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giovedì 18 agosto 2022
 
 

E se ci fossero infiniti universi paralleli in cui compiere scelte diverse?

17/01/2022  Un storia d'amore nella cornice della fisica quantistica. Protagonista di "Costellazioni", in scena al Franco Parenti di Milano, Elena Lietti, già vista in "Tre piani" di Moretti

Secondo una teoria della fisica quantistica esisterebbe un numero infinito di universi paralleli, i cosiddetti multiversi che potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni. Una sorta di Sliding Doors con tanti possibili finali che dipendono da scelte diverse. Il tema è affrontato nel nuovo spettacolo Costellazioni, del drammaturgo britannico Nick Payne, diretto da Raphael Vogel e in scena al Teatro Franco Parenti, a Milano, in prima nazionale dal 19 al 6 febbraio. Protagonista Elena Lietti, talentuosa attrice di cinema e teatro, già diretta da Vogel in Marjorie Prime, reduce dal successo del film Tre piani di Nanni Moretti, in concorso all’ultimo Festival di Cannes. 
Giocato sulla fisica quantistica, lo spettacolo pone riflessioni esistenziali, sul senso del tempo, in un intreccio di sentimenti, caso e libero arbitrio. Tutto quello che può accadere, accade da qualche altra parte e per ogni scelta ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in maniera diversa. La bravura di Payne è trasporre questi concetti all’interno delle dinamiche relazionali di coppia, con scrittura cinematografica. Quella di Vogel scavare nei personaggi, avere grande rispetto del testo, che viene studiato anche in anglofono, con meticoloso lavoro filologico.
Elena (Elena Lietti) è cosmologa e ricercatrice universitaria, Pietro (Pietro Micci) un apicoltore. I due protagonisti, lei esploratrice e lui con i piedi e le mani nella terra, si muovono nella dinamica scenografia di Nicolas Bovey. «È una storia d’amore e il pretesto attraverso cui si parla di questa storia d’amore è la fisica quantistica, la cosmologia, la teoria del multiverso», racconta la Lietti. «Marianne il mio personaggio, il cui nome è stato tradotto in italiano con Elena, è una cosmologa ed è lei che porta avanti il tema per cui non esiste un solo universo ma ne esistono tanti possibili in tante dimensioni che procedono in parallelo alla nostra e per ogni evento quantisticamente rilevante si creano delle ramificazioni per cui, a seconda di cosa si scelga, si entra in un universo piuttosto che in un altro». 
Tanti gli scenari che si succedono. “In totale sono sessantotto scene che si aprono e chiudono, molte delle quali sono il frutto di un destino diverso che coglie i protagonisti. Fino a un certo punto il racconto procede con i tratti della commedia romantica ed esplora dinamiche relazionali tra i personaggi che hanno sfumature divertenti”, continua. “Mi sono appassionata alla fisica, che a scuola non avevo studiato in maniera così coinvolgente. Trovo illuminante la mentalità dello scienziato, che fa un atto di grande umiltà riconoscendo e godendo della sua ignoranza e andando in cerca di territori da scoprire, perché si mette continuamente in discussione, cerca la contraddizione e l’errore capendo che da lì nascono le grandi scoperte. Einstein ha scoperto la relatività non grazie a calcoli corretti ma attraverso la contraddizione, poi attraverso la sua capacità immaginifica ha scoperto lo spazio-tempo e che lo spazio non è una scatola vuota in cui ci muoviamo. La mia amica fisica Denise Tantucci, che ha recitato con me nel film di Nanni Moretti, mi ha spiegato che qualsiasi cosa scopriamo con la fisica non ci dirà mai perché le cose accadono, il loro senso profondo, che si trova nella religione. Sono due terreni di esplorazione complementari”. 
Elena Lietti al Franco Parenti è di casa. «Mi piace pensare di esserlo. È un luogo bello, dove si coltiva la bellezza. Andrée  Ruth Shammah lo cura e lo coltiva in questa direzione. Lavorare in mezzo alle cose belle è impagabile, ci mette in una condizione creativa più ricca».
Moretti le ha aperto le porte del grande cinema. «Con lui ho fatto il mio primo ruolo di peso in un lungometraggio. Cinema e teatro mi completano. È un privilegio  poter interpretare personaggi scritti in modo tridimensionale, con più sfaccettature, come sono gli esseri umani, altrimenti sarebbero cartoni animati. Ho avuto l’opportunità di fare un lavoro nella direzione della creazione di un essere umano con tutte le sue contraddizioni».
E in un universo parallelo che lavoro farebbe? «Mi piacerebbe continuare a fare quello che faccio in tutti gli altri universi. E In tutti gli universi possibili andrò a cercare Nanni Moretti, Sorrentino, Paolo Virzì, Niccolò Ammaniti, Giuseppe Piccioni».

 
 
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