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Don Davide Banzato: «A Medjugorje è nata la mia vocazione»

24/06/2021  La chiamata del prete di Nuovi Orizzonti è avvenuta a Medjugorje, dove 40 anni fa sono iniziate le presunte apparizioni e dove da allora continuano a maturare frutti spirituali

Quando sono iniziate le presunte apparizioni mariane a Medjugorje, nel giugno 1981, Davide Banzato era un neonato di quattro mesi e poco più, venuto alla luce a Padova. Entrato nel seminario minore diocesano, ne usciva quindicenne sbattendo la porta e gridando: «Tutto, ma prete mai!». Prima di andarsene, d’estate aveva conosciuto la fondatrice della comunità Nuovi Orizzonti, Chiara Amirante, che nel ’91 aveva cominciato a Roma un annuncio del Vangelo ai più emarginati e poi aveva aperto una casa per accoglierli. Colpito da una scelta così radicale, a 18 anni Davide decide di unirsi a questa nuova realtà come consacrato laico, pensando di farlo in coppia perché era fidanzato, ma il rapporto finisce e il “tarlo” della chiamata al sacerdozio torna a bussare al suo cuore.

QUEL VIAGGIO A MEDJUGORJE

Dopo un anno, nel 2000, «avevo a disposizione un posto gratuito in pullman per Medjugorje, ma ero un po’ scettico e avevo rifiutato: potevo pregare la Madonna ovunque. Neppure un mese dopo un gruppo di pellegrini, guidato da sacerdoti della comunità mariana Oasi della pace, sarebbe passato a prendere chi della comunità voleva andare per una settimana nel paesino sperduto fra i Balcani. Ho accettato e per la prima volta ho ascoltato la storia delle apparizioni, in un luogo straordinario per il silenzio e la preghiera, pieno di giovani di tutto il mondo e con tante storie di conversione».

Per Davide il bilancio è positivo: «I “veggenti” erano persone molto semplici e si dedicavano a tempo pieno ai pellegrini; quando erano ragazzini, avevano subito un decennio di persecuzioni sotto il regime comunista, rischiando la vita per difendere la loro testimonianza di fede». Il momento più toccante? «L’apparizione a cui avevo assistito: mi ero sentito leggero, come avvolto in una bolla di grazia, che mi aveva interpellato interiormente».

Sul pullman Davide conosce una ragazza e instaura un fitto dialogo, momenti di preghiera condivisa, una comunione profonda che innesca l’innamoramento. Al ritorno in Italia, lei gli confida di essere sposata ma con un matrimonio ormai finito, anche perché non riuscivano ad avere figli. Ma Davide chiude ogni rapporto e il discernimento lo condurrà al presbiterato.

Dopo qualche mese torna a Medjugorje: «Piano piano Maria ha operato con forza nel mio cuore, come se una mano invisibile avesse iniziato a rimuovere, con dolcezza e delicatezza, alcuni ostacoli che mi rendevano impossibile accettare l’idea di diventare sacerdote. Alla fine sono riuscito a dire un sì incondizionato: mi fidavo di Gesù grazie a Maria».

Passano sei anni: il 22 settembre 2006, giorno prima dell’Ordinazione, la ragazza lo chiama per dirgli che non solo il matrimonio era rinato «grazie a un percorso di fede a Medjugorje», ma avevano anche ricevuto la grazia di una figlia, chiamata Miriam in onore della Madonna.

Da quel primo viaggio, sulla collina delle apparizioni e alla Croce blu, don Davide è tornato quasi ogni anno, anche per confessare migliaia di pellegrini presso la parrocchia San Giacomo e dare una mano nella Cittadella del Cielo “Orizzonti di pace”, che dal 2000 per iniziativa di Chiara Amirante ha iniziato a svilupparsi per accogliere giovani in difficoltà e sostenere circa 220 famiglie della zona con alimenti, vestiario e presidi sanitari. Le difficoltà in loco non sono mancate, a causa di «calunnie, diffamazioni, ispezioni della polizia nel tentativo di negarci i permessi per operare come associazione di volontariato, insinuando che volessimo riciclare denaro sporco o far soldi con i pellegrinaggi». In realtà «la mafia locale voleva impadronirsi del terreno in cui si trova la comunità», spiega.

SPERANZA DELLA RIPARTENZA

  

I problemi sembrano superati. Durante la pandemia «la nostra presenza si è ridotta, ma speriamo di ripartire a settembre con una nuova équipe, a vaccinazione completata. Il 25 dicembre alle 21.15 è già in programma una diretta da Medjugorje sul nostro canale YouTube, scandita da preghiera e testimonianza». Attende con gioia questa ripartenza anche don Tonino Catalano, 53 anni, assistente spirituale di Nuovi Orizzonti in Bosnia Erzegovina e Brasile, dov’è stato dal 2014 al 2018, per poi tornare a Medjugorje fino a oggi, «ma dal 2009 al 2013 ero già lì come responsabile del progetto di accoglienza per giovani con problemi di dipendenze o con ferite profonde nell’anima che hanno bisogno di guarigione». Ex attore, ha conosciuto Chiara Amirante a Roma nel ’93: «Cercavo artisti volontari per un musical di evangelizzazione, Chiara mi ha colpito e ho cominciato a fare servizio alla Stazione Termini, con esperienze di preghiera e annuncio». L’anno seguente Tonino entra nella comunità, con il progetto di sposarsi «e vivere l’esperienza di consacrazione come famiglia». Ma a Capodanno del ’99, proprio a Medjugorje insieme alla fidanzata, sente la chiamata al sacerdozio e la sua strada incrocerà quella di don Davide. Prete dal 2008, nella Cittadella del Cielo bosniaca incontra «pellegrini, persone in verifica vocazionale, ragazzi. Ci formiamo alla scuola di Maria, fra Eucaristia, Parola, preghiera, adorazione, rosario, digiuno, confessioni, carità, assistendo a tante grazie e conversioni».

