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giovedì 18 aprile 2024
 
la riflessione
 

«Con il "pretesto" di Halloween possiamo insegnare ai nostri figli il significato della festa dei Santi»

30/10/2023  La riflessione di una nostra lettrice di fronte al dilagare di una tradizione celtica arrivata dagli Stati Uniti. L'alternativa possibile è quella di "sostituire" i mostri ai Santi, come fanno già molti educatori in famiglia e nelle parrocchie

Di Fabiana Guerra

 

Il nome di Halloween deriva da All Haallow’s Eve Day cioè: la notte di Ognissanti. Il popolo dei Celti, per questa occasione, si vestiva in modo da incutere terrore e paura così da scacciare ed esorcizzare il pericolo. Per questo è rimasta l’usanza di travestirsi da mostri o da creature spaventose. Questa ricorrenza era una tradizione celtica, una delle quattro feste gaeliche pre-cristiane chiamata Samhain e segnava una sorta di capodanno che separava il periodo estivo da quello invernale. Durava un’intera settimana durante la quale, secondo le credenze dell’epoca, il mondo terreno e quello dell’aldilà potevano incontrarsi. E allora come ha fatto ad arrivare in Italia? Passando dall’America All Hallows’Day con lo stesso significato in lingua inglese: vigilia di tutti i Santi, è giunta e festeggiata anche in Italia in maniera crescente, specialmente in questi ultimi anni. Si arriva ormai a dire che sia entrata nella cultura italiana o che la si voglia fare entrare in tutti i modi, mentre pare evidente sia un evento commerciale che ottiene spesso l'effetto di distogliere l'attenzione dal vero significato della notte del 31 ottobre/1 novembre cioè la festa di Tutti i Santi.

Si vedono moltiplicare segni o simboli di Halloween già almeno un mese o due prima, disegni di pipistrelli, ragnetti, zucche intagliate, mostriciattoli, fantasmini, streghette, fatine, gnomini, filastrocche anche sui libri scolastici sia in inglese che in lingua italiana. Sembra che lo scopo (perché uno scopo quando un essere umano si muove ci deve pur essere) sia esorcizzare la paura, facendosi ... paura a vicenda. Paura di pipistrelli e streghette finte? Non sta in piedi. L'unica vera paura è quella della morte, da sempre. Quindi spaventiamo gli spiriti della morte e spaventiamoci a vicenda! Per coprire questa paura è nato un secondo Carnevale, perché così è visto e vissuto soprattutto dai bambini, ma non solo. Parlando di ragazzi o adulti il discorso si complica, perché di solito sono i più grandi a creare situazioni esagerate e non sempre limitate al famoso "dolcetto o scherzetto?", frase tipica di questa festa che ti permette, se vuoi, di andare di casa in casa e porre questa domanda aspettando un dolcetto, ovviamente.

Queste poche cose, sono da approfondire. Guardando questa smania di eliminare o spaventare la morte, una mamma, che è anche una maestra, ha detto: «è tutto un gioco, ha preso sempre più piede e già vedo la differenza con la mia seconda figlia, ci sono solo tre anni di differenza tra i due, ma solo con lei mi è stato chiesto da altre mamme: "Vieni che andiamo di notte alle porte a chiedere: dolcetto o scherzetto?". Con il primo, tre anni prima, nessuno aveva domandato nulla».

La vera preoccupazione è che ci si allontani dalla realtà. La sofferenza e la morte esistono e sono reali, non è un gioco. Non si desidera che già da bambini si banalizzi ciò che è vero e con il quale i nostri figli si scontreranno inevitabilmente nella vita. A scuola più che due o tre canzoncine e lavoretti, soprattutto in lingua inglese, non si fa, ma i bambini tornano a casa, è lì che vivono il loro tempo maggiore e assieme a familiari ed amici. È un carnevale, ma più importante e famoso del carnevale di febbraio! Ci si traveste e si va in giro. Per i bambini il 1° novembre si sta a casa da scuola perché è Halloween, così dicono loro. La festa dei santi non è presa in considerazione nemmeno se glielo spieghi.

Dopo un intervento del genere come si può rispondere? Sono apprezzabili alcuni genitori che, trovandosi a parlarne casualmente fuori da scuola mentre aspettavano i loro figli, si sono autoorganizzati e, coinvolgendo anche i figli di chi magari nemmeno conoscevano, hanno fatto una proposta diversa. Racconta una di loro: «Senza pensarci troppo, abbiamo invitato chi voleva a partecipare a una serata di giochi, cena e Messa finale attorno alle 21,30. Lo sapevamo che subito dopo si continuava con una veglia dei Santi, organizzata da altri, parrocchia inclusa, e che a distanza di 30/35 minuti si presentavano delle figure di Santi fino a mattina i primi due anni, adesso fino alle tre del mattino, ma i bambini erano liberi, tanti tornavano a casa, qualcuno si fermava coi genitori, magari un'oretta. Ma la cosa bella era prima perché in alcuni genitori prima di cena abbiamo preparato giochi assieme a loro, coinvolgendo noi figure di santi che si prestavano, ci siamo divertiti tutti! Due anni fa eravamo 90!».

Si può solo riflettere su dove ci può o ci vuole portare Halloween. Un piccolo curioso e simpatico aneddoto? Scrivendo a padre Christian Carlassare, vescovo a Rumbek in Sud Sudan, (Africa) mi sono sentita chiedere: Che cos'è Halloween? A parte un sorriso di cuore, qualche domanda possiamo farcela, direi.

 

 
 
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