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giovedì 23 settembre 2021
 
la storia
 

La Basilica di Superga affidata ai giovani del Sermig

01/08/2021  Il gruppo missionario fondato da Ernesto Olivero custodirà la grande chiesa mariana che sorge sulla collina torinese, un luogo denso di storia, memorie, simboli. L’ingresso ufficiale il 2 agosto, alla presenza dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia

La novità era nell’aria da settimane. Ora c’è anche l’ufficialità. Sarà il Sermig, il gruppo missionario fondato da Ernesto Olivero, a custodire la Basilica di Superga, la grande chiesa mariana che sorge sulla collina torinese, un luogo denso di storia, memorie, simboli. Negli ultimi 57 anni l’edificio sacro è stato affidato all’ordine dei Servi di Maria, che vi ha garantito, tra l’altro, una costante presenza liturgica. Da alcuni mesi, però, tra crisi di vocazioni e problemi gestionali, l’Ordine aveva dichiarato di non essere più nelle condizioni per sostenere il gravoso impegno. Si era così aperto un periodo d’incertezza, che aveva fatto perfino temere la chiusura della basilica. Invece, la Diocesi di Torino, l’Agenzia del Demanio e la Soprintendenza delle Belle Arti hanno deciso di coinvolgere il Sermig, assicurando alla chiesa una nuova vita.

Con i suoi 75 metri di altezza, la basilica di Superga, che svetta sull’omonima collina, dominando Torino, è uno tra gli ex voto più grandi della storia. Le sue origini risalgono al 1706, negli ultimi giorni del tremendo assedio franco-spagnolo ad opera delle truppe di Luigi XIV, una pagina impressa in modo indelebile nella memoria dei Torinesi, che tuttora ne ricordano figure mitiche e atti eroici (uno su tutti, il sacrificio del soldato Pietro Micca). Durante uno degli ultimi giorni d’assedio, il duca Vittorio Amedeo II di Savoia, con il cugino Eugenio di Savoia-Soisson, salì sul colle per scrutare il campo di battaglia. Le forze nemiche erano in netta superiorità numerica e la città ridotta allo stremo.

Secondo la tradizione, il duca si inginocchiò in una chiesetta, davanti a una statua lignea della Madonna, tuttora conservata, promettendo che in caso di vittoria dei Piemontesi avrebbe fatto erigere, in quel luogo, una grande basilica per la Vergine. E così accadde.

Progettata dal geniale architetto di corte Filippo Juvarra, la chiesa divenne presto custode di alcune tombe reali di Casa Savoia. Oltre a Vittorio Amedeo II, vi riposano, tra gli altri, re Carlo Alberto (passato alla storia per il suo Statuto del 1848) e Vittorio Emanuele I. L’ultimo a esservi tumulato (lo scorso 1° luglio) è stato Amedeo di Savoia-Aosta.

Luogo di preghiera e di memorie, oggi Superga è meta di continue visite, per le sue caratteristiche storico-artistiche, ma anche per la vista impareggiabile che si gode da lassù. Tra i tanti, arrivano numerosi sportivi e appassionati di calcio, poiché lì, nel 1949, si consumò il tragico incidente aereo che segnò la fine del Grande Torino. È di questo luogo così denso e stratificato che il Sermig si appresta a prendersi cura.

«Siamo commossi e onorati per questo nuovo servizio che ci viene affidato» commenta il fondatore, Ernesto Olivero. «Entreremo in punta di piedi a Superga, rispettandone la storia, il valore che ha per tante persone. Ringraziamo i Servi di Maria per la cura pastorale di questi anni e chi adesso ci ha dato fiducia». Il gruppo missionario sarà presente con i suoi membri, tra cui alcuni sacerdoti, che assicureranno le celebrazioni eucaristiche e la cura spirituale per quanti saliranno in basilica. Rimarranno attive anche le strutture ricettive per l’accoglienza dei pellegrini. Inoltre nasceranno vari progetti per la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e spirituale che il luogo custodisce. E la chiesa, nata da una battaglia, pur restando fedele alla sua storia, diventerà un emblema di pace e accoglienza.

L’ingresso ufficiale avverrà lunedì 2 agosto, alla presenza dell’Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia. Per il Sermig si tratta di una data dal forte valore simbolico. Era infatti il 2 agosto del 1983, quando il gruppo missionario entrò per la volta nei locali, allora abbandonati, dell’ex arsenale militare di Torino. Ora quel luogo, completamente rimesso a nuovo, si chiama Arsenale della Pace: è un’oasi di fraternità, una casa per gli ultimi, ma anche uno spazio di preghiera, formazione e incontro, da cui si sondano oltre 3.700 progetti di sviluppo in 155 Paesi del mondo.

 
 
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