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venerdì 03 aprile 2020
 
 

Diminuiscono i reati ma gli italiani chiedono armi per difendersi

28/06/2018  Le denuncie calano del 10% ma aumenta la paura e i cittadini chiedono la sicurezza "fai da te" e di potersi armare più facilmente. Il Censis segnala il rischio di questa tendenza portando come esempio gli Usa dove il numero di morti per armi da fuoco è altissimo rispetto all'Italia.

La sicurezza del cittadino, in particolare la sicurezza “fai da te”, è indicata dal  ministro dell'Interno Matteo Salvini «una priorità delle persone perbene nelle proprie case». Il suo vice al Viminale, Nicola Molteni, ne spiega così i termini: «Bisogna dare al cittadino la possibilità di potersi difendere dall'aggressione. Oggi la valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa è troppo discrezionale da parte del magistrato».

Tuttavia dati Censis, resi noti oggi, segnalano il calo dei reati. Le denuncia sono diminuite del 10% in un anno, ma nonostante questo la paura è forte: la criminalità è la principale preoccupazione per un italiano su quattro. Ci sono in giro più pistole e fucili detenuti legalmente, con 1,4 milioni di licenze per porto d'armi, aumentate del 14% in un anno. E la richiesta di “sicurezza fai da te” e di legittima difesa è crescente, con il 39% che vorrebbe requisiti meno stringenti per avere la pistola.   

Ma il rischio di questa deriva non è da poco. Censis (nel primo Rapporto sulla filiera della sicurezza, in collaborazione con Federsicurezza) parla di «rischi» connessi alla «pistola facile» e segnala la «pericolosa propensione» degli italiani a difendersi con le armi: il 39% è favorevole a modificare la legge, rendendo meno rigidi i criteri per ottenere il porto d'armi per difesa personale (nel 2015 era il 26%). Nel Paese ci sono poco meno di 1,4 milioni di licenze (il 20% in più che nel 2014) e quelle per difesa personale sono una piccola minoranza, circa 18.500. Le altre sono soprattutto per «uso caccia» (740mila) e per «uso sportivo» (585mila), aumentate rispettivamente del 7,2% e del 47,2% negli ultimi due anni. Si tratta di 200mila italiani, osserva l'istituto di ricerca, che «negli ultimi 3 anni hanno scoperto la passione per i poligoni di tiro»: «difficile non mettere in relazione quest'aumento della voglia di sparare anche con la diffusione della paura» e, al tempo stesso, con la «tranquillità» di saper maneggiare un'arma da fuoco. Infatti, la ricerca rileva come il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive, una percentuale che sale al 50,8% nelle aree metropolitane. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave, segnalato dal 21,5% degli italiani, dopo la mancanza di lavoro, l'evasione fiscale e le tasse eccessive. Per questo ben il 92,5% ha adottato un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori, che va dalla videosorveglianza (il 19,4%) alla porta blindata (il 66,3%). Considerando anche chi l'arma ce l'ha per lavoro - come le guardie giurate e, naturalmente, mezzo milione di agenti delle Forze dell'Ordine - 1,9 milioni di italiani possiedono fucili e pistole. La normativa stabilisce che chi ha la licenza può tenere fino a 3 armi da sparo, 6 armi da tiro, 8 armi antiche. Quindi, si può ritenere che, considerando i familiari, ci sono 4,5 milioni di italiani che hanno una o più armi in casa, tra questi 700mila minori. Cosa succederebbe se l'Italia fosse come l'America? Il

Censis propone un parallelo con gli Usa dove, da una recente ricerca Gallup, risulta che il 42% delle famiglie possiede un'arma, per un totale di 137 milioni di statunitensi che ci convivono. Nel 2016 negli Usa ci sono stati 14,415 omicidi volontari con arma da fuoco: 4,5 ogni 100mila abitanti. Contro 150 avvenuti in Italia: 0,2 ogni 100mila abitanti. Il Censis si chiede quindi se con l'allentamento delle prescrizioni per ottenere un'arma ci si dovrebbe abituare a tassi di omicidi simili a quelli oltreoceano.

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