Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
lunedì 15 luglio 2024
 
Tra fiction e realtà
 

Il carcere minorile di "Mare fuori" esiste davvero?

22/02/2023  La realtà descritta dalla fiction Mare fuori è ispirata liberamente a un luogo esistente a Napoli, anche se non è esattamente quello che si vede in Tv, ecco perché

Il carcere minorile di Mare fuori esiste davvero? Se lo chiedono in tanti, come sempre accade nei casi in cui una storia di finzione allude a contesti reali, che hanno intorno una città reale, ben identificabile nelle sue connotazioni, in questo caso Napoli. La risposta è “ni”, come spesso succede quando le storie sono liberamente ispirate e quando si tratta di trasformare in set ambienti cui sarebbe troppo complicato accedere per molte ragioni inclusa quella di terremotarne una vita reale che ha precise regole. Dunque “ni”, perché gli ambienti in cui è girato Mare fuori si trovano davvero a Napoli e in una sede istituzionale e “ni” perché proprio a Napoli esiste davvero un carcere minorile con “il mare fuori” ma non è fisicamente nel luogo che si vede nella fiction e che lo evoca intenzionalmente a partire dal titolo.

La struttura rossa, affacciata sul molo San Vincenzo che punta nel mare a poche centinaia di metri in linea d’aria da Piazza del Plebiscito, in cui sono ricavate, dopo un complesso lavoro di scenografia, le scene interne ed esterne della serie Mare fuori è in realtà una base navale della Marina militare, un tempo sede sede della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, da cui, a partire dal punto estremo del molo con il faro, si coglie una vista complessiva sul porto di Napoli che cattura anche il Maschio Angioino e che si vede in tante scene della fiction.

Si tratta di una parte suggestiva di città rimasta a lungo preclusa e cittadini e turisti in quanto “zona militare”, ma che dall’agosto scorso è stata parzialmente restituita alla popolazione, a seguito di un complesso accordo che ha consentito di dividere la parte “militare” e la parte “civile”, lasciando aperta una passeggiata fruibile al pubblico, lunga 4 chilometri tra andata e ritorno. Ci si può andare prenotando il giovedì sul sito del Comune di Napoli una visita guidata gratuita, che normalmente si tiene in due turni il sabato mattina, se il meteo lo consente.

Anche il carcere con il mare fuori è un dettaglio ispirato, liberamente, alla realtà partenopea: il primo istituto penale minorile della città si trova infatti su un’isola: Nisida, la più piccola dell’arcipelago delle isole Flegree, abitata fin dal tempo degli antichi romani, diventata un centro di attrazione per artisti ne Cinquecento quando Giovanni Piccolomini, duca di Amalfi la acquistò e vi fece costruire il castello.

Oggi Nisida non è visitabile proprio perché sede dell’istituto penale, salvo che in rare occasioni in cui viene aperta a visite guidate a scopo culturale e sociale. Prima di ospitare il carcere minorile aperto nel 1934, Nisida è stata lazzaretto durante la peste del Seicento, poi ergastolo borbonico, quindi Bagno penale – il nome si riferisce a strutture isolate in cui si detenevano i condannati ai lavori forzati, si pensi a Jean Valjean nei Miserabili - nell’Ottocento. Per 40 anni l’isola di Nisida è stata anche sede del Comando Marittimo Alleato, dal 2012 (Nato) il sito è stato restituito all’Italia e ospita ora il Comando Logistico della Marina Militare.

L’istituto penale minorile si compone di diverse strutture differenziate in base ai percorsi delle persone che vi si trovano detenute, ragazzi e ragazze che dividono la giornata tra scuola – di cui spesso hanno perso anni - attività educative e di recupero, e laboratori professionali: l’utenza degli istituti penali minorili comprende persone tra i 14 e i 25 anni, per grandissima parte maschi (le sezioni femminili ospitano a livello minorile circa il 4% delle persone in stato di detenzione), spesso con la premessa di altissimi tassi di dispersione scolastica e di povertà educativa.

All’interno della cinta muraria, la struttura dell’istituto penitenziario di Nisida è suddivisa in diverse palazzine: una prima, adiacente alla cinta, è occupata dagli uffici della direzione e del personale amministrativo. Altre due sono destinate all’accoglienza di ragazzi e ragazze. Un’altra ospita le attività didattiche, la biblioteca, gli uffici degli educatori, degli psicologi, e del personale dell’area pedagogica. Ci sono poi teatro, voluto da Eduardo De Filippo, laboratori di formazione professionale, spazi sportivi. La giornata tipo inizia alle 7.30 con la sveglia e si conclude con la cena e il rientro nelle stanze. La gran parte della mattinata e del pomeriggio è occupata da attività scolastiche e di formazione professionale. Nella struttura femminile, ci sono una palestra e il nido per mamme e bambini.

Secondo l’ultimo rapporto di Antigone la fascia d’età più rappresentata a Nisida è quella tra i 17 e i 21 anni. Secondo i dati del Ministero della giustizia diffusi all’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario in Corte d’Appello a Napoli, allo scorso 30 giugno Nisida ospitava 45 ragazzi.

Con decreto del 31 marzo 2003, il Ministro della Giustizia ha istituito, nell’ambito del Dipartimento per la Giustizia Minorile, proprio a Nisida, anche il «Centro Europeo di studi sulla devianza e sulla criminalità giovanile, allo scopo di sviluppare insieme ai Paesi dell’Unione Europea, politiche di contrasto alla devianza ed alla criminalità minorile».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo