PHOTO
Tutto è bene quel che finisce bene. Il bambino che a San Vito di Cadore ha camminato sei chilometri in un giorno freddo di neve perché non autorizzato a salire sul bus dall’autista che lo conduceva in quanto non possedeva il biglietto giusto, sarà invitato a vedere le gare delle Olimpiadi. Il conducente del bus ha incontrato la famiglia di quel bambino, ha spiegato come sono andate le cose quel giorno, ha portato le sue scuse al bambino e a quei due genitori. Ha prevalso il buon senso, la buona educazione e la capacità di comprendersi. Un evento che ha fatto notizia per la sua negatività, oggi ci fa riflettere per l’esatto contrario. Ovvero che le persone, dopo aver fatto un errore, sanno ripararlo. Che il perdono fa stare meglio del rancore. Che a volte ci capitano cose che non vorremmo che accadessero. Ma la vita spesso giunge inaspettata e invece di prevenire un problema, ti obbliga a entrarci dentro e a subirne le conseguenze e gli effetti indesiderati.
Gli esseri umani sanno fare squadra e non solo branco. Sono dotati di empatia. Hanno a disposizione il linguaggio che permette di spiegare ciò che proviamo, ciò che facciamo, perché a volte agiamo in modo diverso da come vorremmo o dovremmo. Credo che la bellezza di questa storia stia nel fatto che ciò che poteva trasformarsi in un evento da gogna mediatica è invece diventato un’occasione per mostrare come la vita reale ci permette di “funzionare” molto meglio rispetto a ciò che accada nella vita virtuale.
Commenti di odio e pieni di cattiveria sono giornalmente scagliati come pietre contro tutto e tutti, quando accade qualcosa che riteniamo “negativo”. Ognuno si trasforma in giudice, si scaglia contro i colpevoli, commenta non sapendo quasi nulla di ciò che i protagonisti di una vicenda provano, vivono e sentono emotivamente. La patologia del “leone da tastiera” è oggi frequentissima e ci ha disabituati alla buona educazione, all’empatia, al rispetto. Ha eroso quell’umanità che ha reso possibile, in molte situazioni complesse, trovare la capacità di affrontarle ricomponendo i pezzi di un puzzle impazzito, senza clamori. Semplicemente parlandosi, guardandosi negli occhi, chiedendosi scusa. Questo è avvenuto in provincia di Belluno tra due genitori e un autista di bus che hanno vissuto un episodio pieno di fatica e disagio, rendendolo occasione per mostrare al mondo che “fare pace” è questione di desiderio e di volontà, non di potenza e prepotenza.






