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il ritratto
 

Addio a De Crescenzo, l'ingegnere filosofo con il dubbio di Dio

18/07/2019  Scrittore da best-seller, poi attore e regista televisivo. Se n’è andato a 90 anni al Policlinico Gemelli a Roma. Incarnava il mito della napoletanità. Sulla fede diceva: «Averla fa vivere meglio. Per me i tre esseri umani più importanti sono, nell’ordine: Fellini, Socrate e Gesù»

Un anno fa, in un’intervista al quotidiano Il Mattino per i 90 anni, parlando dell’amore e della condivisione tra gli uomini, aveva detto: «Siamo angeli con un'ala soltanto. Possiamo volare solo restando abbracciati». E aggiungeva: «Spesso fa più male la paura di morire che la morte». E della vita diceva: «Molti studiano per allungarla, mentre bisognerebbe allargarla».

Ingegnere elettronico (la sua prima passione), poi scrittore, regista, attore e conduttore televisivo, Luciano De Crescenzo se n’è andato alla soglia dei 91 anni al Policlinico Gemelli di Roma, nel reparto di Pneumologia dov’era ricoverato da circa due settimane per una polmonite e assistito dai familiari. Da anni soffriva di una malattia neurologica che l'aveva costretto ad eliminare le uscite pubbliche.

De Ccrescenzo era nato a Napoli il 18 agosto del 1928 anche se sulla carta d'identità c’era la data del 20, perché il papà, guantaio del quartiere San Ferdinando, lo registrò in ritardo. In uno dei suoi libri racconta di un colloquio immaginario in paradiso: il padre chiede subito notizie sull'andamento del mercato dei guanti. Naturalmente non riesce a credere che adesso i guanti non li porta più nessuno.

Dopo la carriera nell’IBM, di cui arrivò ad essere dirigente, l’esordio letterario nel 1977 con Così parlo Bellavista. Da allora ha pubblicato oltre 40 libri, tradotti in 21 lingue, vendendo 14 milioni di copie nel mondo. Tra le sue opere, tutte edite da Mondadori, ricordiamo: Storia della filosofia greca (1983), divenuta un vero e proprio best seller, Panta rei (1994). Da ultimo, nel 2013, Gesù è nato a Napoli. «Se un autore è divertente, per ottenere un giudizio positivo deve almeno morire», diceva spesso. In realtà, per De Crescenzo non è stato così non essendogli mai mancati l’affetto e l’ammirazione del pubblico.

Non si è mai definito un filosofo, De Crescenzo, ma «un simpatizzante» della filosofia: «C'è una cosa che ho capito e che riguarda me stesso e gli altri: ognuno di noi ha la possibilità di reinventarsi. Certo, ci vuole un pizzico di fortuna, ma se a un tratto ci rendiamo conto di non essere felici, dobbiamo fare di tutto per concedere a noi stessi una seconda possibilità».

Alla domanda su quale fosse il suo libro preferito rispondeva: «Non so se mi rappresenta di più però, senza far torto agli altri libri che ho scritto, Il dubbio è il mio preferito. È un libricino nel quale mi pongo quattro grandi domande: Esiste Dio? Esiste il Destino? Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio? Ecco, in nemmeno cento pagine provo a trovare una risposta ai più discussi interrogativi della vita».

Luciano De Crescenzo avrebbe compiuto 91 anni il 20 agosto prossimo (Ansa)
Luciano De Crescenzo avrebbe compiuto 91 anni il 20 agosto prossimo (Ansa)

La "carriera" in Tv, da Maurizio Costanzo a Renzo Arbore

La popolarità presso il grande pubblico arriva negli anni Ottanta quando è ospite di numero trasmissioni televisive insieme a Renzo Arbore mentre fu Maurizio Costanzo a “scoprirlo” e a offrirgli un posto da opinionista in Bontà loro. Con la complicità dell'amico Roberto Benigni e poi con la guida dello stesso Arbore, tra i primi a ricordarlo come «maestro delle cose belle», mette a fuoco le sue doti di attore e improvvisatore ne Il Pap'Occhio (1980) per poi ritrovare gli stessi amici tre anni dopo in FF.SS sempre con la regia di Arbore. Nel 1984, si mette in proprio adattando per lo schermo Così parlò Bellavista seguito nell'85 da Il mistero di Bellavista. Nel 2016, con il volume Non parlare, baciami aveva trovato una sintonia con i giovani, un canale per parlare ai ragazzi di amore e filosofia con le frasi del libro condivise sui social o utilizzate come hashtag.

Una summa che rende giustizia al personaggio è stata la sua autobiografia Sono stato fortunato , uscita l'anno scorso, in cui racconta la sua vita con divertito umorismo: «Forse non posso dire di aver realizzato tutti i sogni, ma non mi posso lamentare».

De Crescenzo è stato un mito della napoletanità, la quintessenza del pensiero partenopeo. Aveva sempre guardato con affetto e indulgenza la città dov’era nato e cresciuto. Quando scrisse Così parlò Bellavista, chiuse il libro con questa frase: «Ciononostante, in questo mondo del progresso, in questo mondo pieno di missili e di bombe atomiche, io penso che Napoli sia ancora l'ultima speranza che ha l'umanità per sopravvivere. Mi sembrava un buon auspicio, un messaggio di speranza».

Il rapporto con la fede

  

Nel 1961 si sposa con Gilda ma «mia moglie non solo mi lasciò, ottenne anche l’annullamento dalla Sacra Rota». Aveva una figlia Paola e un nipote Michelangelo, che gli sono stati vicino fino all’ultimo.

Una delle sue frasi più celebri è questa: «Per me i tre esseri umani più importanti sono, nell’ordine: Fellini, Socrate e Gesù». Sulla fede raccontava sempre questo aneddoto: «Una sera ero a Porta a Porta. L’argomento era la fede. Margherita Hack disse: “Sono atea”. Un pochino lo sono pure io, però non lo dissi. Avere fede fa vivere meglio. Se uno magari mi ascolta e si lascia convincere che Dio non esiste, finisce che gli faccio del male e, quindi, compio peccato». E sull’ultimo addio scherzava così: «Il mio funerale si terrà minimo alle ventidue... alle undici di mattina i miei amici dormono tutti».

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«Sei grande». Napoli commossa saluta De Crescenzo
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