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martedì 22 settembre 2020
 
 

Terrorismo, nel nome dei padri

10/05/2010  Nel giorno della memoria i figli di chi è stato ucciso nelle stragi o dal terrorismo riprendono la parola.

Luca Tarantelli, figlio di Ezio, davanti al Quirinale al termine della Giornata della memoria.
Luca Tarantelli, figlio di Ezio, davanti al Quirinale al termine della Giornata della memoria.

C’è un bambino biondo che spegne le candeline e un papà che gioca sul triciclo. Nei fotogrammi del filmino d’epoca Ezio Tarantelli sorride alla macchina da presa. Quel bambino è Luca, che oggi ha ripreso quelle immagini nel video che ha preparato per ricordare l’uccisione di suo padre avvenuta il 27 marzo 1985. “Avevo tredici anni e in casa si parlava quasi sempre di inflazione e di scala mobile. Mi sono reso conto, proprio riprendendo in mano la storia di mio padre per girare questo video, di quanto oggi sia attuale il suo pensiero economico. Ho riscoperto così le sue idee e mi sono anche riavvicinato al padre che avrei voluto accanto a me e che invece mi è stato strappato. Il mio è un video per far andare avanti le sue idee, per ricordare”.

Appena fuori dal Quirinale dove il presidente della Repubblica ha ricevuto i familiari delle vittime del terrorismo e delle stragi Luca Tarantelli saluta e abbraccia gli altri “fratelli” acquisiti, dai figli del poliziotto Franco Evangelista a Sabina Rossa, figlia di Guido, ad Alessandra Galli, figlia del giudice Guido. “Una giornata come questa”, dice Luca Tarantelli, “serve per ritrovarci, per sentirci uniti e anche per ricordare al Paese cosa sono stati quegli anni e quale patrimonio di umanità è andato perduto. Abbiamo vissuto anni di grande isolamento e di carenza di sensibilità nei nostri confronti. Oggi, piano piano, gli spazi si stanno aprendo grazie anche a giornate come questa”.

Più in là, Manlio Milani, presidente della Casa della memoria, parla della strage di Brescia dove persero la vita otto persone tra le quali sua moglie, Livia Bottardi. “Spero che questo non sia solo un giorno di commemorazione, ma anche di presa di responsabilità. E che serva ad aprire l’attenzione su quello che sta avvenendo oggi. A distanza di 36 anni dalla strage non sappiamo ancora chi sono i colpevoli. A Brescia è stato riaperto il processo. Si stanno scoprendo le trame dell'eversione di destra e stanno venendo fuori gravi responsabilità", dice Milani. "Non mi pare però che questo stia suscitando attenzione da parte dei grandi media. Una giornata come questa dovrebbe servire, invece, anche a informare, a far conoscere, a coinvolgere l’opinione pubblica, se vogliamo che cresca la vita democratica del nostro Paese”.  

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