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Si intensifica il traffico di droni e aerei americani che decollano dalla base di Sigonella in Sicilia. ANSA/ORIETTA SCARDINO
«Non ci hanno chiesto l’uso delle basi, se ciò accadesse deciderà il Parlamento». Sembra chiara la posizione del Governo italiano sulle basi statunitensi presenti nel nostro Paese. Un numero, tra aeronautica, esercito e marina, che supera le 120 con molti di questi presidi che hanno ubicazioni segrete.
Le più famose sono quelle di Sigonella, Aviano e Ghedi (quest’ultima tecnicamente italiana, ma con forte presidio americano perché ospita testate nuclerari), Napoli (quartier generale della VI flotta americana che si aggira nel Mediterraneo) e Gaeta, Camp Darby in Toscana e Camp Ederle in Veneto. In totale sono circa 13 mila i militari Usa dislocati nelle basi, mentre gli aerei da combattimento e trasporto sono 175. Una presenza regolata dalla Convenzione sullo statuto delle forze (cosiddetto NATO SoFA – Status of Forces Agreement) del 1951, dal Bilateral Infrastructure Agreement (cosiddetto BIA) del 1954 e dal Memorandum d'intesa tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana ed il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d'America, relativo alle installazioni/infrastrutture concesse in uso alle forze statunitensi in Italia, del 1995 (cosiddetto «Shell Agreement»).
Documenti in gran parte coperti da segreto anche se per quest’ultimo il Governo D’Alema, nel 1999, è stato costretto alla desecretazione dopo la tragedia del Cermis quando un volo militare americano tranciò i cavi della funivia provocando la morte di venti persone. Come si ricorderà, dopo aver distrutto le prove, l’equipaggio fu immediatamente riportato in Usa dove si svolse il processo.
Soprattutto negli anni Settanta e Ottanta in Italia si è parlato, in relazione alla presenza delle basi statunitensi di una sorta di cessione di sovranità nazionale. Polemiche che si fecero più forti, con le proteste anche dell’allora vescovo di Molfetta don Tonino Bello, quando a Comiso (base poi smantellata nel 1991) furono installati dagli Usa 112 missili cruise a testata nucleare.
Oggi l’interesse si concentra soprattutto sulla base di Sigonella attorno alla quale, dal 28 febbraio, si registra una crescente attività di droni e voli. L’utilizzo della base di Sigonella era stato già oggetto di discussione con gli Stati Uniti nel 1985 quando, allora ministro della Difesa Mino Martinazzoli, l’Italia si rifiutò di consegnare agli americani i dirottatori dell’Achille Lauro. Il Governo chiarì che le basi sono sotto il controllo italiano e possono essere usate dagli alleati solo per finalità specifiche dell’Alleanza.
Cosa sta avvenendo allora a Sigonella? Intanto il ministro della difesa Crosetto ha precisato che non può essere usata per attività cinetiche, ossia per far partire direttamente dalla base missili o aerei diretti a bombardare. Questo però non significa che la base non abbia alcun ruolo nella guerra degli Usa all’Iran. Anzi. Sigonella è quella che viene definita «piattaforma abilitante», rende cioè sostenibile e possibile un’operazione di guerra pur non essendo la sede da cui parte l’attacco.
Spieghiamo meglio. A Sigonella viene attribuito un ruolo di C4Isr, dove le quattro C stanno per comando, controllo, comunicazioni e computer. La I indica intelligence, la S sorveglianza e la R ricognizione. A questo si aggiunge la logistica, Sigonella è uno degli otto grandi centri mondiali che servono la Marina militare americana. Fornisce pezzi di ricambio, componenti, fa manutenzione. Consente, così, a una operazione di durare più a lungo. E ancora è un Hub of med, cioè una piattaforma di passaggio per tutto il Mediterraneo per personale e assetti. Consente un ricambio rapido di uomini e mezzi. Con il programma Alliance Ground Surveillance, fornisce sorveglianza e ricognizione a mezzi a pilotaggio remoto. Oltre che essere un supporto strategico per la VI flotta.
E dunque, se è vero che non è una base di attacco è comunque uno snodo strategico per poter supportare un’operazione di lungo periodo. Se è certo dunque che, senza consenso italiano nessun assetto può partire da Sigonella per andare direttamente a bombardare quanto il nostro Paese possa controllare il resto delle attività è tutto da vedere.