La storia di don Tonino, quella di Davide, della sua amica con il matrimonio in crisi e quelle di tante altre migliaia di fedeli che lì hanno trovato o ritrovato la fede sono solo alcuni dei tanti “miracoli” spirituali che da quarant’anni si ripetono a Medjugorje.

LA STORIA DELLE “APPARIZIONI”

Le apparizioni di Medjugorje (su cui la Chiesa non ha ancora espresso un giudizio circa la loro veridicità) sono iniziate il 24 giugno 1981 sul monte Podbrdo. Le adolescenti Ivanka Ivanković e Mirjana Dragičević intorno alle 17 vedono una donna su una nube. Poco dopo tornano sul luogo con Milka Pavlović e Vicka Ivanković e di nuovo vedono la donna, questa volta con in braccio un bambino. Li raggiungono anche Ivan Dragičević e Ivan Ivanković che pure assistono alla presunta apparizione. Tutti fuggono spaventati. Milka e Ivan D. non avranno altre apparizioni. Il 25 giugno 1981 Ivanka, Mirjana e Vicka tornano sul Podbrdo con Marja Pavlović e il cuginetto Jakov Čolo. I ragazzi riferiscono che la Madonna li invita ad avvicinarsi. Il 26 giugno 1981 i sei ragazzi che poi saranno identificati come i “veggenti” (Ivanka, Mirjana, Vicka, Ivan, Marja e Jakov) riferiscono il primo dialogo con la Vergine: «Sono venuta per convertire e riconciliare il popolo». Dal 27 al 30 giugno i ragazzi continuano a riferire di apparizioni quotidiane. Vengono interrogati dal parroco e visitati all’ospedale psichiatrico di Mostar, che ne certifica la normalità. Il 3 luglio i veggenti dicono che questa sarà l’ultima apparizione. Il 4 luglio i sei veggenti, non aspettandosi altre manifestazioni, non si radunano ma iniziano ad avere apparizioni individuali nei luoghi in cui si trovano. Il 6 agosto i ragazzi si ritrovano di nuovo insieme e la Madonna si presenta come «Regina della pace». Da allora le presunte apparizioni sono proseguite fino a oggi, per un totale di oltre 51 mila: Ivan, Marja e Vicka sostengono di avere colloqui quotidiani con la Vergine; Mirjana una volta al mese; Ivanka e Jakov una all’anno. Vicka, Marja e Ivan sono a conoscenza di nove segreti rivelati dalla Madonna. Il decimo segreto è custodito da Mirjana, Ivanka e Jakov. Papa Bendetto ha istituito nel 2009 una commissione d’indagine che ha consegnato le sue conclusioni nel 2014 a Francesco. Nel 2019 papa Bergoglio ha autorizzato i pellegrinaggi organizzati senza esprimersi sulle apparizioni. (P.R.)

PARLA IL TEOLOGO SALVATORE PERRELLA

  

«Le prime apparizioni sono credibili»

«La Chiesa ha il dovere di preservare l’igiene della fede, quindi anche di ciò che è fenomeno secondario. Le apparizioni della Vergine, se vere, fanno parte della strategia del Cielo come ausilio della fede, basata sulla rivelazione di Dio in Gesù, che nello Spirito agisce nel tempo a nostro favore». È una premessa doverosa per padre Salvatore Perrella (foto nel tondo), mariologo e docente alla Pontificia facoltà teologica Marianum; dal 2010 al 2014 è stato uno dei 17 membri della Commissione d’indagine che «con serietà e rigore ha interrogato, studiato, letto» tutto ciò che riguarda le presunte apparizioni mariane a Medjugorje. «Cardinali, vescovi, teologi ed esperti in scienze umane hanno fatto discernimento insieme; dopo 4 anni di lavoro, abbiamo consegnato a papa Francesco un dossier delle risultanze. Sono tenuto al segreto pontificio; posso dire che il primo nucleo delle apparizioni mariane, avvenute 40 anni fa nella chiesa di San Giacomo, sarebbero credibili. La Commissione non poteva dire altro, chi decide ufficialmente è l’autorità ecclesiastica: nello specifico il vescovo diocesano, ma il Papa ha avocato a sé la decisione». Per quanto riguarda i messaggi che la Vergine comunicherebbe, «sembrano a mio parere, seppur ripetitivi, esortazioni materne e semplici. Maria non è il centro della fede, ma la serva del Signore che compie la sua volontà: si interessa al popolo di Dio, è maestra dell’incontro e la più alta creatura, ma rimane a latere, non oscurando minimamente la centralità della Trinità. Quindi non ha senso deificarla; i suoi messaggi sono estrinsecazioni della vita evangelica, si riferisce sempre al Figlio chiedendogli di intervenire come medico delle anime e dei corpi». I pellegrinaggi nel paese bosniaco, autorizzati con l’accompagnamento dei propri pastori, «restano un fatto ecclesiale di devozione popolare. E i frutti sono evidenti: preghiera, confessioni, conversioni, vocazioni». Anche se manca un pronunciamento ufficiale da parte del Papa: «La sua sobrietà e sapienza prudenziale pongono rispetto e fiducia». (L.B.)

 
 
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