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martedì 22 giugno 2021
 
politica
 

In Umbria il Centrodestra asfalta il Governo. Quanto durerà Conte?

28/10/2019  Nemmeno Salvini si aspettava un successo così travolgente. Ma il vero vincitore è Giorgia Meloni, che ha quasi raddoppiato i voti. I Cinque Stelle ormai sono in caduta libera e non c'è una piattaforma Rosseau che ne può arrestare il tracollo

Matteo Salvini e Giorgia Meloni
Matteo Salvini e Giorgia Meloni

(Nella foto in alto: Matteo Salvini con Donatella Tesei)

 

Salvini e la coalizione di Centrodestra che ha espresso Donatella Tesei non ha vinto in Umbria, ma ha stravinto, asfaltando letteralmente l’alleanza di Centrosinistra del suo rivale Vincenzo Bianconi, con un vantaggio di circa 20 punti percentuali. Esulta comprensibilmente Matteo Salvini, il capo della coalizione a livello nazionale. Ma a ben vedere il vincitore di questa tornata elettorale che assesta un duro colpo – forse mortale- all’alleanza 5 Stelle-Pd, non è il segretario della Lega (riconosciuto da Berlusconi leader della coalizione con la manifestazione del 19 ottobre in piazza San Giovanni) ma Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, con il 10 per cento (era al 6,2), ha superato i grillini e doppiato Forza Italia (inchiodata al 5,5 per cento).

Ma questo successo non può essere considerato una sorpresa, anche se probabilmente nemmeno Salvini si aspettava una tale valanga di voti. Se è vero che l'Umbria è stata per quasi 50 anni un tradizionale "feudo rosso", Perugia è nelle mani del Centrodestra già dal voto del 2014. L’Umbria non era più rossa da un paio di anni se guardiamo alle amministrative e alle europee. Terni dallo scorso anno ha un sindaco leghista eletto con il 63 per cento dei voti (gli operai, ormai, hanno abbandonato i postcomunisti e votano in grande maggioranza Lega). Alle europee di maggio Salvini aveva già ottenuto il 38 per cento in Umbria. La Lega dunque non è avanzata, semmai ha consolidato la sua posizione.

In posizione simmetrica rispetto alla Lega è il Pd, il secondo sconfitto, che aveva già perso abbondantemente negli anni scorsi e a queste consultazioni ha registrato un calo contenuto. Aveva il 35, 8 per cento alle regionali del 2014, il 24,8 alle politiche del 2018, il 24 alle europee di maggio e il 22,3 a queste consultazioni. Ma i primi sconfitti di queste elezioni, sono stati, tanto per cambiare, i Cinque Stelle, che dalle politiche del 2018 non fanno che perdere, perdere, perdere, fino a dimezzare i voti ad ogni tornata elettorale. Le percentuali sono impietose: dal 27 per cento al 7 in un anno e mezzo. E non c'è una piattaforma Rosseau che ne possa arrestare il tracollo.

Quanto a Forza Italia, ormai è un partito-azienda in via di smantellamento, un serbatoio di voti che confluiscono nel partito degli astenuti. Li vorrebbe Renzi quei voti, ma finora non riesce a intercettarli. E se è vero che la campagna elettorale umbra, sia a destra che a sinistra, non ha registrato particolari promesse o punti di programma ma è stata condotta tutta sulle accuse all’avversario, allora bisogna concludere che il “knockout” del Centrosinistra è netto e ha le sue radici nei suoi stessi errori. Errori marchiani e spesso incomprensibili. Qualche esempio? Chi gliel'ha fatta fare a Beppe Grillo a lanciare la provocazione che gli over 65 non dovrebbero votare nella quinta regione per presenza di anziani?E come gli è venuto in mente al premier Conte di dire che l’Umbria in termini di abitanti conta meno di Lecce? Vi sono poi ragioni più strutturali. Il Patto civico per l’Umbria inaugurato (ma dovremmo forse dire improvvisato) nei giorni scorsi e poi immortalato con una foto di gruppo a Narni è stato un fallimento netto. Agli elettori grillini non è piaciuto allearsi con il partito che aveva visto i suoi rappresentanti implicati in un’inchiesta di corruzione. E tutto sommato il “laboratorio” tanto voluto da Zingaretti e Franceschini non piace nemmeno agli elettori del Pd.

C’è poi la “furbata” elettorale di Matteo Renzi, che non ha voluto prendere parte alla foto di Narni e si è tenuto alla larga dalla competizione. A Renzi è sempre piaciuto vincere facile, anche se ha subito sconfitte clamorose, come al referendum costituzionale. Italia Viva continua ad essere una sorta di fronda interna, una spina nel fianco del Governo Conte. Fino a quando?

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