Salma Hayek con Matteo Garrone
Molti applausi e qualche dissenso per Matteo Garrone e Il racconto dei racconti, nella prima giornata di concorso al 68° Festival di Cannes. Il film è piaciuto non solo ai giornalisti italiani ma anche ai critici mitteleuropei e a tutti quelli di lingua inglese. Spiazzati invece i francesi, impreparati forse alla virata di Garrone che dopo Gomorra, feroce cronaca della camorra e Reality, elegìa dell'italietta schiava dei modelli televisivi (pellicole già premiate entrambe col Grand Prix) si aspettavano l'ennesima rilettura della realtà. Invece, il regista romano ha portato sulla Croisette uno sgargiante film in costume. Boschi fatati e castelli, regine e re, draghi e streghe, artisti circensi e lavandaie. Sullo schermo è un rutilare di abiti principeschi e disavventure. Un kolossal fantasy (costo sui 14 milioni di euro) degno dei recenti successi Disney. Se non fosse che morale e stile visivo hanno un gusto più europeo.
Del film colpiscono le immagini: bellissime. Simili a quadri. “Faccio di tutto per non dimenticare l'influenza dei miei studi artistici. Da sempre, amo la pittura”.
Come le è saltato in mente di girare un film fantastico e in costume, genere ormai desueto in Italia?
“La realtà, oggi, è un horror che la Tv ci propina ogni giorno: omicidi, stupri, violenze, guerre. Immagini così ripetitive da diventare vuote, stucchevoli, insignificanti. Ho sentito il bisogno di ritrovare un po' di umanità nella fantasia. E poi sono rimasto affascinato da un nuovo incontro”.
Vale a dire?
“Mi ha emozionato la scoperta de Lo cunto de li cunti, meravigliosa raccolta di novelle di Giambattista Basile, autore partenopeo dei Seicento che ha dato la stura a tutta la letteratura fiabesca fiorita in Europa nei secoli successivi. Un caravanserraglio fantastico in cui sono riassunti gli opposti della vita: il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il soave e il terribile. Oggi nessuno lo ricorda, eppure perfino i fratelli Grimm resero omaggio alla sua creatività scrivendo la prefazione alla riedizione del suo libro, scritto in un dialetto coloritissimo. L'ennesima opera d'arte italiana che da oggi, spero, non sarà più misconosciuta. Mi piacerebbe che lo spettatore, visto il film, cercasse il testo di Basile. Io ho scelto tre episodi ma ce ne sono cinquanta, uno più bello dell'altro”.
Del primo racconto, intitolato La regina, è protagonista un'affascinante Salma Hayek alle prese con un ingombrante consorte (l'americano di origini irlandesi John C. Reilly), due artisti circensi (Alba Rohrwacher e Massimo Ceccherini), un negromante e un desiderio da appagare. Nel secondo, intitolato La pulce, c'è ancora un re (Toby Jones) diviso tra la minaccia di un orco e l'incantamento della giovane figlia, Viola. La terza novella, Le due vecchie, è quella più venata di cinismo col re (il francese Vincent Cassel) circuito da un lacchè, un barbiere, un arrotino e una strega al fine di punire la sua vanità libertina. Garrone, con quale criterio ha selezionato le novelle?
“Mica facile. Ho cercato di restituire sapori e tinte di un mondo fantastico. Esiste poi un fil rouge che lega i racconti: sono le fasi della vita femminile coi diversi modi di affrontare le sfide. Ha presente il famoso dipinto di Gustav Klimt, Le tre età della donna... Ecco, allo spettatore trarne la morale”.
Sottoscriviamo l'invito: Il racconto dei racconti merita di esser visto in sala. E chi voglia approfondire può trovare la versione integrale della lunga intervista con Matteo Garrone sul numero 20 di Famiglia Cristiana, in questi giorni nelle chiese e nelle edicole.