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Credere

«Il grido dei poveri e del Creato è lo stesso. Ascoltiamolo»

17/09/2020  «Se non mi sento toccato dalla sofferenza dei “dannati della Terra”, non lo sarò nemmeno per lo scioglimento dei ghiacciai», dice Gaël Giraud, che punta il dito contro l’utopia post-liberale di privatizzare il mondo (nella foto: Gaël Giraud a Parigi nel 2019 - Foto di Pierre Gilbert - Licenza Attribution-Share Alike 4.0 International)

Il 3 settembre scorso papa Francesco ha ricevuto in udienza un drappello di persone a dir poco eterogeneo. Guidato dal presidente della Conferenza episcopale francese, comprendeva politici, intellettuali, professionisti di fama e un volto notissimo del cinema: l’attrice Juliette Binoche. «Un gruppo “colorato” che può stupire per la sua composizione», commenta sorridendo padre Gaël Giraud, gesuita, anch’egli della partita. «Eppure, al di là delle nostre differenze, abbiamo sperimentato che la sfida ecologica e la speranza che ci spinge richiedono un approccio trasversale: l’ecologia non può più essere il pallino di un gruppo di eroici attivisti né di una formazione politica isolata, ma deve diventare la preoccupazione e la speranza di tutti noi. E in questo la Chiesa cattolica, tra gli altri, ha voce in capitolo».

Un curriculum strepitoso

Solo chi non lo conosce può meravigliarsi della presenza di Giraud in un gruppo del genere. Già, perché padre Gaël è un gesuita sui generis, e non solo perché normalmente sfodera un look da manager al posto della tonaca. 50 anni, economista, da anni si dedica allo studio delle dinamiche dello sviluppo economico e delle sue contraddizioni, con un’attenzione specifica al tema ambientale. «Il mio dottorato di ricerca in matematica (al laboratorio di econometria dell’École Polytechnique di Parigi) si è concentrato sulle basi dell’economia neoliberale. Volevo sapere se tale teoria avesse una solida base teorica. La risposta è no. È poco più di un complicato assemblaggio di fiabe inventate dai ricchi e potenti per giustificare il loro sfruttamento dei poveri e della Terra». Oggi l’economista gesuita punta il dito contro quella che egli chiama «l’utopia post-liberale di privatizzare il mondo, all’origine di gran parte dei nostri mali». Parole di un pericoloso sovversivo? Tutt’altro. Il curriculum accademico di Giraud parla per lui: direttore della ricerca al CNRS (Centro nazionale della ricerca scientifica) di Parigi, il religioso è da poco professore presso la Georgetown Universi ty, prestigiosa università cattolica di Washington D.C., dove dirige l’Environmental Justice Centre.

La transizione ecologica

  

All’indomani della sua ordinazione sacerdotale nel 2013, era stato nominato capo economista presso l’Agenzia francese per lo sviluppo (una banca pubblica che finanzia progetti di sviluppo nei Paesi del Sud), esperienza che gli ha permesso di familiarizzare col mondo degli aiuti internazionali ed incontrare esponenti di molti governi di Paesi emergenti. In questa intervista a Credere (la prima a una testata italiana da quando ha assunto il nuovo incarico) padre Giraud ripercorre il percorso all’origine della sua vocazione e spiega il suo impegno per concretizzare le indicazioni dell’enciclica Laudato si’. L’idea-chiave alla quale oggi è associato il nome di Giraud è “transizione ecologica”, che dà il titolo a un suo fortunato libro. Spiega Giraud: «La ricostruzione sociale ed ecologica delle nostre società è il grande progetto che abbiamo l’opportunità di realizzare nei prossimi decenni. Non è un problema, ma la soluzione. Un progetto che unisce, anziché dividere, come invece fa l’utopia postliberale di privatizzare il mondo:  volta che si pensa alla Terra come proprietà privata, diventa legittimo poterla distruggere. E prima o poi, anche il prossimo diventa proprietà privata: la schiavitù è l’esito del processo di “uberizzazione” del mercato del lavoro, che sta mandando in soffitta i rapporti salariali regolati da due secoli di lotte sociali».

