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Il vescovo emerito di Fatima: «Maria continua a indicarci la strada sicura verso il Cielo»

12/05/2022  Erano piccoli, poveri e analfabeti. Ma sconvolsero il Portogallo e il mondo intero quando raccontarono di aver visto la Madonna in cima a un leccio. A 105 anni esatti dall'inizio delle apparizioni le Edizioni Ares pubblicano "I pastorelli di Fatima, uguali a tutti, uguali a noi"

Continua a parlare. A 105 anni di distanza. Fatima indica ancora Dio all'uomo e porta ancora l'uomo a Dio sotto lo sguardo vigile e materno di Maria. Il 13 maggio 1917, Lucia dos Santos,10 anni, Jacinta Marto, 7, e suo fratello Francisco, 9, mentre erano al pascolo a Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fatima, dissero di aver visto scendere una nube e, al suo diradarsi, apparire la figura di una donna vestita di bianco con un rosario in mano. Era la Madonna, accertò in seguito la Chiesa. 

«Attraverso i “piccoli”, noi siamo aiutati a conoscere l’umanità di Dio, la sete dell’uomo che Egli ha», scrive monsignor Massimo Camisasca su I Pastorelli di Fatima, il volume della psicologa portoghese Madalena Fontoura, che le Edizioni Ares portano in libreria proprio il 13 maggio, anniversario delle apparizioni. Un testo che mostra tutta l’attualità del messaggio della Cova da Iria, dove la Madonna, dando profezia della grande crisi della nostra epoca e promettendo al contempo una pace futura con il trionfo del suo Cuore Immacolato, è venuta ad annunciare ancora una volta con forza che l’uomo è creatura voluta e cercata da Dio. E che la vita di ciascuno, proprio come quella dei tre bambini di Fatima, sarà pesata sull’amore.

«I pastorelli di Fatima, uguali a tutti, uguali a noi», osserva nella prefazione il vescovo emerito di Leiria-Fatima, monsignor Serafim de Sousa Ferreira e Silva, «intende ricordare e sottolineare che tutti possiamo e dobbiamo essere giusti e santi, ciascuno a modo suo, nel luogo e nel momento in cui ci troviamo a vivereAlcuni che ci hanno preceduto, trascorso un po’ di tempo nell’aldilà, vengono canonizzati dalla Chiesa, soprattutto per essere un punto di riferimento e di intercessione. È la "comunione dei santi"».

«Giacinta e Francesco», prosegue monsignor Serafim de Sousa Ferreira e Silva, «furono beatificati e canonizzati nel Santuario di Fatima, rispettivamente da papa san Giovanni Paolo II e papa Francesco: due feste indimenticabili; due bambini esemplari. Non dimenticherò mai quei momenti... Il processo per la canonizzazione di Lucia procede bene. Poiché Lucia ha scritto molto, ci vorrà più tempo per analizzare teologicamente i suoi testi; la prova di un miracolo sarà il segno. Non avrò bisogno di ripetere che il messaggio di Fatima è il Vangelo, e che il Santuario della Cova da Iria (culla della pace), con Aljustrel, il villaggio dei pastorelli e pulpito dell’Angelo della Pace, sono due grandi poli nel pellegrinaggio della vita, per la Vita. Né ci sarà qui lo spazio per considerare i tanti cambiamenti in atto nel cammino delle persone e dei popoli... Tuttavia, ogni interrogativo decisivo negli snodi della vita si dirige sempre verso l’Infinito, ogni volta che mettiamo in discussione la nostra vita inevitabilmente ci apriamo all’orizzonte dell’eterno. E Fatima è un faro, nella Chiesa di Gesù Cristo».

«Come vescovo emerito di Leiria-Fatima», conclude monsignor Serafim de Sousa Ferreira e Silva,«ho l’onore e l’opportunità di scrivere la prefazione e raccomandare un altro libro, questo, su Fatima nei 105 anni dall’evento. L’autrice Madalena Fontoura, che conosco da molti anni come una convinta devota del messaggio mariano, continuerà a mostrare strade sicure verso il Cielo. Che non avrà fine».

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