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lunedì 13 luglio 2020
 
la decisione
 

Enzo Bianchi lascia Bose e cita il Vangelo: «Se ho agito male ditemi come e quando»

03/06/2020  Il fondatore della comunità, altri due monaci e una monaca, accettano in spirito di «sofferta obbedienza» la decisione della Santa Sede. Si trasferiranno altrove. E su Twitter l'ex priore scrive: «Lascia agire il silenzio perché ogni parola inutile offende la verità. Ma non dimenticare la domanda di Gesù: “Se ho detto o fatto il male dimmi come e quando, ma se ho fatto o detto bene perché mi percuoti?”»

Enzo Bianchi affida a Twitter il commento alla sua scelta di «sofferta obbedienza» di lasciare la comunità di Bose da lui fondata e maturata dopo giorni di riflessione: «Giunge l'ora in cui solo il silenzio può esprimere la verità, perché la verità va ascoltata nella sua nudità e sulla croce che è il suo trono», scrive in un tweet. «Gesù per dire la verità di fronte a Erode ha fatto silenzio. “Jesus autem tacebat!” sta scritto nel Vangelo», aggiunge l'ex priore di Bose. Alla fine non è rimasta che l'«obbedienza», per quanto «sofferta». In un altro tweet scrive ancora: «Se ami e cerchi il trionfo della verità, sii un amante del silenzio. Lascia agire il silenzio perché ogni parola inutile offende la verità. Ma non dimenticare la domanda di Gesù: “Se ho detto o fatto il male dimmi come e quando, ma se ho fatto o detto bene perché mi percuoti?”».

Enzo Bianchi, 77 anni, fondatore 55 anni fa della comunità monastica di Bose, ha deciso di accettare il provvedimento della Santa Sede che ne ha decretato l'allontanamento temporaneo insieme a due confratelli e una consorella, dalla sua “creatura”, di cui è stato priore fino a tre anni fa. «All'indomani della solennità della Pentecoste», la Comunità di Bose «ha accolto la notizia che il suo fondatore, fr. Enzo Bianchi, assieme a fr. Goffredo Boselli e a sr. Antonella Casiraghi hanno dichiarato di accettare, seppure in spirito di sofferta obbedienza, tutte le disposizioni contenute nel Decreto della Santa Sede del 13 maggio 2020», si legge sul sito del Monastero. «Fr. Lino Breda l'aveva dichiarato immediatamente, al momento stesso della notifica», spiega la nota intitolata “Il nostro cammino”.

A partire dai prossimi giorni, si legge, «per il tempo indicato nelle disposizioni, essi vivranno come fratelli e sorella della comunità in luoghi distinti da Bose e dalle sue Fraternità». «Ai nostri amici e ospiti che ci hanno accompagnato con la preghiera e l'affetto in questi giorni difficili chiediamo di non cessare di intercedere intensamente per tutti noi monaci e monache di Bose ovunque ci troviamo a vivere», afferma ancora la comunità, che invita a pregare «per ciascuno di noi, e per la comunità nel suo insieme, perché possa proseguire nel solco del suo carisma fondativo», ossia «fedele alla sua vocazione di comunità monastica ecumenica di fratelli e sorelle di diverse confessioni cristiane» e al contempo «continui a testimoniare quotidianamente l'evangelo in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo».

La visita apostolica dell'inverno scorso

Il provvedimento della Santa Sede, approvato espressamente dal Papa, era stato reso noto dalla comunità il 26 maggio scorso, e ha fatto molto discutere negli ultimi giorni per l’importanza, soprattutto per il dialogo ecumenico, che Bose ha avuto e ha nella Chiesa. La decisione pontificia, che ha decretato l’allontanamento temporaneo di Enzo Bianchi e altri tre fratelli, è arrivata al termine della visita apostolica disposta dal Vaticano e che si è svolta dal 6 dicembre al 6 gennaio scorso dopo le tensioni interne nate nel difficile cambio della guardia tra lo stesso Bianchi e il suo successore Luciano Manicardi.

Anche la nota di Bose, che riferiva del «decreto singolare» del 13 maggio, inappellabile, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, parlava delle «serie preoccupazioni pervenute da più parti alla Santa Sede che segnalavano una situazione tesa e problematica nella nostra Comunità per quanto riguarda l'esercizio dell'autorità del Fondatore, la gestione del governo e il clima fraterno», della necessità di superare «gravi disagi e incomprensioni che potrebbero indebolire o addirittura annullare» il ruolo che alla Comunità è riconosciuto in campo ecclesiale ed ecumenico, nonché della «situazione di confusione e disagio ulteriori» causata dall'iniziale «rifiuto dei provvedimenti» da parte di tre destinatari, tra cui appunto Enzo Bianchi.

Ora la scelta di «obbedienza» di quest'ultimo e degli altri destinatari del provvedimento dovrà, secondo gli auspici, aprire a «un processo di rinnovamento, che confidiamo infonderà rinnovato slancio alla nostra vita monastica ed ecumenica».

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