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domenica 16 gennaio 2022
 
il papa
 

«Non potete essere Nunzi e poi criticare alle spalle il Papa o avere dei blog a lui ostili»

13/06/2019  Il decalogo di Francesco ai suoi ambasciatori convocati in Vaticano: «Non cercate il lusso e gli indumenti firmati, non cadete nel politicamente corretto, non trattate male i vostri collaboratori e rifiutate i regali troppo costosi destinandoli alla carità». E avverte: ««È inconciliabile l’essere Rappresentante Pontificio e unirsi a gruppi ostili al Pontefice, alla Curia e alla Chiesa di Roma»

Non raggirare e non frodare il prossimo, non lasciarsi andare a pettegolezzi e maldicenze, non cercare il lusso e gli indumenti «firmati» tanto più in mezzo a gente priva del necessario, non cadere nel «politicamente corretto», non perdere l’imparzialità, non «criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a Lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma», avere l’evangelica semplicità delle colombe e l’astuzia dei serpenti, non perdere la bussola dell’obbedienza, non rinunciare alla preghiera e non diventare semplici funzionari, non accettare regalie che annebbiano l’oggettività e addirittura comprano la libertà. Conservare la mente e il cuore puri, preservando occhi e orecchie dalla sporcizia del mondo. Non lasciarsi ingannare dai valori mondani, ma guardare alla Parola di Dio per giudicare cosa sia saggio e buono. Non trattare male i propri collaboratori, il personale, le suore, la comunità della Nunziatura perché così facendo si cessa di essere uomini di Chiesa.

È un vero e proprio decalogo quello che papa Francesco consegna ai Nunzi apostolici (i rappresentanti diplomatici del Pontefice e della Santa Sede nei Paesi del mondo) ricevuti giovedì mattina nella Sala Clementina in Vaticano in occasione dell’incontro che ogni tre anni il Pontefice vuole avere con i suoi ambasciatori in tutto il mondo. Alla riunione partecipano 103 rappresentanti pontifici, di cui 98 Nunzi apostolici e 5 osservatori permanenti. Sabato mattina, raggiunti da 46 nunzi in pensione, parteciperanno alla Messa mattutina del Pontefice a Casa Santa Marta e pranzeranno con lui sempre nella sua residenza prima di ritornare nei loro Paesi. Francesco ha voluto consegnare loro la sua «meditazione un po’ naif», così l’ha definita, che aveva preparato in forma scritta, e ha preferito utilizzare le due ore di incontro previsto per un colloquio libero a porte chiuse. Il Papa ha anche ricordato il nunzio in Argentina, il monsignore congolese, León Kalenga Badikebele, morto improvvisamente nella tarda serata di ieri a Roma.

Non cercate il lusso e gli indumenti firmati

Chi è dunque il Nunzio apostolico? Anzitutto, dice il papa, è «uomo di Dio»: «Il Nunzio che dimentica di esserlo rovina sé stesso e gli altri; va fuori binario e danneggia anche la Chiesa, alla quale ha dedicato la sua vita. L’uomo di Dio non raggira né froda il suo prossimo; non si lascia andare a pettegolezzi e maldicenze; conserva la mente e il cuore puri, preservando occhi e orecchie dalla sporcizia del mondo. Non si lascia ingannare dai valori mondani, ma guarda alla Parola di Dio per giudicare cosa sia saggio e buono».

Il Nunzio è «uomo di Chiesa» e, avverte Francesco, «cerca di essere tale, quando inizia a trattare male i suoi collaboratori, il personale, le suore e la comunità della Nunziatura come un cattivo padrone e non come padre e pastore. È triste vedere taluni Nunzi che affliggono i loro collaboratori con gli stessi dispiaceri che loro stessi hanno ricevuto da altri Nunzi quando erano collaboratori. È brutto vedere un Nunzio che cerca il lusso, gli indumenti e gli oggetti “firmati” in mezzo a gente priva del necessario. È una contro-testimonianza. L’onore più grande per un uomo di Chiesa è quello di essere “servo di tutti”». Essere uomo di Chiesa «richiede anche l’umiltà di rappresentare il volto, gli insegnamenti e le posizioni della Chiesa, cioè mettere da parte le convinzioni personali».