Esempi tratti dalla vita

Giraud è un intellettuale, ma quando si tratta di farsi capire sa trovare esempi molto comprensibili: «Mentre se rompi la tua motosega – per fare un esempio caro al compianto David Graeber (autore del bestseller Bullshit Jobs, ndr) – puoi sempre prenderne un’altra, non abbiamo un secondo pianeta. Questa unicità della Terra in cui viviamo si riferisce a un’altra, a quella della mia vita, alla tua. È qui, al crocevia di queste due unicità, che la tradizione spirituale cristiana può trovare cittadinanza nei dibattiti sulla questione ecologica. Se non siamo in grado, collettivamente, di prenderci cura della singolarità di ciascuna delle nostre esistenze, come ci prenderemo cura del pianeta, e viceversa? L’acuta consapevolezza della natura infinitamente preziosa di queste due singolarità è ciò che ha alimentato l’amicizia nella nostra piccola delegazione francese». Per l’incontro del 3 settembre con essa, Francesco aveva preparato un testo, ma, come spesso accade, non l’ha letto. «Tuttavia quel testo», sottolinea Giraud, «merita di essere accolto attentamente, allo stesso modo dell’enciclica Laudato sì. Cito una frase: “È la stessa indifferenza, lo stesso egoismo, la stessa avidità, lo stesso orgoglio, la stessa pretesa di pensarsi padrone e despota del mondo, che portano gli uomini, da un lato, a distruggere le specie e saccheggiare le risorse naturali, e, dall’altro, a sfruttare la miseria, abusare del lavoro di donne e bambini, rovesciare le leggi dell’unità familiare, non rispettare più il diritto alla vita umana, dal concepimento al completamento naturale”. Parole che riecheggiano il famoso paragrafo 123 della Laudato si’».

Le donne al centro

  

Nel discorso del Papa alla delegazione francese Giraud individua, però, anche una novità importante: l’introduzione del parallelo con lo sfruttamento del lavoro femminile. Spiega il gesuita: «In un Paese come la Francia, dove una donna su dieci viene violentata e un’altra muore ogni tre giorni per mano del suo partner, nello stesso Paese dove, in media, le donne sono ora più istruite degli uomini, questo rappresenta qualcosa su cui riflettere. La ricostruzione ecologica della nostra società richiede la rinuncia a queste varie forme di hybris (la “superbia” di cui parlavano gli antichi Greci), che rimandano tutte al prototipo del maschio bianco, adulto, sano che pensa di essere il maestro e despota del mondo». Conclude Giraud: «Nel discorso che ha improvvisato con noi, Francesco ci ha invitato a rompere decisamente con questo tipo di antropologia malata». Come? «Ad esempio mettendoci in ascolto delle popolazioni indigene, gli stessi popoli che il fascismo ambientale e sociale di Bolsonaro, come l’indifferenza della comunità internazionale, condannano a morte, mentre abbandonano al proprio destino l’Amazzonia, primo polmone terrestre al mondo che ancora ci protegge dalle terribili conseguenze del riscaldamento globale. Gli indiani delle foreste pluviali amazzoniche, secondo Francesco, possono insegnarci ciò che nessun software di intelligenza artificiale potrà mai fare: la saggezza unita alla tenerezza». Ma come? Un economista, prototipo della razionalità, che discetta di tenerezza? «Guai a scambiarla per un sentimento adolescenziale», puntualizza Giraud. «Al contrario, essa rappresenta il punto estremo del coraggio, perché consiste nell’osare di essere toccati dalle gioie e dalle angosce degli altri. La tenerezza è politica. Se non mi sento toccato nelle viscere dalla sofferenza dei “dannati della Terra”, non lo sarò nemmeno per lo scioglimento irreversibile dei ghiacciai nelle Alpi. Abbracciare la tenerezza significa essere vulnerabili, rimanere disarmati di fronte a possibili violenze da parte di altri. Ma se rimango chiuso nella mia armatura, come potrò mai accogliere consolazione?»

