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mercoledì 29 maggio 2024
 
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Monsignor Vincenzo Paglia: «La fede, parola innamorata»

17/05/2023  Il presidente della Pontificia Accademia per la vita, riflettendo a Catania su "La parola in famiglia al tempo del digitale", ha invitato a tornare alle sorgenti del cristianesimo perché i linguaggi che animano le relazioni dentro e fuori le mura domestiche profumino di Vangelo. Gli interventi del sociologo Francesco Belletti (Centro internazionale studi famiglia), di don Salvatore Bucolo (Ufficio diocesano della pastorale per la famiglia) e di monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania. Le opere e la performance degli studenti dell'Accademia delle belle arti

«C'è un modo di comunicare caldo, una parola che vince la paura e diventa fiamma soprattutto davanti a quel cambiamento d’epoca che come ha più volte ribadito papa Francesco caratterizza i giorni che stiamo vivendo . La parola che era presso il Padre ed emigra sulla terra: la fede, parola innamorata». Così monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha spronato a rtornare alle sorgenti del credereo durante l’incontro La parola in famiglia al tempo del digitale, svoltosi a Catania, nella chiesa di Sant’Agata alla Badia, all’interno del 18° Festival della comunicazione (organizzato dall'arcidicoesi insieme con la Società San Paolo e le Paoline) che prosegue nella città etnea fino al 21 maggio.

«Per osservare la forza della Parola in cui si raduna tutto il popolo cristiano occorre guardare alla tenerezza dei bambini. Come quando ognuno di noi ha pronunciato Mamma, in un connubio di sillabe poco tecnicizzate, ma spontanee. Una parola che sboccia dopo numerose relazioni, contatti, odori, ascolti anche chimici. É la lingua materna quella dei cristiani del mondo, può assumere dialetti e declinazioni diverse, ma quella lingua diventa unica e bisogna custodirla, viverla, trasmetterla con passione fino ai confini della terra», ha aggiunto monsignor Paglia sottolineando anche l’importanza del ruolo dei genitori che ieri come oggi possono accompagnare in chiesa i propri figli alla scoperta di quell'odore delle candele, necessario per un cammino cristiano.

 

È la Parola che la pandemia non è riuscita a scalfire: «In quel periodo i genitori hanno abbandonato le loro rigidità e i figli hanno dato il meglio di sé per contribuire all’unione familiare. Genitori e figli si sono aperti alla dimensione dell’ascolto che è il mattoncino necessario che serve a fare famiglia, ricordandosi che si vive meglio stando con gli altri, non solo in famiglia, ma con gli amici, i compagni. Abbattendo quel muro dell’individualismo che è il contrario del vivere di relazioni», ha detto nel suo intervento Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro internazionale studi fmailgia) che ha ricordato come i due terzi delle famiglie interpellate in vista dell'ultimo Rapporto del Cisf (2022) hanno giudicato positivamente il ruolo di computer e telefonini durante i lockdown proprio per coltivare le relazioni interpersonali.  

Il digitale non deve fare paura, ma occorre conoscerlo senza tralasciare mai quel contatto umano che è alla base di ogni relazione: «Vietare l’utilizzo ai figli di tablet o altri dispositivi è sbagliato, ma occorre stare con loro per vivere questa dimensione che fa parte della vita quotidiana di tutti noi», ha proseguito don Salvatore Bucolo, dell’ufficio pastorale della famiglia della diocesi di Catania.

A concludere l’incontro è stato l’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna che ha ricordato l’importanza «di quell’amare bene per comunicare bene» secondo l’insegnamento e la visione di San Francesco di Sales.

 

Al termine dell’evento gli studenti del corso di Grafica e Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Catania coordinati dalla professoressa Rosaria Calamosca hanno svelato due tele in cui due persone con gestualità diverse si univano attraverso dei fili: «Quello di colore arancione unisce tra le due figure cuore e mente passando per la bocca», raccontano Leandro Villino e Marzia Salerno, 23 anni. È seguita quindi l’inaugurazione della mostra Empatia, illustrare con il cuore dove le opere degli stessi studenti hanno ben rappresentato l’unione della famiglia nel nostro tempo, davanti a un pc, un tablet, ma sempre salda nell’amore.

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