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venerdì 10 luglio 2020
 
L’appello dell’ordine missionario
 

I Comboniani: «Basta atti criminali e stragi di migranti»

28/04/2020  I religiosi, in una lunga lettera aperta, ricostruiscono quella che sarà ricordata come “la strage di Pasquetta” (12 profughi naufraghi lasciati affogare nel Mediterraneo, i sopravvissuti riportati nell’inferno libico), e denunciano l’accaduto come crimine contro l’umanità

“Come missionari sentiamo l’obbligo di esternare la nostra ‘santa collera’ per la “strage di Pasquetta”, un’agghiacciante storia di naufragio di profughi in fuga dalla Libia”. Così inizia la lettera aperta di denuncia, ma insieme appello, della Commissione Giustizia e Pace dei missionari comboniani.

“Solo ora”, continua il testo, “grazie ad Alarm Phone, il numero di emergenza per i migranti in difficoltà nel Mediterraneo, ne conosciamo i dettagli”. Dettagli che i missionari descrivono, agghiaccianti: “Un gommone con 63 rifugiati è partito nella notte tra il 9 e il 10 aprile (Venerdì Santo!) da Garabulli, a 50 km da Tripoli, ed è andato poi in avaria in acque Sar (la sigla sta per Zona di ricerca e soccorso, ndr) maltesi. Alarm Phone ha subito dato l’allarme avvisando Malta, Libia, Portogallo, Italia, Germania e Frontex. Tutti hanno scelto di non intervenire, utilizzando la scusa del Covid-19, ma di fatto stavano pianificando il rientro forzato del gommone in Libia. Così i 65 profughi sono rimasti per 72 ore nel gommone senza ricevere soccorsi”.

Il 14 aprile, continua la ricostruzione dei religiosi, una nave mercantile ha raggiunto i naufraghi, senza peraltro poterli soccorrere. Sette dei profughi a bordo dell’imbarcazione alla deriva si sono tuffati in mare nel tentativo di poter ottenere aiuto dal cargo. E sono affogati.

“Poi finalmente è apparso un peschereccio”, proseguono i comboniani, “che ha trovato sul gommone 5 morti per disidratazione e fame e 53 superstiti terrorizzati che hanno richiesto come condizione di salvataggio di non essere riportati in Libia”.

Ma invece il peschereccio li ha riportati proprio nel Paese nordafricano.

“È criminale”, sottolinea la lettera, “riportare i rifugiati in Libia perché quel paese – lo dice l’Onu – non è un ‘porto sicuro’. Il rappresentante dell’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) in Libia ha pure confermato che i 53 superstiti sono stati portati a Tripoli dove sono stati smistati nei vari lager. Tutte le nazioni, tra cui l’Italia, avvisate di quanto avveniva in mare, hanno commesso un crimine contro l’umanità e devono essere portate in un tribunale internazionale per mancato soccorso, per cui sono morte 12 persone, e per aver consegnato i rifugiati alla Libia, in piena guerra civile”, dove – precisa l’appello – prosegue violentissima la guerra, della quale fanno le spese “sempre i più deboli, specie i 700.000 immigrati sul suolo libico di cui 20.000 internati in paurosi lager spesso senz’acqua e senza cibo, torturati in maniera orrenda per spillare da loro soldi, usati spesso come scudi umani nella paurosa guerra civile in atto. Questi, per le leggi internazionali non sono più migranti, ma rifugiati che hanno il diritto di essere accolti. Per questo è stato criminale il mancato soccorso!”.

Nel Mediterraneo, com’è noto, dal solo 2014 hanno perso la vita oltre 20 mila naufraghi migranti. Nel solo 2019 le vittime sono state 1.300.

“Naufraga l’Europa ‘patria dei diritti umani’”, concludono i comboniani. “Temiamo che la politica della Ue verso chi bussa alle nostre porte, sarà sempre più impietosa. Di fatto la presidente, Ursula Von der Leyen, a nome della Commissione, sta mettendo a punto un nuovo piano sui migranti e asilo che includerebbe i seguenti punti: nessun obbligo per gli Stati di accogliere i richiedenti asilo, agenti di Frontex armati alle frontiere, stretta sui rimpatri che saranno a carico del bilancio europeo”.

I missionari, che dichiarano di appoggiare la richiesta fatta da un gruppo di parlamentari di costituire una Commissione internazionale di inchiesta sui fatti del 13 aprile, si appellano al Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, “perché prema sulla Commissione Europea per una politica più umana verso i rifugiati”; al Parlamento italiano, “perché abbia il coraggio di abrogare i Decreti Sicurezza di Salvini e perché chieda al governo di riferire davanti ai parlamentari sulla ‘strage di Pasquetta’ e sulla riconsegna dei profughi in Libia; al Governo italiano, “perché ritiri subito il decreto interministeriale del 7 aprile scorso che di fatto chiude i porti italiani fino al 31 luglio e assegni subito alle navi salva-migranti un porto sicuro.

Infine, chiede alla Cei (Conferenza Episcopale Italiana) di alzare “la voce in protesta davanti alla ‘strage di Pasquetta’ e a questo stillicidio di migranti che ha riempito i fondali del Mediterraneo. Un intervento forte dei vescovi aiuterebbe tanto in questo momento storico”.

La lunga lettera aperta si conclude con le parole di papa Francesco pronunciate nell’occasione in cui accolse i profughi giunti in Vaticano da Lesbo: «Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta, piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo passare oltre, facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!».

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