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Francesco di Paola, il santo povero che salvò l'anima al re di Francia

14/07/2016  Vite Esagerate, il quinto volume: "Il Miracolo mancato". Per Andrea Di Consoli, il santo calabrese era attento soprattutto alla dimensione sociale, aiutava i poveri e anche i ricchi. Ma quando Luigi XI lo chiamò per essere guarito da un ictus...

Un libro che nasce attorno a un focolare, nel paesino di Rotonda. Due sedie, una per l’autore e l’altra per il computer, e un santo da raccontare. San Francesco di Paola, per Andrea Di Consoli, è una scoperta dell’infanzia e una compagnia dell’età adulta. «Anche se abito a Roma, sono cresciuto in questo paesino al confi‰ne con la Calabria dove il culto per questo santo era molto forte», racconta l’autore. «E il mio libro vuole essere, in qualche modo, un omaggio proprio a certi miti, culti popolari della mia fanciullezza».

Quale santo presenta nel libro?

«Il mio è un tentativo di mostrare ai fedeli e ai non fedeli un santo straordinario perché aveva una grande attenzione alla dimensione sociale, ma senza tralasciare nessuno. Mi ha sempre colpito il fatto che il suo intervento non era diretto soltanto ad alcuni, fossero anche i più poveri, ma invece sapeva dare una parola di conforto a tutti, poveri e ricchi. Credo che il Mezzogiorno, ma non solo, debba ritrovare questo tipo di concordia sociale».

Lei si sofferma, in particolare, sul rapporto con il re di Francia. Perché?

«Mi sembra che sia uno degli aspetti più interessanti della vicenda di san Francesco di Paola. Questo santo poverissimo, penitente, a un certo punto viene corteggiato dall’uomo in quel momento più potente, Luigi XI. Trovo molto strano che l’uomo più povero d’Europa e quello più potente si incrociassero. Avviene però che Luigi XI viene colpito da un ictus e viene a sapere da un tale Matteo Coppola di questo frate calabrese che compie miracoli. Addirittura si dice che faccia risuscitare i morti. Allora lo manda a chiamare, ma san Francesco di Paola vuole rimanere nel suo paesino con i suoi frati e rifi‰uta. Interviene il re Ferrante e gli chiede di andare a Tours, ma rifi‰uta anche l’invito del re di Napoli. Alla fi‰ne interviene il papa Sisto IV e allora, per obbedienza al Papa, nonostante l’età avanzata, va in Francia».

E poi cosa succede?

«Lui parte a piedi da Paola con due frati e un asinello, arriva a Napoli, cammina molte settimane a piedi. Quando arriva in Francia dopo molto tempo fa dei prodigi. La Francia, nel 1483, è devastata dalla peste e Francesco, per esempio a Frejus fa resuscitare alcuni morti, rianima i malati in agonia ed entra trionfalmente a Tours sull’onda della grande emozione di aver resuscitato interi paesi dalla peste. E dunque il re di Francia nutre molte speranze».

Ma il miracolo, come dice il titolo del volume, è un miracolo mancato...

«In senso letterale sì. Il re è convinto che se il frate calabrese ha fatto tutti questi miracoli lo farà anche a lui che, in fondo, ha soltanto un ictus. Comincia, invece, un dialogo a distanza tra i due, nel silenzio, dove l’uomo più potente ha bisogno di quell’uomo povero ed è in attesa del miracolo. Quel miracolo non avviene. Perché san Francesco sente che, con il re di Francia, dovrà compiere un miracolo ancora più grande».

Vale a dire?

«Quello di accompagnarlo nella conversione, o meglio in una consapevolezza piena della fede. Il più grande miracolo che l’uomo può chiedere è quello di avere fede. San Francesco riesce in questo nonostante la durezza di alcuni dialoghi. E quando la morte arriva, Luigi XI, grazie alla vicinanza di questo frate calabrese, fa una morte serena. Il miracolo del re di Francia è probabilmente il più grande che si possa ricevere da un uomo di fede».

Com’è stato costruito questo libro?

«Riprendendo dalle agiogra‰fie popolari che andavano in voga molto tempo fa. Soprattutto mi sono avvalso di quelle dell’800 scritte in modo molto semplice, popolare e preciso. Una semplicità di linguaggio che rende il testo comprensibile a tutti. Mescolando realtà storica e suggestione, sempre con molta delicatezza. E facendo emergere anche la sofferenza di questo santo costretto a lasciare forzatamente la sua terra dove non farà più ritorno. Possiamo dire che è stato il primo grande migrante».

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