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sabato 23 ottobre 2021
 
la svolta
 

Signor sindaco, l'ho eletta io: il lato bello del 1993

23/05/2017  Questa sera, su Sky, una nuova puntata della serie 1993. Con l'elezione diretta dei primi cittadini, in quell'anno la democrazia partecipata registrò punti a favore. Il caso positivo di Torino. Città in cui, tra l'altro, i vescovi si diedero appuntamento per sbarrare la strada al progetto secessionista della Lega Nord.

Valentino Castellani tra Diego Novelli (primo a destra) e Sergio Chiamparino (ultimo a sinistra). In alto: foto di gruppo dei sindaci eletti nel 1993. In piedi, da sinistra, si riconoscono Adriano Sansa (Genova; secondo), Antonio Bassolino (Napoli, terzo), Marco Formentini (Milano, quarto), e, in ginocchio, sempre da sinistra,  Enzo Bianco (Catania, secondo), Francesco Rutelli (Roma, terzo), Leoluca Orlando (Palermo, quarto) e Valentino Castellani (Torino, quinto). Foto Ansa.
Valentino Castellani tra Diego Novelli (primo a destra) e Sergio Chiamparino (ultimo a sinistra). In alto: foto di gruppo dei sindaci eletti nel 1993. In piedi, da sinistra, si riconoscono Adriano Sansa (Genova; secondo), Antonio Bassolino (Napoli, terzo), Marco Formentini (Milano, quarto), e, in ginocchio, sempre da sinistra, Enzo Bianco (Catania, secondo), Francesco Rutelli (Roma, terzo), Leoluca Orlando (Palermo, quarto) e Valentino Castellani (Torino, quinto). Foto Ansa.

Non solo corruzione, arresti, violenze e angoscia. Il 1993 ha avuto anche risvolti belli, che si ricordano volentieri. Si prenda l'elezione diretta dei sindaci, ad esempio. Fino ad allora, le giunte locali duravano in carica un tempo mediamente breve, ostaggio com'erano di partiti e correnti. C'era chi - alludendo alla scarsa longevità politica di sindaci e giunte - parlava di essi come di una sorta di intermezzo tra una crisi e un’altra. La svolta fu codificata con la legge 81 del 25 marzo 1993. A scegliere furono chiamati i cittadini elettori e non più le segreterie delle formazioni politiche. Obbligo di presentare un programma prima di andare alle urne, sistema maggioritario e due turni, il secondo inteso come ballottaggio tra i due candidati più votati: ecco le novità più rilevanti  

Tra le grandi città, Milano, Torino e Catania si recarono ai seggi il 6 e il 20 giugno, registrando le vittorie di Marco Formentini (Lega Nord), Valentino Castellani (Centrosinistra), Enzo Bianco (Patto per Catania); Genova, Roma, Napoli e Palermo votarono il 21 novembre e il 5 dicembre vedendo vincere Adriano Sansa (Centrosinistra), Francesco Rutelli (Verdi), Antonio Bassolino (Pds) e Leoluca Orlando (La Rete, che sbaragliò tutto e tutti al primo turno, il 21 novembre, ottenendo il 75,18 per cento dei consensi) ,

A Torino, in particolare, la candidatura di Valentino Castellani - ex Fuci, ex segretario consiglio pastorale diocesano, docente al Politecnico di Torino di cui fu anche prorettore - rappresentò un momento alto (e vincente) del cattolicesimo sociale mobilitatosi nella scelta del candidato-sindaco e dei consiglieri comunali: Azione Cattolica, Acli , Scout ma anche movimenti familiari come le Equipe Notre Dame. Molte le riunioni nelle sedi degli organismi ecclesiali laicali, a partire dalla storica sede dell'Azione Cattolica, in corso Matteott 11. Valentino Castellani fu eletto sindaco il 20 giugno 1993, coronamento di quello che fu una sorta di Ulivo ante-litteram, battendo un avversario come Diego Novelli, comunista da una vita, in quel momento bandiera de La Rete. 

Romano Prodi interviene durante i lavori della 42a Settimana sociale dei cattolici italiani a Torino, nell'autunno 1993. Foto de La Voce e il tempo.
Romano Prodi interviene durante i lavori della 42a Settimana sociale dei cattolici italiani a Torino, nell'autunno 1993. Foto de La Voce e il tempo.

