Casomai ci si scordasse l’obiettivo, a riportarlo alla mente, al settimo piano della palazzina dell’Italia, al villaggio olimpico di Milano, pensa il cestino della spazzatura. Dove a segnare il posto giusto per la differenziata ci sono tre tondini: giallo oro per la plastica, grigio argento per l’indifferenziato, mattone-bronzo per l’umido. Se non sono medaglie poco ci manca e certo le ricordano a chi da qualche giorno, o in arrivo, è qui per questo.

Pareti e porte bianche corrono lungo corridoi dell’onnipresente color “ottanio”: l’ambiente fa un po’ ostello della gioventù nuovo di pacca, un po’ clinica. Alle pareti un cartello suggerisce «Tina ti ricorda, per ogni evenienza: prenditi un momento, non lasciare traccia». Dove Tina, la filosofa, è la mascotte olimpica, un ermellino bianco in livrea invernale sorella di Milo, mascotte paralimpica, uguale ma in livrea estiva.

Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view of an athlete's accommodation at the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view of an athlete's accommodation at the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026, stanza del villaggio olimpico a Milano (REUTERS)

Stanze singole e doppie (scelte e assegnate cercando di andare incontro alle esigenze), spoglie, non grandi, con bagno, ma per ora senza scrivania, danno del mondo olimpico un senso di austerità spartana e vagamente monacale: zero distrazioni qui, spazi comuni con bici da spinning per allenarsi anche a un passo dalla camera, adatte al lavoro aerobico di pattinatori di velocità di pista lunga e corta, una lounge di sapore nordico con legno chiaro per condividere senza uscire momenti di relax: play station, maxischermo collegato con tutte le gare che verranno, calcioballila di design, divano bianco e tappeto in tinta, che chissà quanto resterà tale, mentre fuori la pioggerella di una Milano grigissima a pochi giorni dai Giochi rende poltiglia il fango del vicinissimo cantiere della stazione ferroviaria di Porta Romana.

Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view outside the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view outside the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026 , l'esterno del villaggio di Milano (REUTERS)

Fuori da lontano il villaggio è una costruzione a parallelepipedi bianchi e colori olimpici, che ogni delegazione, lo si vede avvicinandosi, personalizza a proprio modo: sui vetri della Cina ci sono bandierine cinesi e rotondissimi panda, su quelli della Germania dirimpettaia dell’Italia cristalli di ghiaccio che fanno tanto Natale anche se è quasi carnevale.

Si capisce dalle bandiere che a determinare la dimensione delle delegazioni è la confidenza con i pattini, perché quello in tutte le salse (velocità, short track, figura, hockey) si fa nell’Olimpiade milanese.

La palazzina dell’Italia riconoscibile da un scudo tricolore in campo azzurro offre 144 letti e si spalma su piani condivisi con altri: lo si coglie dalla bottoniera dell’ascensore, dove gli atleti hanno marcato con gli adesivi della propria nazione il piano in cui abitano: nella palazzina azzurra ci sono gli scudi team Italia al quinto, al sesto, e al settimo piano, il giallo dell’Australia con canguri ed emu al terzo, l’aquila austriaca al quarto e lo scudo della bandiera slovacca al primo e al secondo.

I due piani sotterranei sono la cambusa per le attrezzature. Un domani quando il villaggio offrirà 1.700 posti per studenti universitari saranno un garage. Ha fatto discutere e lo farà ancora la “legacy” di questo posto costruito ex novo: si è trattato sul prezzo della parte che sarà affittata a prezzi calmierati.

Al centro del villaggio che ha la logica di un gigantesco albergo i cinque cerchi rappresentano il centro, la hall: attorno ci sono i servizi accessoriati dagli sponsor. Uno offre addirittura la messa in piega per la Cerimonia d’apertura.

Attorno ai cerchi si trova dove chiedere un asciugamano in più, dove cambiare un materasso, di quelli che hanno già fatto notizia a Parigi 2024: sono componibili, più rigidi o più morbidi secondo le esigenze, e di una struttura in polietilene che al tatto sembra una spugna artificiale di gomma dura con tanti spazi d’aria.

