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martedì 19 ottobre 2021
 
AL QUIRINALE
 

«Con i "miei" ragazzi, insieme, contro le "stese" della camorra: grazie Presidente»

22/09/2021  Don Maurizio Patriciello: «L'8 luglio un clan aveva sparato vicino alla mia parrocchia, a Caivano, in provincia di Napoli. Una manifestazione di arrogante potenza. Sergio Mattarella ha accettato di riceverci per assicurarci la sua vicinanza. Tanto stupore. Tanta commozione. Paolo, al saluto militare di un Corazziere alto due metri, non sapendo cosa fare, si è genuflesso, come quando entra in chiesa...»

Lo scorso giovedì 8 luglio, un gruppo di giovani barbuti, a cavallo di una dozzina di motociclette di grossa cilindrata, sfreccia per i viali del nostro quartiere, “ Parco Verde” in Caivano, sparando all’impazzata verso l’alto con i kalasnikov. È il panico. Terrore allo stato puro. Dalla chiesa, dove sto tenendo la catechesi settimanale a una settantina di fedeli, sentiamo gli spari. Comprendiamo. Si tratta di una “stesa”, una delle tante, insopportabili, spaventosissime “stese” che in questi anni si susseguono a Napoli e dintorni. Una manifestazione di potenza di un clan camorristico ai danni del clan perdente, come a dire:« Adesso, qui, comandiamo noi. Prendete atto che le cose sono cambiate». Naturalmente aderenti, familiari, amici dei vecchi malavitosi non ci stanno. E in genere scoppia la guerra. Il pericolo di finire ammazzati durante una di queste scellerate, orripilanti, meschine “stese” è più di un’ ipotesi. I nomi delle vittime innocenti cadute negli anni, li conosciamo tutti. A malincuore decidiamo di sospendere  il campetto parrocchiale.

Le strade si svuotono, i bambini vengono reclusi in casa per la paura di finire ammazzati. Sono tanto amareggiato. Ancora una volta, non so che fare. Incontro le Forze dell’ordine, il Prefetto di Napoli, il Questore. Infine scrivo al Presidente della Repubblica, chiedendogli di ricevere  i bambini del “Parco verde” al Quirinale. Sono italiani. Europei. Hanno gli stessi diritti che godono i loro coetanei   a  Milano, a Roma, a  Bruxelles. Non sono, e non devono sentirsi, inferiori a nessuno. “Parco verde” è stata definita una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa. Com’è possibile? Il Presidente accoglie il mio invito, limitando, però, per motivi sanitari, il numero dei ragazzi a cinque. Va bene lo stesso. Ci organizziamo. Andiamo. Due di essi, Adriano e Noemi, sono appena maggiorenni, gli altri tre, Lello, Francesco e Paolo sono più piccoli. Imbarazzi ed emozionati varcano il portone del Quirinale. Paolo, al saluto militare di un Corazziere alto due metri, non sapendo cosa fare,  risponde con la genuflessione, come quando entra in chiesa. Bellissimo. Dopo una breve attesa, il presidente arriva. I ragazzi gli offrono in dono un Pulcinella pensoso, opera di un artista di Acerra. Mattarella ascolta con gra nde attenzione. Dopo una mia introduzione, Adriano prende la parola e racconta al Presidente la fatica di essere bambini e giovani al “Parco verde”.  

«Noi non vogliamo essere i primi e nemmeno gli ultimi, signor Presidente, vogliamo semplicemente essere normali», dice. Non so se è impressione mia, ma mi sembra di vedere Mattarella commosso alle parole di questo giovanotto, che continua: «Ma noi non vogliamo emigrare, non vogliamo lasciare il quartiere che ci ha visti nascere, dove siamo cresciuti e abbiamo amici e ricordi, in mano alla camorra. Noi vogliamo rimanere. Lo Stato, però, deve fare di più». Anche gli altri prendono la parola brevemente. Il Presidente promette di interessarsi personalmente per fare tutto quello che è nelle sue facoltà. Ci basta. Noi continuiamo a credere alla parola data. Mi accorgo che il tempo passato insieme è stato molto più lungo di quello che in genere la più alta carica dello Stato dedica a un incontro con i cittadini.

Che cosa succederà adesso? Non lo so. Non mi piace e non ho la facoltà di essere pessimista. Sono un credente, un prete. Sono il parroco che ha avuto la gioia e la responsabilità di battezzare i ragazzi che, fiduciosi, sono andati dal “loro” Presidente. Ancora una volta, faccio ricorso a un gioco di parole e, sorridendo, ripeto loro che noi cristiani siamo “ condannati a sperare”. Aspettiamo, quindi, che qualcosa di bello accada. Intanto, per completare in bellezza la giornata, andiamo a mangiare una pizza. E poi tutti a sgranare gli occhi e i cuori davanti alla Pietà di Michelangelo alla quale affidiamo il Paese che amiamo, coloro che lo governano e il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

 
 
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