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martedì 22 giugno 2021
 
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«Io e mio fratello Roberto impariamo quanto bene possiamo fare con la disabilità»

03/12/2020  Dal rapporto con lui nasce un libro dal titolo "La disabilità ci rende umani. Dieci passi per una comunità inclusiva" (IPL) in cui don Stefano Buttinoni, responsabile Caritas per la disabilità in zona pastorale V della diocesi di Milano, offre gli strumenti per ripensare una comunità più inclusiva (in copertina, Stefano e Roberto quando avevano 5 e 12 anni)

Don Stefano Buttinoni con il fratello Roberto e i genitori al mare
Don Stefano Buttinoni con il fratello Roberto e i genitori al mare

Il suo rapporto con la disabilità inizia dalla nascita quando arriva come secondo di un fratello disabile più grande di sette anni. Quando chiediamo a don Stefano Buttinoni che tipo di “problematica” ha ci risponde: «Tecnicamente Roberto è spastico e intellettivamente fragile, ma in realtà io dico sempre che la sua disabilità è avere il cuore troppo grande per questo mondo».

Proprio a lui in qualche modo è dedicato il libro che don Stefano, responsabile Caritas per la disabilità in zona pastorale V della diocesi di Milano, ha scritto La disabilità ci rende umani: dieci passi per una comunità inclusiva (IPL). «Ho ritrovato di recente un quaderno di scuola di quando avevo dieci anni. In un tema scrivevo “quello che non ho è un fratello normale. Vorrei un fratello normale”. Non ricordavo più quelle righe e nello scoprirle, esse mi hanno profondamente ferito. Ho risentito in me la solitudine e il buio che in quegli anni avevo di dentro. Ero come cieco e oppresso. Pur amando mio fratello non vedevo nulla» si legge nell'introduzione. «È stato un cammino, con andate e ritorni, slanci in avanti e battute d’arresto, ma oggi scrivo questo libro perché nessuno resti in quel buio orribile, con quel peso nel cuore».

Un libro nato su richiesta vicario generale Franco Agnesi «Che ha ascoltato la mia esperienza e il percorso che ho fatto. Io non risiedo in una parrocchia, ma sono prete della Caritas della zona di Monza; ministero voluto dall’arcivescovo Delpini dopo 18 anni da vicario parrocchiale prima a Milano e poi a Concorezzo. Da sette anni mio fratello è venuto a vivere con me e con i miei genitori anziani. In un prolungato discernimento si è pensato quale fosse il futuro per me. Delpini mi disse: “Servirebbe un sacerdote che seguisse la disabilità per la Caritas aiutando i centri di ascolto a essere prossimi alle necessità del territorio”. Ed eccomi qua».

Un libro che ha una parte autobiografica, ma che soprattutto rielabora anni di impegno e letture per entrare a fondo nel tema. «Da 53 anni sono nella disabilità. Quando sono nato Roberto aveva già 7 anni. Tra l'altro lui è nato nel 1960 quando la disabilità era vissuta nel silenzio delle case, senza servizi, senza aiuti e senza riconoscimenti economici. Roberto ha frequentato le scuole speciali e quando c'erano le feste ricordo che tra quei corridoi avevo paura e non capivo cosa lui ci facesse in mezzo a quei bambini strani. Per me era semplicemente mio fratello. Poi l'incontro con alcune realtà come Fede e Luce, l'Arche di Jean Vanier mi hanno aiutato a rielaborare. Però negli anni del mio ministero e del mio studio teologico non ho mai trovato una pagina teologica sulla disabilità. Scrivendo il libro mi sono appoggiato alla formazione del Boston College dei gesuiti dove c'è una riflessione teologica sulla o, come la chiamo io, “dalla” disabilità, una teologia che nasce dalla fragilità. Questo dovrebbe essere l'approccio di una qualunque cristologia visto che Gesù si è fatto fragile per parlarci di Dio. Ma poi non è così. Quando alle persone con disabilità viene presentato solo un Dio perfettissimo e onnipotente pensano di essere figli di un “Dio minore”. Ecco allora un anno intero di lavoro e studio per poter dare alle comunità uno strumento che fosse utile, pratico, pastorale; che potesse sì spronare, ma anche consolare e dolcemente incoraggiare».
 