Lì vicino una gigantesca palestra con tutte le macchine del caso aperta 24 ore offre possibilità per ogni sorta di allenamento. C’è anche, come sempre nei villaggi olimpici uno spazio di preghiera multireligioso, ma non c’è un’insegna a identificarlo. Il pronto soccorso è una succursale dell’Ospedale Niguarda, anche se poi l’Italia ha il suo punto medico, nella propria palazzina, dove Maria Rosaria Suqueo, responsabile della parte olimpica dell’istituto di medicina dello sport del Coni che ha anche il compito prima di monitorare gli atleti e di rilasciare le certificazioni di idoneità, in Italia tra le più rigide al mondo per limitare i rischi.

Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view inside the medical area in Casa Italia at the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view inside the medical area in Casa Italia at the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026, centro medico palazzina Italia (REUTERS)

Più appariscenti i servizi offerti dagli onnipresenti sponsor: attira l’attenzione una specie di spa nordica, con tanto di finte pelli e legno chiaro, rotonda e a vetri: chi passa vede in diretta chi dentro si rilassa in una pratica yoga, ma l’aspetto esterno fa tanto atmosfera Antenati, e quasi ci si stupisce di veder sbucare dall’angolo lì dietro una delegazione di ragazze bionde in lunghi piumini blu e scritta Sverige in giallo all’altezza dell’occhiello anziché Fred Flinstone.

Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view of team Italy athletes in the cafeteria at the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026 Winter Olympics - Press Visit at the Olympic and Paralympic Athletes' Village - Milan, Italy - February 3, 2026 General view of team Italy athletes in the cafeteria at the Olympic and Paralympic Athletes' Village REUTERS/Yara Nardi
Milano Cortina 2026, mensa atleti villaggio olimpico (REUTERS)

Il centro di tutto è la mensa, diversa per atleti e staff, è il vero cuore dello spirito olimpico, che se esiste soffia qui dove lo sport del mondo si incontra a tavola. A differenza di altri villaggi, la mensa di Milano non ha isole che distinguono cucine e abitudini etniche, le uniche “differenze” riguardano il senza glutine e il vegano: per il resto si va per comparti nutrizionali. Legumi al vapore e verdure; proteine, carne e pesce alla griglia, uova; carboidrati, pasta, riso. Anche pizza sì, semplice margherita e un altro tipo con la scamorza. L’impressione che si ricava è di un cibo tendenzialmente semplice e sano. Chi sorveglia all’ingresso conferma che, a giudicare dai vassoi, nella mensa atleti la funzionalità prevale sui gusti, sulle abitudini territoriali. Per un atleta di questo livello del 2025 la dieta è parte integrante della preparazione e a tavola la grande famiglia olimpica non fa grandi differenze da un Paese all’altro. E se ci si dice che antropologicamente la condivisione del pasto è il primo modo simbolico di cercare tra diversi un dialogo, questa mensa, con un tetto a tre cuspidi come una fabbrica d’archeologia industriale, forse è il luogo dove diventa fisica la tregua olimpica che sia il presidente Sergio Mattarella sia papa Leone XIV nei giorni scorsi hanno invocato là fuori nel mondo.

Ragazzi di ogni Paese mangiano insieme, le stesse cose, sognando le stesse medaglie, sudando insieme in palestra. Se lo spirito olimpico esiste è qui, tra le palazzine bianche tutte uguali con bandiere diverse, attorno ai cinque cerchi, sotto le gru di una città grigia di pioggia e ancora un po’ da contagiare. Solo i metal detector all’ingresso ricordano il mondo di fuori, con le sue ansie, le sue paure, le sue tensioni. Ci sono da dopo Monaco 1972, quando i conflitti del mondo di fuori profanarono un luogo uguale a questo che, invece, è e si ostina a rimanere un laboratorio di pace.