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Papa Francesco continua a pregare per la pace, «guardo la bandiera di Israele, oggi l’ho vista sul balcone della tua casa quando venivo dalla chiesa dei santi quaranta martiri», dice ricordando la morte del francescano fratel Manuel Blanco Rodríguez, suo confessore che era impegnato in quella parrocchia e che è venuto a mancare improvvisamente. «Preghiamo per la pace», insiste Francesco. «per la Palestina, Gaza, nord del Congo, preghiamo per la pace, e la pace nella martoriata Ucraina che soffre tanto. Che sia la pace, lo Spirito Santo illumini la mente dei governanti e infonda a loro saggezza e responsabilità per evitare ogni parola che alimenti lo scontro», sottolinea e chiede che si punti decisamente verso la pace. «Ci vuole negoziare».
Prima aveva spiegato il Vangelo del giorno, i discepoli che sono con Gesù sulla barca durante la tempesta.
«Loro erano esperti, erano pescatori, e quello era il loro ambiente di vita; ma una tempesta poteva metterli in difficoltà. Sembra che Gesù voglia metterli alla prova. Comunque, non li lascia soli, sta con loro sulla barca, tranquillo, anzi, addirittura dorme. E quando si scatena la bufera, con la sua presenza li rassicura, li incoraggia, li incita ad avere più fede e li accompagna oltre il pericolo. Possiamo are questa domanda: “Perché si comporta così?”», chiede il Pontefice. Lo fa per «rafforzare la fede dei discepoli e renderli più coraggiosi. Essi, i discepoli, infatti, escono da questa esperienza più consapevoli della potenza di Gesù e della sua presenza in mezzo a loro, e dunque più forti e più pronti ad affrontare ostacoli e difficoltà, compresa la paura di avventurarsi ad annunciare il Vangelo. Superata con Lui questa prova, sapranno affrontarne tante altre, fino alla croce e al martirio, per portare il Vangelo a tutte le genti». E così anche noi, nei nostri momenti di tempesta interiore sappiamo che possiamo riunirci a lui, in particolare nell’Eucaristia, ed essere capaci, con lui, di prendere il largo «per trasmettere a tutti quello che abbiamo sentito e condividere con tutti quello che abbiamo ricevuto, nella vita di ogni giorno, anche quando è difficile. Gesù non ci risparmia le contrarietà ma, senza mai abbandonarci, ci aiuta ad affrontarle, ci fa coraggiosi. Così anche noi, superandole con il suo aiuto, impariamo sempre più a stringerci a Lui, a fidarci della sua potenza, che va ben oltre le nostre capacità, a superare le incertezze e le esitazioni, le chiusure e i preconcetti, e questo farlo con coraggio e grandezza di cuore, per dire a tutti che il Regno dei Cieli è presente, è qui, e che con Gesù al nostro fianco possiamo farlo crescere insieme al di là di ogni barriera». Dobbiamo allora domandarci se nei momenti di prova sappiamo «fare memoria delle volte in cui abbiamo sperimentato, nella vita, la presenza e l’aiuto del Signore». E interrogarci: «Quando arriva qualche tempesta, mi lascio travolgere dall’agitazione oppure mi stringo a Lui, in queste tempeste interiori, per ritrovare calma e pace, nella preghiera, nel silenzio, nell’ascolto della Parola, nell’adorazione e nella condivisione fraterna della fede?».




