I titoli delle testate sembrano ormai farsi eco l'un l'altra denunciando l'ennesimo caso di violenza, stupro di gruppo o crimine a opera di baby gang sparse su tutto il territorio nazionale. L'attenzione al disagio giovanile ha condotto il Governo ad adottare misure lampo contro il fenomeno dilagante e apparentemente innarrestabile della criminalità minorile. Il nuovo decreto legge, approvato alla Camera dal Consiglio dei Ministri, prevede pene severe per i minori trovati in possesso di un'arma, il sequestro del cellulare, daspo e persino una multa salata per i tutori che non sono stati in grado di trattenere i ragazzi dal compiere azioni criminali. Misure che hanno fatto discutere l'opinione pubblica. 

Don Claudio Burgio, da trent'anni cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, nonchè presidente dell'associazione Kayros, che gestisce comunità di accoglienza per minori e servizi educativi per adolescenti, ci dà un quadro della situazione: «L'escalation di questi atti criminosi da parte di minorenni esiste, non lo si può negare. Esistono poi alcune situazioni che catalizzano l'intera attenzione pubblica, ma dati e statiche rivelano che la situazione non è così esplosiva. I fatti stigmatizzati però sono davvero gravi e giustificano una legiferazione urgente». 

Sulle misure stabilite, Don Burgio commenta: «Il vero problema non si risolve. Sanzionare in maniera coercitiva, una volta che i giochi sono fatti, risulta tardivo. Bisognerebbe investire qualcosa in più quando i giochi sono ancora aperti. Penso che questo sia un decreto che pone delle questioni legittime ma è un pò illusoria la soluzione. Con il metodo repressivo non si fa altro che alzare la soglia di rabbia e di conflitto che questi ragazzi hanno nei confronto dello Stato».

Per la prima volta, sotto accusa anche i genitori/tutori dei minori: «Colpevolizzare i genitori, addirittura col carcere, mi sembra impraticabile. Non mi sembra neanche giusto, perchè non bisogna generalizzare. In una situazione di sovraffollamento carceri, dove dovremmo mettere queste persone e soprattutto chi si occuperebbe poi dei ragazzi una volta rinchiusi i loro tutori?» riflette don Burgio. «Sulla questione cellulari, mi sembra che ci sia abbastanza inconsistenza, perchè è impossibile togliere del tutto l'accesso a internet ai ragazzi. Basta usare quello di un amico. Questa misura è già stata adottata in Cina, uno Stato autoritario, ma anche lì è fallita».

La soluzione, dunque, non è da ricercare nelle contromisure, quanto nell'educazione preventiva: «Mi sembrano dei sistemi un pò illusori e molto riduttivi per affrontare un problema sempre più consistente. Il metodo coercitivo ha un effetto immediato, mentre investire in educazione e formazione richiede tempo, attesa, pazienza. Bisogna incentivare figure formative, sul mondo educativo, a partire dalla famiglia, dalla scuola. Alcuni strumenti sono ora considerati obsoleti ma sono quanto mai necessari, come l'educativa in strada, che incontrava i ragazzi in luoghi informali sul loro territorio. In certi quartieri sarebbe fonfamentale».