Chi è

Età: 50 anni

Famiglia religiosa: Compagnia di Gesù

Professione: Economista

Dottore in Matematica applicata

Francese, classe 1970, dottore in Matematica applicata all’economia, Gaël Giraud è entrato nella Compagnia di Gesù nel 2004 ed è stato ordinato sacerdote nel 2013. Già direttore della ricerca al CNRS (Centre national de la recherche scientifique) di Parigi, ha lavorato all’Agence Française de Développement e insegnato nelle università della Sorbona e a Lovanio. È autore di Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia (Emi), che ha ottenuto notevoli riscontri, in Francia e all’estero.

«CON GLI ULTIMI IN CIAD ERO DAVVERO FELICE»

  

La storia della vocazione di padre Giraud è molto particolare. Dopo il dottorato di ricerca in matematica, infatti, era andato in Ciad per insegnare matematica e fisica in una scuola superiore dei Gesuiti. «In quel periodo», racconta, «ho passato molto tempo nella prigione di Sarh, insieme ai missionari gesuiti, in particolare per cercare di salvare le donne continuamente sottoposte ad abusi e violenze. Minacciato di essere processato, ho dovuto porre fine alle mie attività in prigione. Fortunatamente una Sorella della Carità è riuscita a prendere il mio posto». In Ciad il futuro padre Gaël entra anche nel mondo dei bambini di strada. «Insieme abbiamo costruito un piccolo centro di accoglienza (40 posti), che funziona ancora». Di ritorno dal Ciad, affiora nel brillante professore l’idea di entrare nella Compagnia di Gesù. «Ma mio padre morì in quel momento e i Gesuiti mi invitarono ad aspettare. Nel frattempo, iniziai a lavorare come ricercatore in Economia presso il CNRS e come consulente per le banche». Perché proprio gesuita? «Per molte ragioni», è la risposta. «Stavo cercando una via per seguire Cristo in modo tale che ogni momento della mia vita fosse trasformato. Mi affascinava il radicalismo evangelico della vita religiosa. La vita in Ciad – in una scatola di fango essiccato, senza acqua, senza elettricità – mi aveva reso profondamente felice. Avevo sperimentato che la povertà scelta non è una maledizione, ma una fonte di gioia. Volevo continuare a bere da questa fonte. E poi, naturalmente, avevo fatto gli Esercizi Spirituali e stavo leggendo i grandi autori gesuiti: Rahner, Balthasar, Certeau...». Conclude: «Dopo i miei studi in filosofia e teologia, l’azienda presso la quale lavoravo mi ha chiesto di scrivere una tesi di dottorato in teologia, sotto la direzione del grande teologo gesuita Christoph Theobald. Ho cercato di riflettere sulle risorse che il cristianesimo ha a disposizione per alimentare l’energia spirituale di cui le nostre società hanno bisogno per affrontare la sfida ecologica, scoprendo che la condivisione e i beni comuni, risposta privilegiata al disastro ecologico in corso, fanno parte della grande tradizione della nostra Chiesa».

In tour per l’Italia

Gaël Giraud terrà alcune conferenze nei prossimi giorni in Italia per illustrare la sua visione di economia dopo il Coronavirus. Il 7 ottobre alle 18 interverrà alla libreria San Paolo di Vicenza, mentre alle 21 parlerà a Verona. L’8 ottobre dialogherà con padre Federico Lombardi all’Istituto francese di cultura a Roma (ore 18.30) sul tema Ricostruzione ecologica e futuro dell’Europa. Il 9 ottobre a Brescia interverrà nella parrocchia di Santa Maria Nascente. Info: www.emi.it.

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