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martedì 16 luglio 2024
 
il papa
 

«L'omelia deve essere breve ed efficace altrimenti la gente si addormenta»

12/06/2024  Francesco all’udienza generale: «I preti a volte parlano tanto e non si capisce di che cosa parlano. L’omelia deve trasferire la Parola dal Libro alla vita». E ricorda: «La Chiesa è l’interprete autorizzata della Scrittura, la mediatrice della sua proclamazione autentica»

Lo Spirito Santo è decisivo nella vita di fede perché non solo «ha ispirato le Scritture» ma è anche «Colui che le spiega e le rende perennemente vive e attive. Da ispirate, le rende ispiratrici».

Papa Francesco all’udienza generale prosegue il ciclo di catechesi dedicato allo Spirito Santo che è fondamentale, ricorda, per comprendere la Parola di Dio. «Può capitare», dice il Pontefice, «che un certo passo della Scrittura, che abbiamo letto tante volte senza particolare emozione, un giorno lo leggiamo in un clima di fede e di preghiera, e allora quel testo improvvisamente si illumina, ci parla, proietta luce su un problema che stiamo vivendo, rende chiara la volontà di Dio per noi in una certa situazione. A che cosa è dovuto questo cambiamento, se non a una illuminazione dello Spirito Santo? Le parole della Scrittura, sotto l’azione dello Spirito, diventano luminose; e in quei casi si tocca con mano quanto è vera l’affermazione della Lettera agli Ebrei: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; […] discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”».

Francesco ricorda il nesso profondo che unisce lo Spirito alla Parola e alla Chiesa: «Questa», sottolinea, «si nutre della lettura spirituale della Sacra Scrittura, cioè della lettura fatta sotto la guida dello Spirito Santo che l’ha ispirata. Al suo centro, come un faro che illumina tutto, c’è l’evento della morte e risurrezione di Cristo, che compie il disegno di salvezza, realizza tutte le figure e le profezie, svela tutti i misteri nascosti e offre la vera chiave di lettura dell’intera Bibbia. L’Apocalisse descrive tutto ciò con l’immagine dell’Agnello che rompe i sigilli del libro “scritto dentro e fuori, ma sigillato con sette sigilli” (cfr 5,1-9), cioè la Scrittura dell’Antico Testamento. La Chiesa, Sposa di Cristo, è l’interprete autorizzata del testo ispirato, la mediatrice della sua proclamazione autentica. Poiché la Chiesa è dotata dello Spirito Santo, essa è “colonna e sostegno della verità”. È suo compito aiutare i fedeli e quanti cercano la verità a interpretare in modo corretto i testi biblici».

Francesco, a braccio, ricorda anche l’obiettivo e lo stile di una buona omelia: «Essa deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal Libro alla vita», ricorda, «l'omelia deve essere breve: una immagine, un pensiero, un sentimento. Un'omelia non deve andare oltre gli otto minuti perché dopo quel tempo - ha fatto notare Bergoglio - si perde l'attenzione e la gente si addormenta, e ha ragione. I preti a volte parlano tanto e non si capisce di che cosa parlano».

Il Pontefice ha raccomandato di fare una «lettura spirituale» della Parola di Dio indicando anzitutto la «pratica della lectio divina. Essa», spiega, «consiste nel dedicare un tempo della giornata alla lettura personale e meditativa di un brano della Scrittura. Ma la lettura spirituale per eccellenza della Scrittura», prosegue, «è quella comunitaria che si fa nella Liturgia e in particolare nella Santa Messa. Lì vediamo come un evento o un insegnamento, dato nell’Antico Testamento, trova il suo pieno compimento nel Vangelo di Cristo. Tra le tante parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella Messa o nella Liturgia delle ore, ce n’è sempre una destinata in particolare a noi. Accolta nel cuore, essa può illuminare la nostra giornata e animare la nostra preghiera. Si tratta di non lasciarla cadere nel vuoto!».

Tra i fedeli presenti per l'udienza in piazza San Pietro c'era anche il Royal Irish Regiment e la 38a Brigata irlandese arrivati in Vaticano in occasione dell'80° anniversario della liberazione di Roma e dell'udienza della 38a Brigata irlandese con Papa Pio XII il 12 giugno 1944. La banda del Reggimento ha accolto l'arrivo del Papa a piazza San Pietro, con la sua musica tipica, come fecero i loro predecessori per Pio XII nel 1944.

Al termine della catechesi, nei saluti ai pellegrini italiani, il Pontefice ha invitato ancora una volta a pregare per la pace: «Non dimentichiamo la martoriata ucraina, Palestina, Israele. Non dimentichiamo il Myanmar e tanti Paesi che sono in guerra. Preghiamo per la pace. Oggi ci vuole la pace. La guerra sempre, dal primo giorno, è una sconfitta. Preghiamo per la pace. Che il Signore ci dia la forza di lottare sempre per la pace».

 
 
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