Il Nunzio è «uomo di zelo apostolico» e a questo proposito il Papa cita San Massimiliano Maria Kolbe che, sottolinea, «consumato dall’ardente zelo per la gloria di Dio, scrisse in una delle sue lettere: «Nei nostri tempi constatiamo, non senza tristezza, il propagarsi dell’“indifferentismo”. Una malattia quasi epidemica che si va diffondendo in varie forme non solo nella generalità dei fedeli, ma anche tra i membri degli istituti religiosi. Dio è degno di gloria infinita. La nostra prima e principale preoccupazione deve essere quella di dargli lode nella misura delle nostre deboli forze, consapevoli di non poterlo glorificare quanto Egli merita. La gloria di Dio risplende soprattutto nella salvezza delle anime che Cristo ha redento con il suo sangue. Ne deriva che l’impegno primario della nostra missione apostolica sarà quello di procurare la salvezza e la santificazione del maggior numero di anime».

Il Nunzio è «uomo di riconciliazione» e questo vuol dire, spiega, «essere uomo di mediazione, di comunione, di dialogo e di riconciliazione. Il Nunzio deve cercare sempre di rimanere imparziale e obbiettivo, affinché tutte le parti trovino in lui l’arbitro giusto che cerca sinceramente di difendere e tutelare solo la giustizia e la pace, senza lasciarsi mai coinvolgere negativamente. Se un Nunzio si chiudesse nella Nunziatura ed evitasse di incontrare la gente, tradirebbe la sua missione e invece di essere fattore di comunione e di riconciliazione ne diverrebbe ostacolo e impedimento. Non dovete dimenticare mai che voi rappresentate il volto della cattolicità e l’universalità della Chiesa presso le Chiese locali sparse in tutto il mondo e presso i Governi».

Il Nunzio è «uomo del Papa» e in quanto tale «non rappresenta sé stesso ma il Successore di Pietro e agisce per suo conto presso la Chiesa e i Governi, cioè concretizza, attua e simboleggia la presenza del Papa tra i fedeli e le popolazioni. È bello che in diversi Paesi la Nunziatura viene chiamata “Casa del Papa”». E avverte: «È inconciliabile, quindi, l’essere Rappresentante Pontificio con il criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a Lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma».

Rifiutate i regali troppo costosi e dateli in carità

  

Il Nunzio è «uomo di iniziativa» e quindi dovrà essere «una persona positivamente curiosa, piena di dinamismo e di intraprendenza; una persona creativa e dotata di coraggio, che non si lascia vincere dal panico in situazioni non prevedibili, ma sa, con serenità, intuito e fantasia tentare di capovolgerle e gestirle positivamente. L’uomo di iniziativa è un maestro che sa insegnare agli altri come approcciarsi alla realtà per tentare di non farsi travolgere dalle piccole e grandi sorprese che ci riserva. È una persona che rasserena con la sua positività coloro che attraversano le tempeste della vita».

Il Nunzio è «uomo di obbedienza» e per questo, ricorda il Papa, «Un Nunzio che non vive la virtù dell’obbedienza – anche quando risulta difficile e contrario alla propria visione personale – è come un viaggiatore che perde la bussola, rischiando così di fallire l’obiettivo. Ricordiamo sempre il detto “Medice, cura te ipsum”. È contro-testimonianza chiamare gli altri all’obbedienza e disobbedire».

Il Nunzio è «uomo di preghiera» e su questo cita San Paolo e ricorda «ai Nunzi e a tutti noi» che «senza una vita di preghiera, si rischia di venir meno a tutti i requisiti sopramenzionati. Senza la preghiera diventiamo semplici funzionari, sempre scontenti e frustrati. La vita di preghiera è quella luce che illumina tutto il resto e tutto l’operato del Nunzio e della sua missione».

Il Nunzio è «uomo di carità operosa» e qui il Pontefice dà alcuni consigli concreti: «La carità operosa ci deve portare ad essere prudenti nell’accettare i doni che vengono offerti per annebbiare la nostra oggettività e in alcuni casi purtroppo per comprare la nostra libertà. Nessun regalo di qualsiasi valore deve mai renderci schiavi! Rifiutate i regali troppo costosi e spesso inutili o indirizzateli alla carità, e ricordate che ricevere un regalo costoso non giustifica mai il suo uso».

Infine, il Nunzio è «uomo di umiltà» e il Papa conclude per sottolineare la virtù dell’umiltà citando «le “Litanie dell’umiltà” del Servo di Dio Cardinale Rafael Merry del Val (1865-1930), Segretario di Stato e collaboratore di San Pio X, un vostro ex collega».

 
 
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