Militare italiana David Grassi è in navigazione a bordo della fregata Maestrale, direzione Golfo persico iracheno, nel quadro dell’operazione Enduring Freedom (nome in codice ufficialmente utilizzato dal governo degli Stati Uniti d'America per designare le operazioni militari avviate dopo gli attentati dell'11 settembre 2001). Grassi è anche ingegnere e scopre un guasto accaduto agli impianti di trattamento delle acque di sentina.

La sentina è la parte più bassa nello scafo di una nave, in cui vengono raccolti gli scoli e le infiltrazioni d’acqua. In questo caso, i liquidi che riempiono la sentina sono troppo pieni di inquinanti oleosi, a causa del malfunzionamento dei motori della fregata. Il suo superiore gli ordina quindi di scaricarli in mare, per non rallentare l’arrivo della nave sul teatro delle operazioni.

Un ordine che tanti probabilmente avrebbero rispettato in silenzio, ma il regolamento internazionale in materia prevede diversamente. Anche le navi militari per il diritto internazionale debbono attraccare nel porto più vicino per scaricare le sostanze inquinanti, attraverso l’intervento di operai specializzati. E David Grassi rifiuta di obbedire ad un ordine superiore che nello specifico viola anche il diritto ambientale.

Fino a quel momento Grassi ha preso nota della situazione e fatto fotografie, e la paura che il fatto arrivi alla stampa fa fare dietrofront al comandante: la nave si dirige verso il porto più vicino. Ma è solo una vittoria parziale per l’ingegnere che al contrario subisce 15 giorni di “consegna di rigore” come sanzione disciplinare. Si tratta di una delle pene gravi che possono essere inflitte ad un militare in servizio. «Non potevo andare a casa per scontare la pena», racconta Grassi, «essendo a bordo di una nave in navigazione, sono stato costretto a limitazioni della libertà personale e a mangiare da solo in camerino».

Non può inoltre spostarsi e fare pause e ricreazione, obbligato a stare chiuso in uno stanzino, ma siccome è necessaria la sua presenza per i servizi di guardia continua a svolgerli, piantonato da un sottoufficiale. Ma non finisce lì, Inizia ad essere vittima di mobbing da parte di colleghi e superiori, che lo rimproverano, ma non sono interessati a capire le motivazioni del suo gesto. Al ritorno, nel giugno 2002, viene messo in ferie obbligate per due mesi e poi destinato alla nave Orione che, ironia della sorte, controlla proprio lo sversamento degli scarichi in mare.

 Nel 2014, a ben 12 anni di distanza dall'accaduto, il Tar di Genova, con sentenza n.00128/2014, ha stabilito che Grassi “aveva fatto il suo dovere”. “La sua condotta”, scrive il TAR nella sentenza, con riferimento al tenente Grassi,“si era concretizzata, invece, in una ferma azione preventiva intesa ad evitare che potessero essere scaricati rifiuti in mare (sub specie di acque e oli di sentina della navigazione), anziché conferirli, come doveroso, presso gli impianti portuali di raccolta. Il comportamento censurato, in altre parole, si sostanziava in un’opera di dissuasione che, verosimilmente, ha impedito un episodio di ingiustificabile danneggiamento dell’ambiente marino”.

Una sentenza che, cancellando quella sanzione ingiusta, gli riconosce onore e conferma che la sua azione fu corretta. Oggi David Grassi, classe 1972, livornese, originario di Oristano (Sardegna) a 20 anni dal fatto, lavora sempre per la Marina Militare, come funzionario tecnico edile. «Dopo aver fatto l'allenatore delle giovanili di atletica e basket della Libertas Livorno», racconta con orgoglio, «mi sono recentemente laureato in Studi olimpici (una delle sue  5 lauree, ndr) presso l’Università del Peloponneso, in accordo con l’Accademia Olimpia Internazionale, in Grecia, e collaboro con l’Università San Raffaele di Roma, come cultore della materia in metodologia del movimento umano». Coloro che invece lo sottoposero ingiustamente alla punizione di 15 giorni di “consegna di rigore”, a distanza di 20 anni non hanno mai risposto per quella loro ingiusta punizione.

(Foto in alto: la fregata Maestrale. Fonte: Marina militare)

 
 
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