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martedì 28 maggio 2024
 
il papa
 

«Un cristiano senza coraggio e che non dà fastidio è inutile»

10/04/2024  Francesco dedica l’udienza generale alla virtù della fortezza: «Essa prende sul serio la sfida del male che c’è nel mondo. In quest’Occidente che ha un po’ annacquato tutto e che non ha bisogno di lotte perché tutto gli appare uguale, avvertiamo talvolta una sana nostalgia dei profeti. Ma sono molto rare le persone scomode e visionarie»

«Un cristiano senza coraggio, che non piega al bene la propria forza, che non dà fastidio a nessuno, è un cristiano inutile». Papa Francesco continua il ciclo di catechesi dedicato alle virtù e nell’udienza generale in piazza San Pietro si sofferma sulla fortezza, “la più combattiva delle virtù”. Essa, spiega, «rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale, rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Se la prima delle virtù cardinali, vale a dire la prudenza, era soprattutto associata alla ragione dell’uomo; e mentre la giustizia trovava la sua dimora nella volontà; questa terza virtù è spesso legata dagli autori scolastici a ciò che gli antichi chiamavano appetito irascibile. Il pensiero antico non ha immaginato un uomo senza passioni: sarebbe un sasso», ha sottolineato il Papa: «E non è detto che le passioni siano necessariamente il residuo di un peccato; però esse vanno educate, indirizzate, purificate con l’acqua del battesimo, o meglio con il fuoco dello Spirito Santo. Gesù non è un Dio diafano e asettico, che non conosce le emozioni umane», il monito di Francesco: «Al contrario, davanti alla morte dell’amico Lazzaro scoppia in pianto; e in certe sue espressioni traspare il suo animo appassionato».

La fortezza, secondo Francesco, permette di sconfiggere i “nemici interni” e i “nemici esterni”. «Ci sono nemici interni che dobbiamo sconfiggere, che vanno sotto il nome di ansia, di angoscia, di paura, di colpa», ha detto Bergoglio, «tutte forze che si agitano nel nostro intimo e che in qualche situazione ci paralizzano. Quanti lottatori soccombono prima ancora di iniziare la sfida, perché non si rendono conto di queste virtù interne! La fortezza è una vittoria anzitutto contro noi stessi. La maggior parte delle paure che nascono in noi sono irrealistiche, e non si avverano per nulla. Meglio allora invocare lo Spirito Santo e affrontare tutto con paziente fortezza: un problema alla volta, come siamo capaci, ma non da soli! Il Signore è con noi, se confidiamo in lui e cerchiamo sinceramente il bene. Allora in ogni situazione possiamo contare sulla Provvidenza di Dio che ci fa da scudo e corazza».

Oltre alle prove interne, ci sono «nemici esterni, che sono le prove della vita, le persecuzioni, le difficoltà che non ci aspettavamo e che ci sorprendono», ha proseguito il Papa, secondo il quale «noi possiamo tentare di prevedere quello che ci capiterà, ma in larga parte la realtà è fatta di avvenimenti imponderabili, e in questo mare qualche volta la nostra barca viene sballottata dalle onde. La fortezza allora ci fa essere marinai resistenti, che non si spaventano e non si scoraggiano».

Il Papa ha concluso l’udienza con un invito, pronunciato a braccio: «No al male e no all’indifferenza, sì al cammino che ci fa progredire nella vita. E per questo ci vuole lottare». La fortezza, ha sottolineato, è «una virtù fondamentale perché prende sul serio la sfida del male nel mondo. Qualcuno finge che esso non esista, che tutto vada bene, che la volontà umana non sia talvolta cieca, che nella storia non si dibattano forze oscure portatrici di morte. Ma basta sfogliare un libro di storia, o purtroppo anche i giornali, per scoprire le nefandezze di cui siamo un po’ vittime e un po’ protagonisti: guerre, violenze, schiavitù, oppressione dei poveri, ferite mai sanate che ancora sanguinano. La virtù della fortezza ci fa reagire e gridare un “no” secco a tutto questo», ha sottolineato, «nel nostro confortevole Occidente, che ha un po’ annacquato tutto, che ha trasformato il cammino di perfezione in un semplice sviluppo organico, che non ha bisogno di lotte perché tutto gli appare uguale, avvertiamo talvolta una sana nostalgia dei profeti. Ma sono molto rare le persone scomode e visionarie. C’è bisogno di qualcuno che ci scalzi dal posto soffice in cui ci siamo adagiati e ci faccia ripetere in maniera risoluta il nostro ‘no’ al male e a tutto ciò che conduce all’indifferenza».

Il Pontefice aveva cominciato l’udienza di ospitando a bordo, come è ormai consuetudine, quattro bambini, maschi e femmine, sulla jeep bianca scoperta. Contraddistinti da un cappellino giallo, i piccoli ospiti si sono goduti il giro sulla papamobile tra i vari settori della piazza delimitata dal colonnato del Bernini, durante il quale Francesco, apparso sorridente e rilassato, ha salutato numerosi bimbi di pochi mesi.

Al termine dell’udienza, nei saluti in varie lingue ai pellegrini presenti, il Papa ha invitato a pregare per la pace: «Il mio pensiero va alla martoriata Ucraina, e alla Palestina e a Israele. Che il Signore ci dia la pace: la guerra è dappertutto, non dimentichiamo il Myanmar. Ma chiediamo al Signore la pace. E non dimentichiamo questi nostri fratelli e sorelle che soffrono tanto nei Paesi in guerra. Preghiamo sempre per la pace».

Durante i saluti ai pellegrini polacchi, ha ricordato il vescovo polacco morto martire a Dachau: «Nell’esercizio quotidiano della virtù della fortezza vi sia d'esempio il patrono della vostra diocesi (di Bydgoszcz, ndr), il beato vescovo Michal Kozal, martire di Dachau. Egli affermava che: “Di una sconfitta da arma fa inorridire di più l'abbattimento dello spirito degli uomini e il dubbioso diventa involontariamente alleato del nemico”». Francesco ha poi rivolto un pensiero «al popolo del Kazakistan», esprimendo la sua «vicinanza spirituale in questo momento, in cui una massiccia alluvione ha colpito molte regioni del Paese e ha causato l'evacuazione di migliaia di persone dalle loro case. Invito tutti a pregare per tutti coloro che stanno subendo gli effetti di questo disastro naturale».

 
 
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