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giovedì 24 giugno 2021
 
L'UDIENZA
 

Il Papa: per i cristiani preghiera e vita non sono separate

05/05/2021  Francesco cita il cardinale Martini e il curato d’Ars: «Nella contemplazione amorosa, tipica della preghiera più intima, non servono tante parole: basta uno sguardo, basta essere convinti che la nostra vita è circondata da un amore grande e fedele da cui nulla ci potrà mai separare». E invita i fedeli a pregare la Vergine in questo mese a lei dedicato

Per un cristiano non c'è contrapposizione tra la contemplazione e l'azione. «Chi vive in una grande città, dove tutto, possiamo dire, è artificiale, dove tutto è funzionale, rischia di perdere la capacità di contemplare».

Papa Francesco dedica l’udienza generale, trasmessa in diretta streaming dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico, alla preghiera contemplativa e cita la prima lettera pastorale di Carlo Maria Martini come arcivescovo di Milano, intitolata La dimensione contemplativa della vita. «La dimensione contemplativa dell’essere umano – che non è ancora la preghiera contemplativa – è un po’ come il sale della vita», spiega il Pontefice, «dà sapore, dà gusto alle nostre giornate. Si può contemplare guardando il sole che sorge al mattino, o gli alberi che si rivestono di verde a primavera; si può contemplare ascoltando una musica o il canto degli uccelli, leggendo un libro, davanti a un’opera d’arte o a quel capolavoro che è il volto umano. Contemplare non è prima di tutto un modo di fare, è un modo di essere», ha spiegato il Papa, secondo il quale «essere contemplativi non dipende dagli occhi, ma dal cuore. E qui entra in gioco la preghiera, come atto di fede e d’amore, come respiro della nostra relazione con Dio. La preghiera purifica il cuore e, con esso, rischiara anche lo sguardo, permettendo di cogliere la realtà da un altro punto di vista. La trasformazione del cuore da parte della preghiera», ha proseguito Francesco citando una famosa testimonianza del Santo Curato d’Ars: «Io lo guardo ed egli mi guarda. La luce dello sguardo di Gesù illumina gli occhi del nostro cuore; ci insegna a vedere tutto nella luce della sua verità e della sua compassione per tutti gli uomini. Tutto nasce da lì: da un cuore che si sente guardato con amore. Allora la realtà viene contemplata con occhi diversi».

Bergoglio sottolinea la dinamica di questo tipo di preghiera: «“Io guardo Lui, e Lui guarda me!”. Nella contemplazione amorosa, tipica della preghiera più intima, non servono tante parole: basta uno sguardo, basta essere convinti che la nostra vita è circondata da un amore grande e fedele da cui nulla ci potrà mai separare», afferma, «Gesù è stato maestro di questo sguardo. Nella sua vita non sono mai mancati i tempi, gli spazi, i silenzi, la comunione amorosa che permette all’esistenza di non essere devastata dalle immancabili prove, ma di custodire intatta la bellezza. Il suo segreto era la relazione con il Padre celeste».

Poi il Papa si è soffermato sull’avvenimento della Trasfigurazione: «I Vangeli collocano questo episodio nel momento critico della missione di Gesù, quando crescono intorno a lui la contestazione e il rifiuto. Perfino tra i suoi discepoli molti non lo capiscono e se ne vanno; uno dei Dodici cova pensieri di tradimento. Gesù comincia a parlare apertamente delle sofferenze e della morte che lo attendono a Gerusalemme. È in questo contesto che Gesù sale su un alto monte con Pietro, Giacomo e Giovanni. Proprio nel momento in cui Gesù è incompreso – se ne andavano, lo lasciavano solo perché non lo capivano – proprio quando tutto sembra offuscarsi in un vortice di malintesi, è lì che risplende una luce divina», ha commentato il Papa: «È la luce dell’amore del Padre, che riempie il cuore del Figlio e trasfigura tutta la sua persona».

Francesco ribadisce che «in Gesù Cristo, nella sua persona e nel Vangelo, non c’è contrapposizione tra contemplazione e azione. Alcuni maestri di spiritualità del passato hanno inteso la contemplazione come opposta all’azione e hanno esaltato quelle vocazioni che fuggono dal mondo e dai suoi problemi per dedicarsi interamente alla preghiera», ha fatto notare Francesco, spiegando che la contrapposizione tra contemplazione e azione «è venuta forse dall’influsso di qualche filosofo neoplatonico, che fa questa contrapposizione, ma sicuramente si tratta di un dualismo che non appartiene al messaggio cristiano. C’è un’unica grande chiamata nel Vangelo, ed è quella a seguire Gesù sulla via dell’amore», ha ribadito il Papa: «Questo è l’apice e il centro di tutto. In questo senso, carità e contemplazione sono sinonimi, dicono la medesima cosa. San Giovanni della Croce sosteneva che un piccolo atto di puro amore è più utile alla Chiesa di tutte le altre opere messe insieme: “Ciò che nasce dalla preghiera e non dalla presunzione del nostro io, ciò che viene purificato dall’umiltà, anche se è un atto di amore appartato e silenzioso, è il più grande miracolo che un cristiano possa realizzare. E questa è la strada della preghiera di contemplazione», ha concluso a braccio Francesco: «Io lo guardo, lui mi guarda. È lì l’atto d’amore, nel dialogo silenzioso con Gesù, che fa tanto bene alla Chiesa».

Dopo la catechesi, il Papa saluta i fedeli nelle varie lingue. Rivolgendosi a quelli di lingua italiana, rivolge un invito a mantenere viva la tradizione popolare che dedica il mese di maggio alla Madonna. «Vi esorto - afferma - alla recita del Rosario, con cui la Vergine Maria è particolarmente onorata. A tale proposito, vi invito ad unirvi spiritualmente alla Supplica alla Madonna del Rosario che si terrà sabato prossimo 8 maggio a mezzogiorno al Santuario di Pompei». A tutti e in particolare agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, il Papa rinnova l'esortazione a pregare Maria, «modello di fede e testimone operosa della parola di Cristo, per ottenere vigore cristiano nelle scelte e nelle difficoltà della vita».

 
 
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