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venerdì 21 giugno 2024
 
Vaticano
 

Israele e Palestina, tacciano le armi, che torni la pace

07/06/2024  Papa Francesco prega silenziosamente ai piedi dell'ulivo piantato dieci anni fa nei giardini vaticani dal presidente israeliano e da quello palestinese. E invoca la tregua, il rilascio degli ostaggi e due Stati che possano vivere in concordia

Sembrano essersi chiusi irrimediabilmente gli spiragli per una soluzione del conflitto israelo-palestinese che si intravedevano dieci anni fa. Eppure il Pontefice, nell’anniversario dell’Invocazione per la Pace in Terra Santa, non smette, ostinatamente, di invocare la fine della guerra. Insieme con gli ambasciatori di Israele e Palestina, dell’Ucraina e della Russia, di una ventina di cardinali, ha voluto ricordare «l’allora Presidente dello Stato d’Israele, il compianto Shimon Peres, e il Presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas» che «accettarono il mio invito a venire qui per implorare da Dio il dono della pace. Poche settimane prima ero stato pellegrino in Terra Santa e proprio lì avevo espresso il grande desiderio che i due si incontrassero, per compiere un gesto significativo e storico di dialogo e di pace. Porto nel cuore tanta gratitudine al Signore per quel giorno, mentre conservo il ricordo di quell’emozionante abbraccio che i due Presidenti si scambiarono, anche alla presenza di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico, e dei rappresentanti delle comunità cristiane, ebraiche e musulmane provenienti da Gerusalemme», dice il Pontefice ricevendo le delegazioni nei giardini vaticani. Lì dove era stato piantato un albero di ulivo oggi si fa memoria di quell’evento. E lo si fa mentre «da mesi ormai assistiamo a una crescente scia di ostilità e vediamo morire sotto i nostri occhi tanti innocenti. Tutta questa sofferenza, la brutalità della guerra, le violenze che essa scatena e l’odio che semina anche nelle generazioni future dovrebbero convincerci che “ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”». Per questo, continua il Pontefice, «invece che illuderci che la guerra possa risolvere i problemi e portare alla pace, dobbiamo essere critici e vigilanti verso un’ideologia oggi purtroppo dominante, secondo cui “il conflitto, la violenza e le fratture fanno parte del funzionamento normale di una società”».

Il Papa denuncia «le lotte di potere tra i diversi gruppi sociali, gli interessi economici di parte, gli equilibrismi politici internazionali che mirano a una pace apparente, fuggendo dai problemi reali» e spiega che, «in un tempo segnato da tragici conflitti», c’è, invece «bisogno di un rinnovato impegno per edificare un mondo pacifico». E a tutti, credenti e non credenti, continua a dire: «Non smettiamo di sognare la pace e di costruire relazioni di pace!»

Confessa di pregare ogni giorno per la fine della guerra, di pensare ai cristiani, agli ebrei e ai musulmani. E chiede che ci sia un cessate il fuoco e che siano liberati gli ostaggi, che la popolazione palestinese sia protetta e riceva tutti gli aiuti umanitari necessari, che gli sfollati possano presto veder ricostruite le proprie case. E poi ricorda «quei palestinesi e israeliani di buona volontà che, tra le lacrime e le sofferenze, non smettono di attendere nella speranza l’arrivo di un giorno nuovo e si adoperano ad anticipare l’alba di un mondo pacifico in cui tutti i popoli “spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”». Ma perché si arrivi a una pace duratura, «dove lo Stato di Palestina e lo Stato d’Israele possano vivere l’uno accanto all’altro» tutti dobbiamo lavorare e impegnarci, esorta papa Francesco. Bisogna abbattere «i muri dell’inimicizia e dell’odio» e far sì che Gerusalemme «diventi la città dell’incontro fraterno tra cristiani, ebrei e musulmani, tutelata da uno statuto speciale garantito a livello internazionale».

E allora il Papa, come dieci anni fa chiede di rinnovare la preghiera, anzi la supplica di pace, «di far crescere ancora l’ulivo che quel giorno abbiamo piantato: è già diventato forte e rigoglioso, perché è stato riparato dai venti ed è stato annaffiato con cura. Allo stesso modo, dobbiamo chiedere a Dio che la pace possa germogliare nel cuore di ogni uomo, in ogni popolo e Nazione, in ogni lembo di terra, al riparo dai venti di guerra e innaffiato da coloro che ogni giorno si impegnano a vivere nella fraternità». Ricorda l’incontro a Verona dei due papà «un israeliano e un palestinese, che si sono abbracciati davanti a tutti. Di questo hanno bisogno Israele e Palestina: di un abbraccio di pace!».

E infine ripete le parole di dieci anni fa, la preghiera rivolta al «Signore Dio di pace» perché ascolti la nostra supplica:

«Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite... Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace.

Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra!

Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen».

 
 
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