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L'appello del Papa sul clima: «Ascoltate il grido della terra e dei poveri»

31/10/2021  Francesco all’Angelus: «Che la Cop26 di Glasgow possa dare risposte efficaci offrendo speranza concreta alle generazioni future». Poi esprime vicinanza alla Sicilia colpita dal maltempo. E avverte: «Non basta leggere il Vangelo e capire che bisogna amare Dio e il prossimo. È necessario che questo “grande comandamento”, risuoni in noi, venga assimilato, diventi voce della nostra coscienza»

Esprime vicinanza alle popolazioni della Sicilia colpite dal maltempo con l’uragano che devastato gran parte dell’Isola causando anche alcune vittime. Invita a non dimenticare Haiti «che vive in condizioni al limite» e poi lancia l’appello per il summit Onu sul clima che si apre oggi a Glasgow, in Scozia: «Preghiamo affinché il grido della terra e il grido dei poveri venga ascoltato. Che questo incontro possa dare risposte efficaci offrendo speranza concreta alle generazioni future».

Ci sono i temi più scottanti dell’agenda mondiale nelle parole che papa Francesco pronuncia dopo l’Angelus la cui catechesi è dedicata al Vangelo del giorno che, ricorda, «racconta di uno scriba che si avvicina a Gesù e gli domanda: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?” Gesù risponde citando la Scrittura e afferma che il primo comandamento è amare Dio; da questo poi, per naturale conseguenza, deriva il secondo: amare il prossimo come sé stessi. Udita questa risposta, lo scriba non soltanto la riconosce giusta», prosegue il Papa, «ma nel farlo, nel riconoscerla giusta, ripete quasi le stesse parole dette da Gesù: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”».

Il Papa si sofferma su un passaggio preciso del racconto evangelico: «Perché», chiede, «nel dare il suo assenso, quello scriba sente il bisogno di ridire le stesse parole di Gesù? Questa ripetizione pare tanto più sorprendente se pensiamo che siamo nel Vangelo di Marco, il quale ha uno stile molto conciso. Che senso ha allora questa ripetizione? Questa ripetizione è un insegnamento, per noi tutti che ascoltiamo. Perché la Parola del Signore non può essere ricevuta come una qualsiasi notizia di cronaca».

La Parola del Signore, avverte Bergoglio, «va ripetuta, fatta propria, custodita. La tradizione monastica, dei monaci, usa un termine audace ma molto concreto. Dice così: la Parola di Dio va “ruminata”. “Ruminare” la Parola di Dio. Possiamo dire che è così nutriente che deve raggiungere ogni ambito della vita: coinvolgere, come dice Gesù oggi, tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente, tutta la forza. La Parola di Dio deve risuonare, echeggiare, e riecheggiare dentro di noi. Quando c’è quest’eco interiore che si ripete, significa che il Signore abita il cuore. E dice a noi, come a quel bravo scriba del Vangelo: “Non sei lontano dal regno di Dio”».

Qual è il significato di questo incontro tra Gesù e lo scriba? «Il Signore», afferma Francesco, «non cerca tanto degli abili commentatori delle Scritture, cerca cuori docili che, accogliendo la sua Parola, si lasciano cambiare dentro. Ecco perché è così importante familiarizzare con il Vangelo, averlo sempre a portata di mano – anche un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa per leggerlo e rileggerlo, appassionarsene. Quando lo facciamo, Gesù, Parola del Padre, ci entra nel cuore, diventa intimo a noi e noi portiamo frutto in Lui».

Il Papa invita a prendere ad esempio il Vangelo di oggi: «non basta leggerlo e capire che bisogna amare Dio e il prossimo. È necessario che questo comandamento, che è il “grande comandamento”, risuoni in noi, venga assimilato, diventi voce della nostra coscienza. Allora non rimane lettera morta, nel cassetto del cuore, perché lo Spirito Santo fa germogliare in noi il seme di quella Parola. E la Parola di Dio opera, è sempre in movimento, è viva ed efficace. Così», prosegue, «ognuno di noi può diventare una “traduzione” vivente, diversa e originale. Non una ripetizione, ma una “traduzione” vivente, diversa e originale, dell’unica Parola di amore che Dio ci dona. Questo lo vediamo nella vita dei Santi per esempio: nessuno è uguale all’altro, sono tutti diversi, ma tutti con la stessa Parola di Dio».

