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venerdì 28 gennaio 2022
 
il trauma di una generazione
 

«Il dolore dei ragazzi è un'urgenza per il Paese intero»

20/12/2021  A quasi due anni dall’inizio della pandemia una ricerca evidenzia come gli adolescenti siano grandemente in difficoltà e con una qualità di vita notevolmente peggiorata: il 12% degli intervistati dichiara di non sentirsi in forma, il 36% di sentirsi triste e il 17,3% che sarebbe meglio morire o di volersi far del male

«Credo vi sia, nel nostro Paese, un’urgenza che viene prime di tutte le altre: prenderci cura della salute mentale dei bambini e degli adolescenti sviluppando linee guida cliniche, per alleviare gli effetti negativi della pandemia Covid-19, attraverso strategie di salute pubblica. Non possiamo ritenere il dolore psichico un problema legato solo a una specifica fascia d’età, ma è il problema di un Paese intero», ha commentato così lo psicoterapeuta Damiano Rizzi i dati allarmanti emersi dall’indagine promossa da Fondazione Soleterre, di cui è presidente, e dall’Unità di Ricerca sul Trauma dell’Università Cattolica di Milano. Un’indagine volta ad approfondire sia come gli adolescenti hanno vissuto e percepito la pandemia, sia quali risposte comportamentali, emotive e relazionali hanno messo in campo. «Occorrerebbe studiare le dinamiche di Long Covid per indagare più in profondità gli effetti sulla salute fisica e mentale di uno stress divenuto ormai cronico» ha aggiunto. E ha concluso: «se il 17,3% dei giovani dai 14 ai 19 anni ha pensato “quasi ogni giorno” e “più della metà dei giorni” che, in relazione al proprio stato d’animo attuale, sarebbe meglio morire o farsi del male a causa del dolore che la vita provoca, stiamo parlando – in valori assoluti – di oltre 490 mila individui in potenziale pericolo e che necessitano di assistenza psicologica immediata per scongiurare esiti peggiori».

La ricerca ha preso in esame un campione di 150 adolescenti tra i 14 e i 19 anni – rappresentativi di una popolazione composta, nel nostro Paese, da oltre 2 milioni e 850 mila individui – a cui è stato chiesto quali siano i sentimenti e i pensieri prevalenti legati al lockdown e alla pandemia, per indagare la portata a livello identitario e gli effetti dell’evento traumatico vissuto. Allarmanti le risposte:

- il 40,7% ha difficoltà a dare un senso a ciò che prova (il 5,4% quasi sempre, il 10% molte volte e il 25,3% circa la metà delle volte);

- il 34% afferma di non essere in grado di controllare il proprio comportamento quando è turbato (il 4% quasi sempre, il 7,3% molte volte e il 22,7% circa la metà delle volte);

- il 50 % si arrabbia con sé stesso quando si sente turbato (il 4% quasi sempre, il 14% molte volte e il 32% circa la metà delle volte);

- il 64% del campione pensa che se l’evento traumatico in oggetto non fosse accaduto, oggi sarebbe una persona diversa (il 4,7% quasi sempre, il 16% molte volte e il 43,3% circa la metà delle volte);

.- il 69,3% afferma che l’evento è diventato parte della propria identità (il 2% quasi sempre, il 22,6% molte volte e il 44,7% circa la metà delle volte);

- il 34,7% dice di fare fatica ad addormentarsi (il 2,7% quasi sempre, il 5,3% molte volte e il 26,7% circa la metà delle volte);

- il 17,3% pensa che sarebbe meglio morire o di volersi far del male (il 2% quasi ogni giorno e il 15,3% più della metà dei giorni).

 
 
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