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domenica 23 gennaio 2022
 
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Il sociologo Fiasco: «Il superenalotto è il nuovo vitello d'oro»

03/08/2019  I 200 milioni di jackpot ci fanno girare la testa, ma intanto leggiamo la storia della tabaccaia massacrata a Reggio Calabria, per cui è stato arrestato un uomo che l'accusava della sua "sfortuna" al Lotto. Abbiamo chiesto a Maurizio Fiasco, sociologo ed esperto della Consulta Nazionale Antiusura, di aiutarci a capire.

Il sociologo Maurizio Fiasco
Il sociologo Maurizio Fiasco

L’opinione pubblica è scossa, all’indomani dalla tragica notizia della tabaccaia decapitata a Reggio Calabria. L’autore del crimine sarebbe un uomo, in stato di evidente “disturbo da gioco d’azzardo” (termine clinico della patologia). Aveva accusato la sua vittima delle ripetute e rovinose perdite al gioco del Lotto. Contemporaneamente rimbalzano gli avvisi della possibile prossima vincita, di proporzioni fantastiche al Superenalotto. Raggiungiamo al telefono Maurizio Fiasco, sociologo ed esperto della Consulta Nazionale Antiusura, ricercatore e docente su Sicurezza Pubblica e Gioco d'azzardo. Conversiamo sulla dipendenza legata a questi giochi e sui meccanismi dell’industria. Come e perché puntare denaro in vista di un’estrazione assume tratti ossessivi e compulsivi, un traguardo in milioni di euro che ci fa girare la testa. 

Fiasco cos’è cambiato?

«Che l’iper-vincita, l’immagine di un premio monetario superiore a quanto umanamente la nostra mente possa dimensionare, quantità che sfugge alla capacità naturale di misurare le cose, ha messo in scacco la stessa facoltà immaginativa, il pensiero magico. L’iper- vincita è stata concepita come una leva di marketing più di 20 anni fa, un’invenzione mondiale dell’industria del “gambling” (il gioco d’azzardo) per raggiungere traguardi che altrimenti irraggiungibili. Gli odierni 200 milioni appaiono come il “Vitello d’oro”. Non una quantità reale di ricchezza, ma un’entità che attiva una manifestazione pagana del divino, che oggi con la sua fascinazione “astratta” attrae consumatori. Ecco la leva della corsa a puntare, per l’appunto. Un’operazione che non ha neanche bisogno di pubblicità. Basta che la notizia rimbalzi da una testata all’altra, con un’amplificazione senza soluzione di continuità. Espressione di un modello industriale di azzardo che, così facendo, non necessita più neanche di spingere le persone a proiettarsi verso un evento che la sorte può far loro incontrare, nella quotidianità. Non c’è la passata elaborazione di fantasia dei numeri del lotto, ricavati con i sogni o con l’imbattersi nei fatti della quotidianità (numeri fortunati “nascosti” dietro a un oggetto, a una persona comparsa in sogni o a una circostanza curiosa). È stata soppressa la smorfia, con l’innocente e consolatoria pratica popolare che alleviava i disagi nella quotidianità».

Ci siamo giocati la fortuna al Superenalotto?

«Con il superenalotto e in generale il tutti i 51 giochi distribuiti si ha la produzione di un progetto industriale. Che ha estinto la stessa fortuna e l’ha sostituita con il  feticismo della somma incommensurabile. Il vecchio gioco di fortuna avveniva saltuariamente, si associava a immagini, era supportato da una cultura e da una socialità (la lotteria di Capodanno, la Befana etc). Tutto questo corredo simbolico è stato spazzato vai da un progetto industriale che arruola a un’abitudine eccessiva milioni di persone. Al “10 e Lotto” si può giocare ogni dieci minuti... Se i giochi di una volta erano lenti, ritualizzati, quelli attuali si svolgono ad altissima frequenza, sono meccanicizzati, senza fantasia e correlati con una patologia di massa. Basti pensare che gli scommettitori abitudinari si giocano non meno di 100 euro a settimana. Una somma molto rilevante, al punto da provocare un effetto depressivo, e una conseguente riduzione della qualità della vita».

Con un impatto anche sulle famiglie?

«Certamente. Una dieta alimentare sempre più povera, una minor cura dei figli. Una riduzione del decoro e della dignità nel menage, la trascuratezza delle cure mediche (da anni gli odontoiatri denunciano il dimezzamento delle viste odontoiatriche dei bambini, ai quali si nega persino la prevenzione della carie e dei difetti dell’arcata dentale)»

E talvolta dei risvolti agghiaccianti, basti pensare al caso della tabaccaia di Reggio Calabria…    
«Perché il progetto industriale non essendo mediato da un’elaborazione simbolica scatena più velocemente gli impulsi aggressivi. Non essendoci una narrazione simbolica che fa da ammortizzatore alla frustrazione, ed essendo un gioco ad alta frequenza, aumenta via via la frustrazione: che scatena l’aggressività. È un gioco a cui manca la lentezza che consentirebbe anche ai più esposti di elaborare la frustrazione. Il gioco una tantum porta a un investimento emotivo che scema poco dopoQuello ad alta frequenza agisce come un lievito fino a fare impazzire la mente. È questo il gioco industriale di massa che fidelizza attraverso la dipendenza».

Eppure è un gioco senza norme…

«Fin ad oggi non sono emanate state norme che impediscano,  come invece per il tabacco, l’uso di tecniche di progettazione industriale incompatibili con la salute. Nel caso del fumo è stata vietata la commercializzazione dei pacchetti da 10 sigarette, abolito l’uso della parola “light”, eliminata la composizione del tabacco, sono state introdotte le scritte (“il fumo nuoce gravemente alla salute”). Qui, invece, le concessionarie dei giochi hanno un’autostrada spianata davanti: dove è tutto ammesso, dalle tecniche del condizionamento operante agli inganni percettivi».

L’azzardo è stato definito «un furto della felicità sociale»

«Aggiungo di più. L’azzardo è un furto di autostima, una spirale che narcotizza il disagio. Fa entrare in uno spazio dove non si avvertono le urgenze, né la personale responsabilità: la cognizione di quel che la persona può fare per uscire dal disagio e dalla sofferenza. I “vecchi” giochi si stanno estinguendo. Si sono chiusi gli ippodromi, e stanno fallendo i quattro casinò. Si trattava di “templi” dove era seguita una procedura e un rituale di gioco, per quanto deprecabile. Tutto cannibalizzato dal gioco industriale che fa leva sull’alta frequenza e l’incapacità di reggere la frustrazione. L’azzardo è un furto di felicità, furto della capacità umana di elaborare un pensiero, di immaginare la felicità. Un trattamento della gratificazione che si appiattisce sugli interruttori di un dispositivo pratico, un interruttore “on off” dove l’uomo diventa un’appendice del progetto industriale».

 

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