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Don Probo Vaccarini: i 100 anni del prete papà di sette figli

13/06/2019  È il più anziano parroco d’Italia. Ordinato sacerdote a 69 anni dopo essere rimasto vedovo, ha festeggiato in chiesa il traguardo di un secolo di vita, attorniato all’altare dai quattro figli maschi, anche loro preti: «Sono discepolo spirituale di Padre Pio»

Salvo smentite, è il parroco in servizio più anziano d’Italia. Classe 1919, al traguardo dei 100 anni, don Probo Vaccarini dice ancora Messa nella piccola parrocchia di San Martino in Venti a lui affidata, a nord di Rimini.  Ogni giorno, puntuale. E poi celebra Battesimi, funerali e Matrimoni, benvoluto e stimato dalla sua gente. Ma non finisce qui, perché il decano della diocesi riminese è anche padre di sette figli, di cui quattro sacerdoti, e nonno di cinque nipoti. Una vicenda fuori dall’ordinario, la sua, comprensibile alla luce della grande fede che ha illuminato la sua vita e di cui ha dato testimonianza prima come marito e padre, poi – una volta rimasto vedovo dell’amatissima moglie Anna Maria – come sacerdote.

«La fede l’abbiamo respirata da sempre nella nostra famiglia», spiega don Giuseppe, 61 anni, uno dei figli di don Probo, oggi parroco a Misano Adriatico, «e non solo per la Messa quotidiana e per il Rosario che recitavamo tutti insieme, la sera dopo cena». C’era l’esempio della mamma, «di una fede incrollabile anche se più discreta», e quello del papà, di temperamento vulcanico, estroverso, molto attivo in diocesi.

FIGLIO DI PADRE PIO

«Nostro padre è sempre stato molto presente in famiglia: nonostante i tanti impegni, ha curato molto la nostra educazione, che veniva prima di tutto», continua don Giuseppe. «Il suo riferimento, che è diventato anche il nostro, era Padre Pio».

Un incontro cruciale, quello col santo di Pietrelcina. Probo, dietro indicazione di un amico, l’aveva incontrato in un periodo difficile della sua vita, dopo aver conosciuto gli orrori della guerra nella campagna di Russia, e poi l’aveva eletto a sua guida. «Gli aveva  chiesto consiglio anche prima di sposarsi», continua don Giuseppe, «e lui gli aveva risposto con una sola parola, “sbrigati”. Dopo il Matrimonio era tornato con la mamma e Padre Pio li aveva benedetti. “Abbiate una famiglia santa e numerosa”, era stato il suo augurio».

Un augurio che si è rivelato profetico. In tredici anni sono arrivati sette figli, tutti desiderati e accolti con amore nonostante gli inevitabili sacrifici economici. Anna Maria, per seguirli, per un po’ aveva dovuto mettere da parte il suo lavoro di insegnante. L’unico stipendio era quello del marito, geometra in ferrovia, che alla nascita di ogni bambino allargava con le sue mani la casa di famiglia, come raccontò lui stesso nel 1988 a Famiglia Cristiana, alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale.

«La nostra famiglia è sempre stata molto unita, noi fratelli ci siamo sempre sostenuti a vicenda», ammette don Giuseppe. Sette fratelli, in scala, di cui quattro maschi tutti consacrati: il maggiore, don Francesco, che oggi  è parroco a Terni; don Giovanni, parroco a Miramare; don Giuseppe e infine don Gioacchino, monaco a Montetauro. Delle tre sorelle, due sono sposate, Maria Pia e Maria Luisa, mentre Maria Celeste continua a vivere col papà nella casa di Rimini.

«Quando è morto Padre Pio, nel 1968, io avevo solo 10 anni, però ricordo benissimo i viaggi con tutta la famiglia a San Giovanni Rotondo, una o anche due volte l’anno», racconta ancora don Giuseppe. «Mia sorella Maria Pia si chiama così perché è nata proprio a San Giovanni Rotondo ed è stata battezzata nel 1962 da quello che è diventato san Pio».

Non sono mancati i momenti difficili. Anna Maria è morta nel 1970 a soli 45 anni, dopo 18 di matrimonio. È stato allora che Probo, a 51 anni, ha deciso di impegnarsi in un percorso di servizio. Prima accolito, poi diacono. Infine, nel 1988, è arrivata l’ordinazione sacerdotale.

UNA VITA PROFUMATA DI GIOIA

  

«Una cosa molto bella, ma in un primo momento è stata un fulmine a ciel sereno», confessa don Giuseppe. «Gli ho detto: “Papà, hai 69 anni, tra poco dovrai lasciare…”. Ma lui si è dimostrato irremovibile, a ogni obiezione rispondeva “l’importante è vivere la Messa”». E così è stato. Per questo tutta la diocesi di Rimini ha voluto festeggiare il centesimo compleanno di don Probo insieme ai 31 anni del suo sacerdozio con una Messa solenne in Duomo officiata dal vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi.

«Questa è stata e continua a essere la tua vita», ha detto il vescovo nell’omelia rivolgendosi direttamente a don Probo, «una vita profumata di gioia, la gioia di essere uomo, cristiano, prete». Una gioia che don Probo ha voluto esprimere come padre e poi come sacerdote, al servizio della comunità. Nella sua piccola parrocchia riminese i parrocchiani, dopo la festa di compleanno, continuano ad aspettarlo.

«Noi figli consideriamo questo una grande grazia», conclude don Giuseppe. «Inoltre, pensiamo che quella di mio padre sia una bella testimonianza di quali frutti possa dare una famiglia unita e sostenuta dalla fede».

Foto di Claudio Novelli

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