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lunedì 25 ottobre 2021
 
Prosegue l'acquisto dei cacciacombardieri
 

F-35, ma non era il Parlamento a decidere?

02/11/2013  Nell'estate scorsa Camera e Senato avevano deciso che per ogni ulteriore passo sul programma dei caccibombardieri occorreva prima il via libera parlamentare. Ma il governo, a fine settembre, ha confermato l'acquisto dei primi tre (3,5 miliardi di euro di spesa), e l'ordine dei tre successivi. I velivoli militari ci costeranno 14 miliardi di euro, e altri 52 per il mantenimento fino al 2050.

Le ultime stime della campagna “Taglia le ali alle armi” sono di oltre tre miliardi e mezzo di euro già spesi per i cacciabombardieri F-35 (2 miliardi per le fasi di sviluppo, 800 milioni per lo stabilimento di Cameri, 750 per le prime fasi di acquisto). Se la cifra dei 90 aerei sarà mantenuta, la spesa per l’acquisto salirà a 14 miliardi di euro, a cui vanno sommati ben altri 52 miliardi per il mantenimento da oggi al 2050. Le fonti? Il Pentagono Usa, molto più trasparente, anche sui contratti italiani, che la nostra Difesa.

Nel frattempo, una alla volta, si stanno sgretolando le argomentazioni a favore dell’acquisto dei caccia americani. Si diceva che sarebbero serviti per favorire l’industria italiana: peccato che l’amministratore delegato di Finmeccanica, in audizione alla Camera, abbia appena rivisto al ribasso i presunti vantaggi. Il vero obiettivo lo ha spiegato il Segretariato della Difesa, il generale Enzo Stefanini, in audizione in Parlamento il 29 ottobre scorso: «Partecipare al programma», ha spiegato, «non significa avere automaticamente ricadute economiche dalla produzione di questi aerei».

Francesco Vignarca, il portavoce della campagna “Taglia le ali alle armi”, commenta: «L’acquisto serve per avere armi migliori e moderne, un ragionamento legittimo per le forze armate, ma siamo sicuri sia la priorità dell’Italia in tempi di crisi?».

Eppure, si continua a procedere sul programma e l’Italia ne diventa anche sponsor: nella nuova pubblicità della Lockheed Martin, il colosso americano dell’industria bellica produttrice degli F-35, compare il ministro italiano Mauro, con il suo slogan «Per amare la pace, devi armare la pace (“To love peace you must arm peace)». Il Ministro ha spiegato di non aver mai dato il permesso per l’utilizzo della sua immagine, ma di fatto è diventato il maggior sponsor straniero ai velivoli americani.

«Sicuramente una brutta parentesi», commenta Vignarca, «ma quello che è più grave è che il Ministro vada avanti nel programma di acquisto in spregio alla volontà degli italiani e soprattutto del Parlamento».

La Camera e il Senato, infatti, quest’estate hanno approvato a maggioranza mozioni che impegnavano il Governo a non proseguire con alcun acquisto ulteriore di F-35 senza un preventivo parere parlamentare. Ma da atti formali del Pentagono è arrivata la prova che il 27 settembre l’Italia si è impegnata non solo a completare l’acquisto dei primi tre caccia già pianificati nel 2012, ma ha anche confermato definitivamente tre ulteriori velivoli del lotto successivo e i primi pezzi per altri 8, di cui uno a decollo corto e atterraggio verticale, cioè per le portaerei.

Accanto al merito, la campagna “Taglia le ali alle armi” critica il metodo usato dal Governo: «Si ricorre a trucchi e falsità per non concedere al Parlamento la facoltà di poter recedere o modificare la partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter». Nelle scorse settimane, il Governo ha riferito due volte alla Camera: prima il ministro della Difesa, poi ha mandato il sottosegretario alle Politiche Agricole Castiglione, nel ruolo di “lettore” di una risposta all’interpellanza dei “Parlamentari per la pace”.

Secondo Vignarca, Mauro «rifiuta il confronto, non dà mai risposte serie e precise, pecca di trasparenza e nasconde i dati reali». Soprattutto, quando afferma che non possiamo sospendere l’acquisto perché si tratta di una decisione retroattiva.

«Potremmo eccome», commenta Vignarca, «già il precedente Governo aveva negato la presenza di penali. Ricordiamo che il Canada ha addirittura cancellato in toto la propria partecipazione e che anche l’Italia l’ha già ridotta: per lo stesso Lotto VII che ad ottobre il Governo ha descritto come “blindato” erano previsti 4 aerei. Come mai siamo quindi costretti a confermare l’acquisto solo per tre di essi?».

Altri due elementi confermano la tesi della campana “Taglia le ali alle armi”. Da un lato, l’ulteriore “ok” che l’Italia ha dovuto dare proprio a settembre 2013. Dall’altro, il fatto che noi non acquistiamo direttamente dalla Lockheed Martin, ma dal Pentagono che, per la legge americana, non può accedere ad una contrattualizzazione internazionale prima dell’anno fiscale in cui il denaro per il progetto viene ricevuto.

«Basta falsità e trucchi», concludono le realtà promotrici della campagna. «Riteniamo che per un programma così complesso, così costoso, così problematico, siano altri i meccanismi di trasparenza che debbano essere messi in gioco. Per non arrivare ancora una volta a sprecare ingenti risorse per le spese militari quando il resto del Paese è in situazioni problematiche».

 
 
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