Il libro di don Stefano Buttinoni
Il libro di don Stefano Buttinoni

Dieci passi di un vero cammino: «Dieci passi che permattono di attraversare in 10 tappe di comprensione il valore della disabilità nella comunità cristiana. Troppo spesso si chiede di chinarsi sulla disabilità, ma non si spiega mai il perché, quale sia il vantaggio. Qual è il valore teologico della disabilità? Se non si intercetta questo passaggio logico non si riesce a rileggere ciò che succede di bello nella propria vita. Un cammino che ha come primo passo di partenza l’accorgersi chi manca. Se c'è una percentuale nel mondo scolastico di alunni disabili, perché non c'è uguale nel catechismo o nella Messa domenicale, nel Consiglio pastorale, nella corale?». Il passo successivo è: «L'invitare fino al prendersi cura ed anche farsi carico anche con un progetto economico per la comunità. Quel che mi preoccupa di più non è fare le rampe di accesso o mettere gli elevatori elettrici, ma che idea diamo di Dio quando i nostri luoghi o le nostre attività non sono accessibili a tutti?». La tappa finale è «L'appartenenza in cui non si capisce chi è il soggetto agito e chi agisce. Quando dico “Tu mi appartieni” chi è il soggetto e chi è l'oggetto? Quando la persona disabile appartiene alla comunità allora sì che possiamo parlare davvero di inclusione». Un Approccio applicabile a tutti: «Di recente ho disegnato una road-map per i Consigli comunali inclusivi delle città. A volte faccio interventi con gli alunni delle scuole dove non faccio una lezione di religione, ma metto al centro la debolezza partendo dalla loro. Il nostro compito è sconfiggere la tirannia della normalità: atteggiamento che blocca il vivere civile, l'urbanistica delle città, ma anche tante azioni pastorali».

Nel libro introdotto da Franca Olivetti Manoukian e chiuso con la postfazione di don Mario Stefano Antonelli Vicario Episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede, non c'è nessuna condanna. «Credo che non serva a nulla denunciare alcuni comportamenti di quel prete, o quella religiosa, quanto invece serva trovare i modi per condurre tutti e ciascuno alla scoperta del tesoro nascosto nel campo apparentemente infruttuoso della disabilità. Il mio libro vuole offrire strumenti che si possono tradurre con pazienza e con sapienza in fatti concreti di felici accoglienze. Per capire cosa succede nel cuore del parrocco che davanti alle grida del bimbo autistico chiede di portarlo fuori da Messa, non serve una condanna o la rabbia. Serve comprendere quanto quelle grida solchino profondamente le nostre anime. Dobbiamo capire chi è incapace tra noi due di portare la disabilità. Forse davvero sono io che non ti so accogliere e non conoscono la vera fragilità di Dio. Il Crocifisso invece incarna la fragilità, ma spesso preferiamo evitarla. Ecco perché la disabilità ci rende umani: perché ci da l'occasione di essere fragili e così riscoprirci profondamente umani».

Rispetto alle polemiche di chi dice che oggi non festeggerà questa giornata perché il nuovo DPCM nuovamente penalizza i disabili commenta: «Mi dispiace che ci si divida proprio in questo momento. Ad esempio, io lavoro nella grande rete sociale di “Inimmaginabili risorse” che unisce più di duecento realtà e posso testimoniare il tentativo di tutti a continuare a navigare insieme nonostante la tempesta. Rispetto ai ricongiungimenti con i parenti ci sono le autocertificazioni con cui si può essere raggiunti dai congiunti. Dico che bisogna stare attenti perché la disabilità genera in sé anche tanta rabbia. Però penso sempre a Roberto, alla sua e nostra storia e a quanti passi avanti sono stati fatti in questi anni. Oggi mi sento soprattutto di valorizzare il bene e tutto quel che si è fatto, si sta facendo e le buone prassi di inclusione che già ci sono. Certo che tanto si può e si deve ancora fare, ma non è gridando che faremo udire la nostra voce». E conclude: «Il messaggio che più mi sta a cuore è: se non capisco cosa possono fare i disabili per me, allora non saprò mai cosa di buono posso fare io per loro. Se mi abbandono al peggio di me, loro periranno. Se estraggo la mia parte migliore staremo bene insieme».

La disabilità ci rende umani. Dieci passi per una comunità inclusiva

€ 18,00 € 17, 10 -5% Editore: IPL Collana: Pietre vive Pubblicazione:28/07/2020 Pagine:176 Formato:Libro in brossura ISBN: 9788878364899 vota, segnala o condividi Dove sono le persone con disabilità, quelle più fragili, nella vita ordinaria delle nostre comunità cristiane? La Chiesa è davvero "madre di tutti"?

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