Il Papa invita, in conclusione, a ripetere le parole di Gesù, «facciamole risuonare in noi: “Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutta la forza e il prossimo come me stesso”. E chiediamoci: questo comandamento, orienta davvero la mia vita? Questo comandamento trova riscontro nelle mie giornate? Ci farà bene stasera, prima di addormentarci, fare l’esame di coscienza su questa Parola, vedere se oggi abbiamo amato il Signore e abbiamo donato un po’ di bene a chi ci è capitato di incontrare. Che ogni incontro», conclude, «sia dare un po’ di bene, un po’ di amore, che viene da questa Parola. La Vergine Maria, nella quale la Parola di Dio si è fatta carne, ci insegni ad accogliere nel cuore le parole vive del Vangelo».

Dopo l’Angelus, il Papa ricorda che in «diverse parti del Vietnam le forti piogge prolungate di queste ultime settimane hanno causato vaste inondazioni, con migliaia di evacuati. La mia preghiera e il mio pensiero», dice, «vanno alle tante famiglie che soffrono, insieme al mio incoraggiamento per quanti, Autorità del Paese e Chiesa locale, si stanno impegnando per rispondere all’emergenza. E sono vicino anche alle popolazioni della Sicilia colpite dal maltempo».

Poi Franesco ricorda la situazione di Haiti: «Chiedo ai responsabili delle Nazioni di sostenere questo Paese, di non lasciarlo solo. E voi, tornando a casa, cercate notizie su Haiti, e pregate, pregate tanto. Stavo vedendo nel programma A Sua Immagine, la testimonianza di quel missionario camilliano ad Haiti, padre Massimo Miraglio, le cose che ci diceva… di quanta sofferenza, quanto dolore c’è in questa terra, e quanto abbandono. Non abbandoniamoli!». Bergoglio poi ricorda che sabato a Tortosa, in Spagna, sono stati beatificati Francesco Sojo López, Millán Garde Serrano, Manuel Galcerá Videllet e Aquilino Pastor Cambero, presbiteri della Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore di Gesù, tutti uccisi in odio alla fede: «Pastori zelanti e generosi», li definisce, «durante la persecuzione religiosa degli anni trenta rimasero fedeli al ministero anche a rischio della vita. La loro testimonianza sia modello specialmente per i sacerdoti. Un applauso a questi nuovi Beati!».

Infine, il Pontefice ricorda che oggi a Glasgow, in Scozia, comincia il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, COP26: «Preghiamo affinché il grido della Terra e il grido dei poveri venga ascoltato; che questo incontro possa dare risposte efficaci offrendo speranza concreta alle generazioni future. In tale contesto si inaugura oggi in Piazza San Pietro la mostra fotografica Laudato si’, opera di un giovane fotografo originario del Bangladesh. Andate a visitarla», dice ai fedeli.

Sul summit che si apre oggi a Glasgow il Papa ha svolto una riflessione e ha esortato a «seguire la guida» dei più piccoli nell'affrontare la sfida climatica e non solo. Nel testo inedito, prefazione al libro Laudato si’ reader, pubblicato dal Corriere della Sera domenica nel giorno di avvio dei lavori della Cop26, Francesco spiega come «le crisi» siano «anche finestre di opportunità», «per riconoscere e imparare dagli errori del passato», per «cambiare le cattive abitudini».

«Il recente passato ci ha mostrato che sono soprattutto i nostri bambini ad aver capito la portata e l'enormità delle sfide che la società ha di fronte, specialmente la crisi climatica», scrive, «dobbiamo seguire la loro guida», «è tempo di agire insieme» «Il grido della Terra e il grido dei poveri che ho presentato nella Laudato si’ come conseguenza emblematica del nostro fallimento nel prenderci cura della nostra casa comune è stato amplificato di recente dall'emergenza del Covid-19», afferma il Pontefice. «Ciononostante, non dimentichiamo che le crisi sono anche finestre di opportunità: sono occasioni per riconoscere e imparare dagli errori del passato», «sono anche per noi un tempo per cambiare marcia, cambiare le cattive abitudini».

Secondo Bergoglio «è ora di sviluppare una nuova forma di solidarietà universale. La mia speranza e la mia preghiera è che non usciamo da questa crisi uguali quando vi siamo entrati».

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COP 26, preghiere e manifestazioni a Glasgow per il summit sul clima
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