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venerdì 21 giugno 2024
 
Gaza
 

Israele libera quattro ostaggi. Ecco chi è Andrey Kozlov

08/06/2024  Famiglia cristiana aveva intervistato fidanzata e madre di uno dei quattro rapiti da Hamas, oggi libero dopo un blitz delle forze speciali israeliane. Intanto, però, i civili palestinesi continuano a morire negli attacchi

Sono quattro gli ostaggi liberati nel corso di un blitz condotto dall’esercito israeliano nel centro della Striscia di Gaza. Le forze speciali hanno fatto irruzione simultaneamente in due siti di Hamas a Nuseirat liberando Noa Argamani, Almog Meir Jan, Andrey Kozlov e Shlomi Ziv. Gli ostaggi sono tutti in buone condizioni, mentre uno degli agenti che h partecipato alle operazioni, gravemente ferito, è poi deceduto in ospedale.
Nel corso dell'operazione, nella zona, sono stati effettuati pesanti attacchi aerei contro i siti di Hamas e a sostegno delle truppe di terra causando un gran numero di morti tra i civili palestinesi.

 

Famiglia cristiana aveva intervistato la fidanzata e la madre di Andrey Kozlov, uno degli ostaggi liberati. Vi riproponiamo quel servizio.

 

La mattina del 7 ottobre Jennifer si è svegliata presto, troppo presto, per colpa delle sirene di allarme.  Suonano quando dal Libano o da Gaza partono i missili diretti contro Israele. Di solito il sistema antimissile Iron Dome intercetta i razzi e tutto finisce in pochi minuti. Ma non quel giorno. Un giorno che ha fermato la vita di Jennifer.

Jennifer è una bella ragazza bionda di 32 anni che lavora come hostess nella compagnia aerea israeliana El Al. È la fidanzata di Andrey Kozlov, uno degli ostaggi portati da Hamas a Gaza. Accanto a Jennifer  è seduta Evgeniia Kozlova, 52 anni, la mamma di Andrey. Vive a San Pietroburgo, in Russia, ma dopo il 7 ottobre è volata in Israele e da allora sta sempre accanto a Jennifer.

Evgeniia e Jennifer mostrano una foto di Andrey. È un ragazzone moro di 27 anni. La mamma lo descrive studioso e con la voglia di imparare sempre cose nuove. “Quando è partito per il servizio militare”, racconta, “temeva di annoiarsi, così si è portato dietro la chitarra e tanti libri. Ha pure cominciato a studiare l’italiano. Gli è sempre piaciuto viaggiare, conoscere persone e fare esperienze”. Nato a San Pietroburgo, Andrey è giunto in Israele nell’agosto del 2022 per studiare nell’ambito del programma Masa, una esperienza educativa che favorisce l’accesso a imprese israeliane, organizzazioni sociali e istituzioni accademiche.

Andrey, che ha una bisnonna ebrea, decide che Israele è il luogo in cui vuole costruire la sua vita e all’inizio del 2023 diventa cittadino israeliano. In estate conosce Jennifer. “Abitiamo vicini a Rishon Lizion, non lontano da Tel Aviv. Ci siamo subito voluti bene. Andrey è molto dolce, calmo, con un approccio sempre positivo verso la vita. Accanto a lui mi sono sempre sentita protetta”. Il racconto di Jennifer torna al 7 ottobre. “Io non sapevo che Andrey sarebbe andato al Festival musicale Nova  per lavorare come addetto disarmato alla sicurezza,  mi sono anche un po’ arrabbiata quando mi ha mandato una foto e un messaggio in cui diceva: guarda dove sono? Gi ho detto di divertirsi e di godersi la musica, anche se lui ha risposto che la musica era brutta e non lo faceva dormire”.

Jennifer prende fiato e getta uno sguardo allo schermo dello smartphone, in cerca di aggiornamenti. “La mattina del 7 ottobre gli ho chiesto se anche lui sentiva le sirene di allarme. Mi ha risposto che da un lato sentiva i razzi e dall’altro degli spari. Gli ho detto di scappare e di trovare un posto dove nascondersi. Mi ha risposto  di non preoccupami. Erano le 8 e 10 minuti e quello è l’ultimo suo messaggio che ho ricevuto. Alle 10 gli ho mandato un altro messaggio, non mi ha risposto e ho cominciato ad avere paura. Sul telefono mi sono arrivate immagini di cadaveri, ho capito che c’era stato un massacro e ho fatto avvisare i genitori di Andrey”.

Per giorni Jennifer ha visto tutti i video e le foto dell’orrore. “Tra quei poveri corpi cercavo quello di Andrey. Dopo tre settimane le autorità ci hanno detto che era fra gli ostaggi”. Le lacrime fermano il racconto. Parla ancora la mamma. “Almeno i terroristi in prigione in Israele mangiano tre volte al giorno in una cella. Andrey e gli altri ostaggi invece stanno nei tunnel, non vedono la luce, mangiano poco e male,  Andrey ha allergie, avrebbe bisogno di medicine. Più passa il tempo e più siamo preoccupati. L’accordo fra il governo e Hamas prevede il rilascio di donne e bambini, ma gli altri? Il soldato Gilad Shalit è rimasto ostaggio per cinque anni, come possiamo resistere così a lungo?”

“Non sappiamo se Andrey è vivo o morto”, aggiunge Jennifer, “so che le autorità israeliane stanno lavorando per noi, ma possono fare di più e meglio. Perché la Croce Rossa non ha ancora potuto visitare gli ostaggi? Ci serve un segnale di vita da Andrey. Sua mamma è forte, ma tu ora mi vedi piangere. Andrey lo sogno la notte, gli parlo, a volte mi sembra di impazzire. Avrei voluto parlare ad Al Jazeera, così magari mi sente o mi vede. Vorrei dire ai suoi rapitori di non fargli del male”.

Jennifer confida un sentimento  di delusione  verso le autorità del suo Paese. “Amo Israele e sono orgogliosa di essere israeliana, ma mi sento tradita, perché il governo non è stato capace di  garantire la nostra sicurezza. Gli uomini di Hamas hanno potuto attraversare il confine uccidendo, violentando, bruciando. È stato un disastro”.

Jennifer ed Evgeniia pensano anche alle vittime palestinesi. “Finché c’è Hamas al potere, anche i palestinesi di Gaza saranno ostaggi”, dice la mamma di Andrey.

“Ho tanti amici arabi”, conclude Jennifer, “ed è triste per me vedere soffrire anche i palestinesi. Voglio la pace per tutti, voglio che un domani sia tutto finito. Ma la soluzione ci sarà quando la violenza non sarà vista come l’unica risposta ai nostri problemi.

 

 
 
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