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lunedì 26 febbraio 2024
 
IRAN
 

La violoncellista Leila Shirvani in campo per la libertà: «Il messaggio potente della musica»

16/10/2022  Di origini anglo-persiane, classe 1992, una carriera già all’apice del successo, vive in Italia sperando di vedere il Paese dei suoi. Il sogno s'indebolisce. «Quattro anni fa è morta la nonna che ho conosciuto solo via Skype. Lei attendeva un visto per uscire dall’Iran, noi non potevamo andare a trovarla perché rischioso. Non sono riuscita a conoscere le mie radici a causa del regime»

Incredula, ma determinata a proseguire il sostegno per chi protesta in nome della libertà in Iran. È Leila Shirvani, giovane violoncellista di origine anglo-iraniana, una carriera già all’apice del successo internazionale, che non ha esitato a metterci la faccia. Dall’Italia, dove vive, ha sempre sperato di vederlo questo Paese, il papà ha sempre confidato che prima o poi si sarebbero create le condizioni. Invece il sogno si indebolisce. “Quattro anni fa è morta la nonna che io ho conosciuto solo via skype – racconta - comunicavamo tutte le domeniche. Lei era in attesa di un visto per uscire dall’Iran, noi ovviamente non potevamo andarla a trovare perché sarebbe stato troppo rischioso. Non sono riuscita a conoscere le mie radici a causa di questo regime terribile”. Si è così ritrovata davanti all’ambasciata, in prima linea a manifestare per i diritti: “Noi abbiamo cugini, amici, parenti in piazza in Iran che stanno veramente rischiando la vita. In tanti stanno morendo come se fossero mosche. Ciò che pesa sulle nostre spalle è la non certezza: ce la faranno veramente, una volta per tutte?”.

Leila si spinge oltre a chiedersi: “Gli Stati occidentali riusciranno davvero a ricompattarsi e a mettere i diritti umani di fronte a quelli economici e a tagliare ogni ponte affinché questo regime cada? Oppure, tra qualche tempo sarà tutto come prima o forse peggio? E queste persone saranno morte per niente? Questo pensiero che non ci fa dormire la notte”. La musicista ammette di parlare da un punto di vista privilegiato, in quanto cittadina italiana, eppure non può che essere solidale. Ricorda il nonno, che era direttore del teatro dell’Opera, esiliato, non è mai più potuto tornare. “Mio padre ha perso tutto. Una situazione veramente surreale”. La mente va alle cugine che scrivono alla sua famiglia con messaggi “l’Iran si sta liberando, presto ci vedremo”. Le comunicazioni sono però intermittenti per i severi controlli governativi all’uso di internet.

Sente di definirla primavera questa stagione iraniana? “Faccio molta fatica a capire davvero cosa stia succedendo e a definirla ‘primavera’. Siamo tutti molto perplessi perché avremmo gradito che la politica estera si esprimesse in maniera più chiara e più ampia”, denuncia Leila. Intanto lei va avanti, usando la musica e l’arte, proprio ciò che l’Iran ha voluto inibire – precisa – cancellando un patrimonio culturale millenario: “Una donna in Iran non si può esibire da solista, non può cantare”. È da molto tempo, ben prima che esplodesse il movimento di riscatto iraniano, che Leila e sua sorella Sara, pianista, si sono esibite in concerti in cui hanno voluto inserire sempre almeno un brano persiano per dedicarlo alle donne iraniane. Ora stanno lavorando a un programma, Persepolis, un ponte tra oriente e occidente: “un omaggio a una terra che non abbiamo mai conosciuto ma che tanto ci appartiene”. 

 
 
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