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venerdì 27 gennaio 2023
 
La Porta Rossa 3
 

Gabriella Pession: "Avere un figlio significa nascere di nuovo"

18/01/2023  «L’arrivo del mio bimbo, 8 anni fa, ha capovolto il mio mondo. nella sua innocenza, sa cogliere il senso delle cose. ho vissuto a Los Angeles ma non mi riconosco più negli USA: È un paese arrabbiato e diviso»

La porta rossa è iniziata cinque anni fa, e ormai siamo alla terza stagione. Andrà in onda da mercoledì 11 gennaio su Rai 2, per Garbo Produzioni. Saranno quattro serate per due puntate ciascuna. Ritorna l’ispettore Cagliostro, intrappolato tra la vita e la morte. Lui è un “fantasma”, quasi nessuno può vederlo, a parte la giovane Vanessa. Intanto il suo amore, Anna, prova a dare un senso alla sua esistenza. Riusciranno i due a rivedersi? Cagliostro ha il volto di Lino Guanciale, mentre Anna è Gabriella Pession. «Interpreto una donna forte.L’abbiamo lasciata tre anni fa, con una bimba piccola. Adesso è una mamma sola, che ha elaborato un lutto. Sta cercando di rifarsi una vita, vorrebbe trasferirsi da Trieste a Siena», spiega Pession

L'intervista a Gabrielle Pession di La Porta Rossa

Al centro c’è anche la maternità.

«Dico sempre di avere due date di nascita: la mia e quella di mio figlio. Ha capovolto il mio mondo,sono cambiate le priorità. È un grande maestro, nella sua innocenza coglie l’essenza delle cose. Sento di non dover dimostrare nulla all’esterno, non ho bisogno di conferme. Lui mi dice che devo divertirmi di più, è saggio nella sua semplicità. Io sto bene a casa, guardando i cartoni animati o facendo l’albero di Natale. Mi sa consolare quando sono triste, anche se ha solo otto anni. Mi ha fatto capire che non è una mia estensione, ma una persona indipen dente,con il suo carattere. È necessario ascoltarlo, sostenere la sua identità. Non è come me, è altro da me».

Lei è credente?

«Non siamo fatti di carne e ossa, esiste una dimensione spirituale. Non so in quale forma. Coltivo una mia fede, alimento la preghiera. Credo che abbia un potere profondo, che unisce. Mi sono sposata in chiesa, dove mi piace andare per qualche ora di raccoglimento. Mio figlio frequenta una scuola cattolica, è stato battezzato. Voglio che lui sia vicino alla religione, poi farà le sue scelte. Mi piace tendere a qualcosa che sia più in alto di noi, che ci migliori, faccia riflettere. Spesso accendiamo qualche candelina per i nonni o un nostro amico che purtroppo è morto».

Un altro tema della serie è il lutto.

«Ognuno lo affronta come può, non c’è una formula. Alcuni impazziscono dal dolore. Però, quando riesci a elaborarlo c’è una rinascita, perché qualcosa dentro di te si spegne. Inizia una nuova fase. È molto intimo, personale, ridimensiona tutto».

Esiste la “porta rossa”?

«Sarebbe bello. Forse è dentro di noi, significa coltivare la spiritualità, ritrovare i valori di tutti i giorni. Ci si può avvicinare in diversi modi, anche attraverso la meditazione».

Ha vissuto a lungo a Los Angeles.

«È vero, adesso sono però tornata a Roma. È molto diverso abitare negli Stati Uniti, anche se ci sono nata e cresciuta. Mi sono innamorata di Los Angeles dopo averla odiata. Ho dovuto aprirmi a qualcosa di alternativo. È una metropoli con una sua anima, a cui sono legata: mi ha dato tantissimo. È ostica, difficile, mi ha reso più strutturata, capace di sopportare. Preferisco però l’Italia, perché mi sento europea. Ho studiato qui, mio marito è irlandese, ho partorito mio figlio a Dublino. Sono anche un po’ americana, sono stata a lungo in Florida, dove c’erano i miei nonni. Oggi faccio fatica a riconoscere gli Stati Uniti. È un Paese arrabbiato, diviso».

Faceva pattinaggio su ghiaccio...

«È stato il mio primo grande amore, adesso sono un’appassionata di tennis, faccio canottaggio. Non ho più rimesso i pattini, è stata una parentesi dolorosa, ho dovuto smettere perché mi sono rotta i legamenti del piede sinistro. Facevo agonismo, quell’impronta l’ho poi riversata nel lavoro. Sono disciplinata, abituata a cadere e a rialzarmi. La mia tenacia viene dallo sport»

 
 
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