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domenica 19 maggio 2024
 
Solidarietà per l'Ucraina
 

E dal Friuli le ucraine mandano caffè per i soldati al fronte e dolci per gli orfani di guerra

25/02/2022  "Putin vuole portare indietro le lancette della storia e tornare ai confini dell’impero russo di 100 anni fa, invadendo un Paese sovrano. Spero che l’Italia faccia la sua parte per intero e si schieri a fianco del popolo ucraino senza tentennamenti", parlano le aderenti dell'Associazione culturale Ucraina - Friuli, che da anni aiutano l'esercito che combatte nel Donbass e gli orfani della guerra.

Viktoriya Shyba, presidente dell'associazione Ucraina - Friuli
Viktoriya Shyba, presidente dell'associazione Ucraina - Friuli

Generi di conforto, panettoni, caffè: da anni riescono a farli pervenire ai soldati ucraini che combattono nel Donbass. Chissà se potranno arrivare ancora. E poi dolciumi a una cinquantina di bambini orfani di guerra ucraini.  Prima della guerra-lampo scatenata da Putin erano già 2500 i figli che avevano perduto genitori nel conflitto dimenticato del Donbass scoppiato nel 2014. Quanti  altri andranno ad allungare la lista da oggi in poi?

Ma all’Associazione culturale Ucraina - Friuli le oltre cento aderenti  al gruppo non demordono. Anzi, hanno già indetto due manifestazioni contro la guerra a Gorizia e a Udine per far sentire la loro voce. Per loro parla la presidente e fondatrice dell’associazione, nata nel 2006, Viktoriya Skyba, arrivata in Italia nel 1999, con la prima ondata di donne arrivate nel nostro Paese dall’Est europeo.  «La nostra speranza  era la via diplomatica. Purtroppo – dichiara l’indomani dell’attacco russo -  ci siamo svegliate con la notizia del bombardamento delle nostre città. La Russia non vuole mediare con nessuno e mente: siamo stati attaccati nel 2014 quando eravamo neutrali. Come si può credere a un dittatore e alla sua retorica? Putin vuole portare indietro le lancette della storia e  tornare ai confini dell’impero russo di 100 anni fa, invadendo un Paese sovrano. Spero che l’Italia faccia la sua parte per intero e si schieri a fianco del popolo ucraino senza tentennamenti». Dopo aver fatto la collaboratrice domestica, Viktoriya oggi è mediatrice culturale, presso la Prefettura e l’ospedale di Udine. «Non siamo più una comunità di sole badanti, ma ci sono intere famiglie che si sono ricongiunte», dice.

    L’associazione non ha una sede propria, ma viene ospitata dalla parrocchia della Madonna del Carmine di Udine. Tutte le attività si svolgono nel capoluogo friulano: dal corso di lingua ucraina per bambini alle serate letterarie, dalle feste alle iniziative di solidarietà, e ora la mobilitazione  per la libertà e la pace in Ucraina.  In occasione del Natale ucraino, che si celebra il 6 gennaio, l’associazione invia da anni anche aiuti umanitari e generi di conforto ai soldati che combattono nel fronte orientale del Donetsk e nella regione di Vinnytsia.

 Fa parte dell’associazione anche Ilona Kurtash, ucraina di 36 anni, arrivata in Italia nel 2003, con la madre che lavorava come collaboratrice domestica.  Terminato il ginnasio, s’è laureata in lingue all’università di Udine e oggi lavora come interprete  per la Procura di Trieste e consulente tecnico del Tribunale di Udine.  Vive col marito, piccolo imprenditore edile, un figlio di 8 anni, la mamma e un fratello.   

«Ho appena sentito, via WhatsApp, mio padre che vive a Vyhoda, un paesino di montagna nella regione di Ivano-Frankivsk, provincia di Dolyna, vicino al confine polacco», racconta Ilona. «Ci ha riferito del bombardamento del capoluogo di regione Ivano-Frankivsk, dove, presso l’aeroporto militare, s’è abbattuto un missile cruise.  Siamo solo a 50 km da  Vyhoda. Hanno chiuso subito scuole e negozi. Papà lavora in una centrale elettrica. Ora stanno operando in regime dall’erta. Ma fino a quando? Sembra abbastanza sereno. Sicuramente più di me che sono in grande apprensione per lui.  Pare che, per ora, non abbiano nessuna intenzione di fuggire. Noi confidiamo nelle nostre forze armate e nell’aiuto dell’Occidente.  Lassù vivono ormai da otto anni una guerra in formato ibrido».  

Putin? «Conosciamo molto bene il nostro “amico” e non abbiamo timore di dire che è un folle dittatore. Ora ognuno di noi, ciascuno nel suo ruolo,  dovrà fare il massimo per mobilitarsi. Dobbiamo far sentire la nostra voce e le nostre ragioni: gli aggressori non siamo noi. Noi siamo nella nostra terra. E non siamo nemmeno un popolo che scappa. La nostra patria è l’Ucraina e faremo di tutto, anche l’impossibile, per salvarla dall’invasore, perché riconquisti il proprio futuro, che sta nell’Occidente».

 
 
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