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giovedì 19 maggio 2022
 
 

L'Italia riapre, chiniamoci sulle ferite di chi ha più bisogno

19/04/2021  Dal 26 aprile il Paese prova a ripartire. Dopo i ristori è venuto il momento di mettere in atto provvedimenti per salvaguardare i posti di lavoro e le imprese. Ecco quali (di Leonardo Becchetti)

Capita spesso nella vita che quando si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel di una situazione difficile si  diventa paradossalmente più nervosi e impazienti. Anche perché il peso di un lungo periodo di sacrifici  accumulati si fa sentire. Nella storia della pandemia siamo arrivati a questo punto, come testimoniano le  proteste e le tensioni arrivate fino a piazza Montecitorio, rompendo la luna di miele del governo Draghi.  Sappiamo che ragionevolmente nel giro di 2-4 mesi la copertura vaccinale sarà molto più estesa,  consentendo un graduale ritorno alla normalità.

Il Governo ha avuto un copione obbligato: seguire le regole del comitato tecnico scientifico per riaperture e chiusure, accelerare il più possibile la campagna  vaccinale, fornire gli “anestetici” (ristori, cassa integrazione, reddito di emergenza, moratorie sulle cartelle  fiscali) a quella parte di Paese più colpita. Non siamo stati tutti uguali di fronte alla pandemia. Il Covid ha  colpito di più gli anziani sul fronte della salute, l’Italia dei ristoranti, dei bar, del turismo, delle palestre e in  generale dove viene richiesto assembramento sul fronte economico, tutti coloro che non hanno potuto  usufruire dei benefici del lavoro a distanza su quello occupazionale. Per questo, come ha ricordato  nuovamente il Papa nella domenica della Divina Misericordia, «dobbiamo vivere la condivisione e chinarci  sulle ferite di chi ha più bisogno».

Un imperativo che riguarda ancor più i cristiani: «Io, che tante volte ho  ricevuto la pace di Dio», esorta ancora Francesco, «faccio qualcosa per sfamare chi è povero? Non  rimaniamo indifferenti. Non viviamo una fede a metà, che riceve ma non dà, che accoglie il dono ma non si  fa dono». «Ta patemata matemata», le tragedie insegnano ricorda Tucidide. La pandemia ci ha  insegnato moltissime cose anche sul fronte economico. Abbiamo imparato che in condizioni drammatiche  è possibile tenere in vita occupazione e imprese con le misure straordinarie che  conosciamo, ma tutto ha un prezzo e qualcuno deve pagare il conto. Il conto si è accumulato sul  rapporto de cit/Pil che è arrivato al 10 per cento. Lo sta pagando la Banca Centrale Europea  che ha di fatto “sterilizzato” un quarto del debito dei Paesi membri restituendo gli interessi agli stessi Stati. Nonostante questo, il punto debole della strategia è proprio quello sul fronte ristori, per il semplice  motivo che dare di più di quanto somministrato avrebbe aumentato il conto a dismisura. È su questo  fronte che si deve fare qualcosa di più. E si può cominciare a ragionare sulle modalità della ripartenza  quando si dovrà progressivamente ridurre la somministrazione di “anestetici” al paziente. Gli obiettivi sono chiari. Il numero minore possibile di disoccupati e di imprese lasciate sul campo dopo la fine della  pandemia (favorendo anche trasferimenti tra settori in crisi e settori in espansione) e una nuova stagione  delle politiche monetarie e scali dove, dopo la lezione appresa, impareremo a sfruttare al meglio l’enorme  potere delle banche centrali evitando i rischi collaterali.
 

 
 
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