Tempo qualche settimana e dal 28 settembre al 2 ottobre del 93 si celebro' a Torino la 42esima settimana Sociale dei cattolici italiani dal tema "Identità nazionale democrazia e bene comune". Fu quello il momento scelto dai vescovi italiani per bocciare il progetto secessionista della Lega Nord rilanciando semmai l'attenzione sulle autonomie locali in chiave federalista. Rosmini, Gioberti e Sturzo rivisti e aggiornati contro Bossi e Miglio. Davvero grande anno il '93. Torino fu scelta, non a caso, per la terza volta come sede delle Settimane Sociali, all’interno dell’ultimo ciclo iniziato a Roma nel 1991 («I cattolici italiani e la nuova giovinezza dell’Europa»). L’edizione torinese si tenne prima della scadenza triennale stabilita. L'Italia stava attraversando un periodo travagliato, caratterizzato da una grave crisi politico- morale: si era in piena tangentopoli e c’erano forze sociali e politiche, come la Lega, che rimettevano in discussione l’unità italiana. La Chiesa italiana scelse come  tema «Identità nazionale, democrazia e bene comune»  e come luogo una città altamente emblematica: Torino, la capitale del processo di unificazione italiana, dal quale forze liberali più di nome che di sostanza avevano estromesso i cattolici, con incalcolabili danni, a distanza, per la coscienza unitaria dell’Italia stessa.

Un acuto commentatore, don Giuseppe Tuninetti, teologo e storico, ebbe modo di scrivere: «Da Torino, la capitale del primo Risorgimento (anticattolico, nelle intenzioni dei principali artefici) i cattolici – come già avevano fatto politicamente per il secondo Risorgimento dopo il secondo conflitto mondiale - si ponevano moralmente a capo del terzo Risorgimento. Nel documento preparatorio del 22 ottobre 1992 elaborato dal Comitato scientifico-organizzatore si leggeva infatti: "A poco più di un secolo dal suo costituirsi in unità politica, la società italiana è sottoposta a tensioni che sembrano andare in direzioni nettamente opposte all’unità stessa, che anzi ne vorrebbero sancire la fine: sono le tensioni alla delegittimazione diretta e indiretta del sistema politico su cui si regge lo Stato nazionale. […] Il problema centrale, che si pone come momento di svolta della nostra storia, è quello di prendere coscienza di che cosa possa significare, oggi, sentirsi italiani […]. I cattolici intendono mettere a disposizione del Paese, in forma critica ma costruttiva, un patrimonio di valori, di idee, di testimonianze: si tratta di dare un contributo sostanziale per ricreare una coscienza della corresponsabilità". Anche il messaggio di Giovanni Paolo II del 21 settembre 1993, letto dal presidente della Cei, Ruini, richiamava il momento difficile vissuto dall’Italia e nello stesso tempo, citando la Laborem exercens (n. 10) sottolineava il valore della Nazione. Dal canto suo il presidente del Comitato, monsignor Charrier, presentando la Settimana Sociale, affermava che il tema rappresentava "un invito a entrare nella storia del nostro Paese in un momento particolarmente delicato per dare un apporto di idee e di orientamenti idoneo a stabilire una convivenza civile in un clima di giustizia, di equità e di fiducia"».

Dallo sguardo all’Europa, nel suo faticoso costruirsi, si passò nel 1993 a considerare più specificamente la situazione sociale, politica ed economica dell'Italia. Al vertice del Comitato delle Settimane sociali c'era monsignor Charrier (presidente), l'allora Rettore della Cattolica di Milano, Bausola, era vicepresidente.Il presidente era affiancato dall’arcivescovo di Torino cardinal Giovanni Saldarini; tra i membri: i professori Giuseppe De Rita, Sergio Zaninelli, Giuseppe Dalla Torre e Stefano Zamagni, don Silvano Burgalassi e padre Angelo Macchi. L’intervista a più voci su «Identità nazionale, democrazia e bene comune» vide come protagonisti Giuseppe De Rita, presidente del Cnel, moderatore, e i «laici» Nicola Tranfaglia (cultura marxista), Sergio Ricossa (cultura liberale) e Gian Enrico Rusconi (laicista neoilluminista) Come si può notare, «Identità» costituiva il leitmotiv di quasi tutte le relazioni. La si ritrova anche in quella dell’economista dell’Università di Bologna Stefano Zamagni: «La costruzione dell’identità nazionale fra incompiutezze, egoismi e solidarietà». A conferire respiro e orizzonti europei alla riflessione e al dibattito contribuì Ugo De Servio dell’Università di Firenze con «Tra regioni ed Europa: il permanente valore delle istituzioni nazionali», il cui assunto centrale emergeva nello stesso titolo, con il quale si trovò in piena consonanza Romano Prodi dell’Università di Bologna, che non a caso intervenne a Torino. An cora una volta, prove tecniche di Ulivo ante-litteram. Tutto questo, appunto, nel 1993. 

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