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lunedì 18 ottobre 2021
 
libertà di stampa
 

Giornalisti minacciati, nel 2021 casi aumentati dell'11%. Nel mirino soprattutto le donne

16/07/2021  I dati illustrati dal prefetto Vittorio Rizzi, che invita a denunciare, durante il seminario del 15 luglio a Roma organizzato dalla Polizia Criminale insieme all’Ordine dei giornalisti sul fenomeno delle intimidazioni ai cronisti. L’allarme di Carlo Verna sulle querele temerarie e le testimonianze di alcuni cronisti, sotto tutela per il loro lavoro

Sono 110 gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti segnalati alle Forze di Polizia nel primo semestre del 2021, in aumento dell’11% rispetto ai 99 episodi dello stesso periodo del 2020. Il 65% dei casi si è verificato in cinque regioni: Lazio (passata dai 35 casi dell’anno scorso ai 26 di quest’anno), Lombardia (dove il trend è opposto: da 7 a 16 casi), Sicilia (13), Toscana (10) ed Emilia Romagna (che da zero episodi è passata a 7). Seguono Puglia e Piemonte (6 casi a testa), Calabria (5) e Campania (4). In aumento anche le minacce alle giornaliste che sono più che raddoppiate rispetto alle 14 conteggiate nei primi sei mesi dello scorso anno.

Le intimidazioni veicolate sul web (soprattutto attraverso i social) riguardano 55 episodi nel primo semestre del 2021, in aumento del 27% rispetto allo stesso periodo del 2020. Sono i dati illustrati dal prefetto Vittorio Rizzi, vice direttore generale della Pubblica sicurezza e direttore centrale della Polizia Criminale, e dal direttore del Servizio Analisi Criminale, Stefano Delfini, nell’ambito del seminario "Gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti: una minaccia alla libertà d’espressione” che si è svolto giovedì mattina a Roma organizzato dall’Ordine dei giornalisti insieme alla Direzione Centrale della Polizia criminale.

Nel primo semestre del 2021, inoltre, il 27% del totale degli episodi (30 casi) è avvenuto nei confronti di giornaliste. Il 76% nei confronti di uomini (70). Il restante 5% nei confronti di redazioni o strutture giornalistiche. «I numeri dicono che il trend delle minacce è chiaramente in aumento, se consideriamo anche il fatto che c’è un sommerso dovuto alle mancate denunce da parte dei giornalisti», ha spiegato Rizzi, «il nostro obiettivo, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti, è fare in modo che i cronisti denuncino sempre di più ed è un appello che rinnovo a tutta la categoria. L’altro aspetto su cui occorre soffermarsi è l’odio veicolato online, tramite i social network ma non solo, che costituisce un fenomeno in aumento e che la pandemia, con la radicalizzazione delle posizioni nel dibattito pubblico, ha acuito».

Da sinistra: il direttore del Servizio Analisi Criminale, Stefano Delfini, il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, e il consigliere Gianni Maria Stornello

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna, in apertura dei lavori, ha sottolineato l’importanza del Tavolo tecnico interforze istituito nel 2017 per la tutela dei giornalisti minacciati, «di cui il seminario odierno costituisce una tappa importante del nostro lavoro insieme oltre che un’importante occasione di formazione e confronto», ha affermato, e ha commentato positivamente la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale l’articolo 13 della legge sulla stampa che fa scattare obbligatoriamente la pena della reclusione per i reati di diffamazione a mezzo stampa: «Finalmente è svanito l’incubo del carcere e la Consulta ha portato l’Italia nel solco della giurisprudenza di Strasburgo». Poi Verna ha posto il problema delle querele temerarie che sono una minaccia «più sottile ma non meno insidiosa» per il lavoro dei cronisti. Al tavolo dei relatori anche Gianni Maria Stornello, componente dell’esecutivo  dell’Ordine, che ha evidenziato come gli attacchi ai giornalisti siano una minaccia profonda «alle fondamenta stesse della nostra società democratica, tanto più che i cronisti con il loro lavoro portano talvolta alla luce fatti di rilievo penale e svolgono una professione di rilievo costituzionale». Per questo, secondo Stornello, «il ruolo del cronista assume un rilievo ancora più meritevole di essere tutelato. Il nostro ordinamento possiede tutti gli strumenti culturali e giuridici per impedire minacce e intimidazioni. Il nostro compito deve limitarsi a far sì che questi strumenti siano adeguatamente utilizzati».

Al seminario sono intervenuti, tra gli altri, i cronisti sotto tutela Antonella Napoli di Focus on Africa, che si è soffermata sugli attacchi sessisti rivolti alle croniste e ha raccontato la sua esperienza personale, Nello Scavo di Avvenire che ha parlato dell’importanza della tutela della segretezza delle fonti, Asmae Dachan, cronista italo-siriana che vive ad Ancona che ha raccontato la situazione di molti cronisti nelle zone di guerra e dittatura, dalla Siria alla Turchia, Antonio Sanfrancesco di Famiglia Cristiana che ha sottolineato l’importanza del giornalismo sul campo, partendo dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata delle comunicazioni sociali del 2020 in cui il Pontefice ha elogiato, comprendendone i rischi, il lavoro degli inviati, dai cronisti agli operatori, unico antidoto a un’informazione costruita a tavolino senza muoversi dalla propria scrivania e mezzo efficace per conoscere i conflitti dimenticati, le disuguaglianze, la situazione delle periferie. Inoltre, ha avanzato la proposta di conferire al Papa la tessera professionale ad honorem per la costante attenzione rivolta, nel suo magistero, al lavoro dei giornalisti. La proposta è stata subito accolta con grande disponibilità dai vertici dell'Ordine, Verna e Stornello: «Sarebbe un onore per tutta la categoria e un gesto di profondo significato per il nostro mestiere», ha detto il presidente nelle conclusioni finali. Infine, in video collegamento, è intervenuto il cronista calabrese Michele Albanese del Quotidiano del Sud, sotto scorta da sette anni, che ha evidenziato l’importanza della cultura della legalità e la necessità di un giornalismo che non si fermi a raccontare la cronaca ma analizzi i fenomeni complessi com’è quello della criminalità organizzata.

Gli esponenti delle Forze dell’Ordine si sono soffermati sulle diverse sfaccettature che ha assunto il fenomeno dei cronisti minacciati. Il direttore del Servizio Analisi Criminale, Stefano Delfini, ha illustrato il lavoro del suo reparto e il contesto territoriale dei casi di minaccia.

Il generale dei carabinieri Giuseppe De Riggi ha illustrato i casi di omessa denuncia da parte delle vittime. Nunzia Ciardi, direttore del Servizio Polizia Postale e delle comunicazioni, ha posto l’accento sull’aumento esponenziale dell’odio online e dei reati cibernetici durante la pandemia. Infine, il colonnello Massimiliano Di Lucia ha evidenziato le connessioni tra le attività investigative della Guardia di Finanza e gli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti mentre Eugenio Rodolfo Spina della Direzione centrale della Polizia di prevenzione ha analizzato la matrice politica delle minacce ai cronisti che vanno dall’estrema destra all’estrema sinistra e si alimentano online.

 
 
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