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martedì 27 febbraio 2024
 
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L'ordine torna a Brasilia, ma il Paese resta spaccato

09/01/2023  Centinaia di arresti dopo l'assalto dei sostenitori dell'ex presidente brasiliano Bolsonaro ai palazzi delle istituzioni. Lula condanna l'attacco compiuto da "vandali e fascisti".

L’8 gennaio 2023 a Brasilia come il 6 gennaio 2021 a Washington. Il copione è identico. I seguaci di un presidente populista sconfitto alle elezioni, in questo caso Jair Bolsonaro,  attaccano i palazzi delle istituzioni nella capitale, devastando i locali e sfregiando la democrazia. Il Brasile ha vissuto ore drammatiche e l’ordine nella capitale tornato solo dopo molte ore. A differenza di quanto era accaduto a Washington nel 2021, questa volta a Brasilia i palazzi del potere erano vuoti: il Palácio do Planalto (sede della Presidenza della Repubblica del Brasile), il parlamento e la sede della Corte Suprema. Era domenica e il presidente Lula, in carica dal 1° gennaio, si trovava con alcuni ministri ad Araraquara, una città colpita da un’alluvione. Lula ha condannato l’attacco, definito “vandalico e fascista”. Tornato a Brasilia, Lula ha visto di persona i danni provocati dai manifestanti.

Bolsonaro invece era in Florida. Non ha fatto come Donald Trump, che il 6 gennaio 2021 aizzò i manifestanti all’assalto di Capitol Hill. Anzi, Bolsonaro ha condannato le violenze. "Le manifestazioni pacifiche, secondo la legge, fanno parte della democrazia. I saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come quelli di oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono illegali”, ha detto l’ex presidente.

Dopo diverse ore di caos, la polizia ha ripreso il controllo degli edifici invasi da centinaia di manifestanti anti-Lula e ha arrestato almeno 400 persone, mentre si continua a lavorare per identificare quanti hanno partecipato all’attacco. L'area era stata isolata dalle autorità. Ma i bolsonaristi, molti dei quali vestiti con le maglie gialle della squadra di calcio brasiliana, un simbolo di cui si sono appropriati, sono riusciti a sfondare i cordoni di sicurezza. Hanno causato danni considerevoli.

I manifestanti sono riusciti ad arrivare nei palazzi delle istituzioni grazie anche alla connivenza o comunque al non intervento degli apparati di sicurezza.

Il giudice della Corte Suprema Federale Alexandre de Moraes (un conservatore che però ha sempre difeso le istituzioni dalle iniziative più destabilizzanti di Bolsonaro) ha ordinato la rimozione del governatore del Distretto federale di Brasilia Ibaneis Rocha per un periodo di 90 giorni. "La violenta escalation di atti criminali è circostanza che può verificarsi solo con il consenso, e anche l'effettiva partecipazione, dalle autorità competenti per la sicurezza pubblica e l'intelligence", ha affermato Moraes.

Le teorie di un complotto, secondo il quale le elezioni presidenziali in Brasile sono state truccate  a danno  di Bolsonaro sono circolate online  tra i suoi sostenitori per settimane, nel periodo precedente a quanto accaduto a Brasilia. Le elezioni presidenziali si sono svolte in due turni, il 2 e il 30 ottobre del 2022. Al primo turno nessuno dei due candidati ha superato il 50 per cento dei voti, al secondo turno Lula ha vinto con il 50,90 per cento, mentre Bolsonaro si è fermato al 49,10 per cento. Lula è entrato in carica per il suo terzo mandato (non consecutivo) il 1° gennaio, in una cerimonia disertata dal suo predecessore.

“I fatti di ieri”, spiega Tiziano Breda, ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) esperto di America Latina, “evidenziano che il governo Lula non solo deve far fronte a un paese profondamente polarizzato e spaccato, dove un’ala più oltranzista dei sostenitori di Bolsonaro sembra disposta a tutto pur di ostacolarne le funzioni e magari rovesciarlo. Di fatto questa polarizzazione sembra riflettersi anche in  alcune istituzioni. Una parte delle forze di sicurezza, soprattuto la polizia militare, non avrebbe compiuto  il suo dovere  per evitare l’assalto alle istituzioni dell’8 gennaio. Quindi c’è il rischio  che questa situazione di instabilità si protragga nel tempo. Questo rischio è alimentato dall’ambiguità di Bolsonaro e dalla veemente condanna di Lula, che ha usato termini molto forti nei confronti dei manifestanti. Questo clima alimenterà le tensioni e c’è il rischio che nuovi tumulti sociali possano accompagnare il governo Lula  anche nei prossimi mesi”.

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Brasilia come Capitol Hill
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