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martedì 28 giugno 2022
 
 

Il Papa: «Un buon cattolico si immischia in politica»

16/09/2013  Francesco nella messa di lunedì mattina a Santa Marta esorta i governanti a governare il popolo con umiltà e amore e invita i fedeli a contribuire al bene pubblico attraverso «idee, suggerimenti e soprattutto la preghiera perché ci governino bene»

I cattolici devono immischiarsi nella politica e pregare per i loro governanti mentre chi governa deve farlo con umiltà e amore. È la riflessione di papa Francesco durante la messa di lunedì mattina a Santa Marta prendendo spunto dalle letture del giorno: il Vangelo del centurione che chiede con umiltà e fiducia la guarigione del servo e la lettera di San Paolo a Timoteo con l’invito a pregare per i governanti.

Francesco fa l’esempio di Davide, sottolineando che «amava a tal punto il suo popolo» tanto che dopo il peccato del censimento dice al Signore di non punire il popolo ma lui. Così, «le due virtù di un governante», ha detto, sono l’amore per il popolo e l’umiltà: «Non si può governare senza amore al popolo e senza umiltà! E ogni uomo, ogni donna che deve prendere possesso di un servizio di governo, deve farsi queste due domande: "Io amo il mio popolo, per servirlo meglio? Sono umile e sento tutti gli altri, le diverse opinioni, per scegliere la migliore strada?". Se non si fa queste domande il suo governo non sarà buono. Il governante, uomo o donna, che ama il suo popolo è un uomo o una donna umile».

San Paolo esorta ognuno a pregare «per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla». Un’esortazione che spinge il Papa a spiegare come i cattolici non possono disinteressarsi della politica: «Nessuno di noi può dire: “Ma io non c’entro in questo, loro governano…”. “No, no, io sono responsabile del loro governo e devo fare il meglio perché loro governino bene e devo fare il meglio partecipando nella politica come io posso”. La politica – dice la Dottrina Sociale della Chiesa – è una delle forme più alte della carità, perché è servire il bene comune. Io non posso lavarmi le mani, eh? Tutti dobbiamo dare qualcosa!» Spesso, ha osservato il Pontefice, c’è l’abitudine a criticare soltanto chi sta al governo: «Forse », ha proseguito, «il governante, sì, è un peccatore, come Davide lo era, ma io devo collaborare con la mia opinione, con la mia parola, anche con la mia correzione» perché tutti «dobbiamo partecipare al bene comune!».

E se «tante volte abbiamo sentito: “un buon cattolico non si immischia in politica”– ha sottolineato – questo non è vero, quella non è una buona strada»: «Un buon cattolico si immischia in politica, offrendo il meglio di sé, perché il governante possa governare. Ma qual è la cosa migliore che noi possiamo offrire ai governanti? La preghiera! È quello che Paolo dice: “Preghiera per tutti gli uomini e per il re e per tutti quelli che stanno al potere”. “Ma, Padre, quella è una cattiva persona, deve andare all’inferno…”. “Prega per lui, prega per lei, perché possa governare bene, perché ami il suo popolo, perché serva il suo popolo, perché sia umile!”. Un cristiano che non prega per i governanti, non è un buon cristiano! ‘Ma, Padre, come pregherò per questo? Questa è una persona che non va...”. “Prega perché si converta!”. Ma pregare. E questo non lo dico io, lo dice San Paolo, la Parola di Dio”».

Per questo, è stata l’esortazione finale del Papa, bisogna dare «il meglio di noi, idee, suggerimenti, il meglio, ma soprattutto il meglio è la preghiera. Preghiamo per i governanti, perché ci governino bene, perché portino la nostra patria, la nostra nazione avanti e anche il mondo, che ci sia la pace e il bene comune».

 
 
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