PHOTO
I ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto al Senato il 5 marzo.
«L'Italia non è in guerra con nessuno e non sarà in guerra con nessuno. L'essenza della nostra politica estera è parlare con tutti senza rinunciare mai ai nostri valori. Questo è il senso dell'azione di governo in Medio Oriente e sui più importanti scacchieri internazionali. È questo l'impegno che rinnoviamo oggi davanti al Paese». Lo ha affermato il vice-premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, riferendo ieri alla Camera, insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto, sulla guerra in corso, scatenata dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.
«Restiamo convinti che la via diplomatica», ha sottolineato Tajani, «per quanto complessa, sia l'unica in grado di produrre risultati duraturi, anche quando appare fragile, anche quando sembra distante. Profonderemo tutti gli sforzi possibili affinché si possa raggiungere la pace in Medio Oriente».
Uno dei temi affrontati: la situazione degli italiani che si trovano in Medio Oriente. Il vice-premier ha parlato della task force nel Golfo dedicata all'assistenza dei connazionali, creata presso l’Unità di crisi della Farnesina: la task force «ha gestito ad oggi oltre 14.000 chiamate e diverse migliaia di contatti e-mail. Gli italiani che abbiamo già aiutato a lasciare le aree a rischio sono arrivati a circa 10.000». E nei prossimi giorni sono in programma altri voli per il rimpatrio di altri italiani. Tra i cittadini già rientrati, con un volo messo a disposizione dalle autorità emiratine, anche i 200 studenti che si trovavano a Dubai.
L'Italia, dunque, non è in guerra. Lo ha ribadito anche il ministro Crosetto nel suo intervento. «L'Italia sta cercando di gestire e mitigare, in stretto accordo con le Nazioni amiche, le conseguenze di questo conflitto. Perché questo conflitto è preoccupante e dirompente».
La Camera e il Senato hanno dato il via libera alla risoluzione presentata dalla maggioranza sulle comunicazioni del Governo riguardanti la situazione in Iran e nel Golfo e in particolare tre temi: la sicurezza militare, la cooperazione europea e l’uso delle basi militari presenti in Italia. La risoluzione «impegna il Governo a partecipare con assetti nazionali allo sforzo comune in ambito Unione Europea per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana».
La premier Giorgia Meloni non si è presentata per riferire in Parlamento, decisione che ha scatenato le critiche dell’opposizione. In una intervista radiofonica a Rtl 102.5, tuttavia, la premier si è detta «preoccupata intanto da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale, degli organismi multilaterali, che sta generando un mondo sempre più governato dal caos». Ha aggiunto la preoccupazione per «la reazione scomposta dell'Iran, che sta sostanzialmente bombardando tutti i Paesi, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano. E chiaramente questo comporta il rischio di un'escalation, che può avere conseguenze totalmente imprevedibili», anche sull’Italia.












